Innovatori PA

13 Maggio 2009, nell’ambito del Forum PA si svolge il tanto atteso BarCamp Innovatori PA, e già dalle prime battute non si scherza.
In uno dei taovoli Ernesto Belisario introduce il tema che diverrà dominante in tutta la sala: Il processo all’arretratezza della Pubblica Amministrazione Digitale. Il tavolo si presenta subito ben assortito, vedendo oltre a Ernesto, la partecipazione di Elio Guarnaccia e dell’inesauribile Flavia Marzano in qualità di avvocato difensore.
E’ presente anche un testimone dell’accusa, si tratta dell’ avvocato Giovanni Battista Gallus che è anche consigliere comunale di una piccola città sarda, e tutti i giorni si trova a fare i conti molto da vicino con l’arretratezza della cosa pubblica.

Il processo ha inizio e la domanda fondamentale taglia subito le gambe ad ogni possibilità di difesa: La Pubblica Amministrazione Digitale.. Chi l’ha vista?
Quindi i servizi di Pubblica Amministrazione Digitale ci sono o no? C’è chi al tavolo ripete che ci sono, quindi il problema sarebbe meramente organizzativo, ma anche comunicativo a mio avviso. Il cittadino medio, è al corrente dei servizi di cui ha diritto ed dei modi in cui vengono erogati?
Innanzitutto si tratta di considerare l’estensione del significato del termine Digitale: non si tratta solamente di fornire servizi online, ma anche via telefono cellulare, ma a questo punto principalemnte tramite il media più diffuso che rimane pur sempre la televisione tradizionale.
Immaginiamo a chi sono rivolti i servizi della Pubblica Amministrazione, immaginiamo un anziano, difficilmente potrà accedere a dei servizi digitali agilmente se non avrà prima una spiegazione in termini molto semplici da un “media amico” , che può essere ad esempio la tv, a cui è abituato, e con cui condivide magari più momenti delle sue giornate.

Qui il punto della situazione secondo il Sole 24 Ore.

Nella galassia rarefatta dei servizi offerti dalla P. A. esistono siti internet, pubblicazioni cartacee come la Gazzetta Ufficiale, e sportelli più o meno noti che si inseriscono in maniera capillare nel territorio, ma a mio avviso ciò che si avverte è un senso di dispersione, di divisione tra un ente ed un altro, di allungamento e complicazione del procedimento amministrativo, per dirla in senso più o meno giuridico, di una enorme Conferenza di Servizi che rende il tutto più complicato.
In fondo se ragioniamo in termini di immagine, gli organi della P.A. sono molteplici, ma la stessa fa capo ad un’unica figura, che è quella dello Stato, quindi riunire sotto un’unica entità la gamma di servizi al cittadino, ma anche il back office, i sistemi informativi e i database della P.A. non sembra una strada troppo tortuosa da percorrere.

Flavia Marzano a proposito del lato back office della P.A. fa notare che una collaborazione organizzata e sistematica del procedimento amministrativo tenderebbe anche ad unificare ed armonizzare il lavoro dei singoli uffici, fino alle singole persone evitando di fare 100 volte lo stesso tipo di lavoro, lo stesso tipo di attività. Un risparmio netto sia in termini di tempo che di effettiva produttività, elevato al numero dei dipendenti di ogni singolo dicastero.

Ernesto Belisario a proposito del Codice non ha dubbi, in questo post e al tavolo, lo definisce in questo modo:

Non credo di esagerare se scrivo che il Codice dell’Amministrazione Digitale è una delle norme meno applicate e conosciute dell’intero ordinamento giuridico italiano.

Ovviamente la natura giuridica dei procedimenti e dell’organizzazione della P.A. prende il sopravvento, e non si può evitare di parlare del Codice dell’ Amministrazione Digitale, emanato con Decreto legislativo del 7 marzo 2005, n. 82, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 111 del 16 maggio 2005, a seguito della delega al Governo contenuta all’articolo 10 della legge 29 luglio 2003, n. 229 (Legge di semplificazione del procedimento amministrativo 2001).

E dalla discussione emerge che l’aggettivo che meglio descrive il CAD è uno: di fatto, abrogato!

Sempre Enrico su Pubblica Amministrazione .net prosegue:

Negli ultimi anni il processo di informatizzazione della Pubblica Amministrazione ha conosciuto un’altalena fatta di roboanti annunci di innovazione, cospicui investimenti a cui è corrisposta quasi sempre la delusione delle aspettative suscitate.

Non sorprende, quindi, che recenti ricerche evidenzino come, nonostante la diffusione delle ICT sia sempre più capillare, l’attività amministrativa continui ad essere saldamente legata al “cartaceo” e che è scarsa la penetrazione dei servizi on line della PA.

Quindi, chi dovrebbe vigilare sull’attuazione della politica intrapresa da un determinato Governo? Questa domanda può essere posta in un altro modo, chi ha l’onere di un monitoraggio sulla P.A. ?
Il cittadino è ben lontano dall’avere un resoconto effettivo dei processi interni alla P.A., ha una risorsa a sua tutela chiamata Tribunale Amministrativo Regionale (per gli amici Tar) le cui procedure attengono ad interessi meramente personalistici ed economici del cittadino nei confronti della P.A. non certo all’erogazione di servizi efficienti o alla digitalizzazione di quest’ultima.

Il dubbio sale tra tutti gli intervenuti al processo: il cittadino vuole un più stretto contatto con la P.A.? Necessita di questo?
Guardandomi intorno vedo persone che hanno scritto, hanno postato presentazioni su Slideshare, si sono presi l’onere di introdurre temi e snocciolarli insieme a tutti gli altri iscritti, ma tutti con un comune denominatore, la voglia di migliorare, di raddrizzare ciò che non va, di mettersi in gioco, o più semplicemente di spremere i propri cervelli per produrre qualcosa di positivo. Ma non saremo un gruppo troppo elitario?
Non ne faccio questioni di caratura intellettuale o culturale, ai tavoli c’era gente diversissima come curriculum e studi, ma a livello di intraprendenza, di voglia di fare, di visione del futuro.
Con questa mia considerazione non voglio togliere niente a nessuno, per carità, ma certe volte ad essere innovatori ci si sente un pò soli…

Ma perchè vengono introdotte quelle poche e insufficienti innovazioni?
Un’altra domanda interessante, e la risposta viene accolta da ampi consensi: le innovazioni vengono introdotte solo per ridurre i costi e non per migliorare l’efficienza e quindi il servizio finale al cittadino. E’ lo stessa forma mentis adottata intorno agli Anni ’80, sfortunatamente ci si illude che i tempi siano cambiati.
Spesso i progressi vengono visti come ulteriore burocrazia a carico delle amministrazioni centrali e non come tesi al miglioramento della qualità del servizio erogato. Cosa che a mio avviso si rifletterebbe anche in termini di immagine sulle stesse amministrazioni secondo un procedimento molto semplice che ricorda molto da vicino il concetto di buzz marketing:

Impiegato della P.A. —> Contento del suo lavoro, della semplificazione delle pratiche e dei procedimenti, meno lavoro ma di qualità.

Impiegato della P.A. —> Comincia a parlare bene del suo lavoro con famigliari, amici e conoscenti.

Risultato —> Miglioramento dell’immagine della P.A. , maggior fiducia dei cittadini nei confronti della P.A. maggior fiducia nella politica, maggior fiducia nello Stato, i cittadini si avvicinano alla P.A. con occhi diversi e sicuramente meno preoccupati.

Moltiplicare il tutto per ogni impiegato della P.A. italiana, gran bel risultato!

All’interno del tavolo, c’è chi solleva un vizio di forma a proposito della definizione di P.A. Digitale, che viene subito accolto dal giudice 2.0 : non possiamo parlare di P.A. Digitale come di un ente diviso dal concetto unificante di Pubblica Ammnistrazione, a mio avviso un processo di semplificazione e che tenda all’efficacia debba necessariamente cercare di unire invece di creare compartimenti stagni, così come affermavo più sopra.

Immaginiamo a questo punto un portale unificato ed ufficiale dello Stato che raggruppi in sè ogni servizio P.A. questa volta veramente contemporaneo e digitalizzato, a questo punto bisognerebbe creare una sorta di “autostrada digitale” per condurre il cittadino su tale portale. E se il cittadino non avesse interesse nel farlo?
Dove si trovano i cittadini italiani digitalizzati attualmente?

Su Facebook!
Qui i dati di Vincenzo Cosenza ( guarda anche i suoi post correlati per una panoramica d’insieme)

Quindi si tratterebbe di portare la P.A. dove sono i cittadini e non viceversa, come propugna anche Giovanni Battista Gallus, sia al tavolo che durante una piacevole chiacchierata su politica e social media durante la pausa caffè.

Alla fine, dopo un’arringa veemente dell’ accusatore principale, Ernesto Belisario, la difesa cede ed il giudice CONDANNA la P.A. a rimettersi al passo con i tempi, a modernizzare i procedimenti e a digitalizzarsi.

E visto che sia il processo che la giuria sono 2.0 l’intento è quello di produrre un progetto comune NELL’ APPOSITO GRUPPO sul Network Innovatori PA, che possa essere proposto “dal basso” alla P.A. sperando in un qualcosa di positivo.

Il BarCamp continua online…

( image credit: Comune di Tarzo – TV )

BarCamp Innovatori PA : La Pubblica Amministrazione è Colpevole !

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  • http://www.technicoblog.com Giorgio

    Grazie a voi di aver dato vita ad un evento così sentito e partecipato. Continuiamo a fornire contributi!

  • http://www.webeconoscenza.net gigicogo

    Ho aggiornato il racconto con il link a questo post:
    http://www.webeconoscenza.net/2009/05/14/lentusiasmo-del-fare/
    Grazie dell’impegno che ci avete messo!

  • http://www.technicoblog.com Giorgio

    Lo stesso sogno che abbiamo tutti, su migliaia di argomenti. Sono perfettamente d’accordo con te Attilio, su tutto!
    Grazie per il contributo!

  • Attilio A. Romita

    C’era pure una Parte Civile che ha cercato di fomentare la discussione ricordando che le Leggi per indirizzare una Innovazione della PA, digitale o no, ci sono (CAD del 2005, ma anche DPR 445 su documentazione Amministrativa del 2000) e vengono continuamente disattesi con speciose scuse sulla redazione dei regolamenti. Non sono un Avvocato e forse uso temini non esatti, ma alla condanna “per insolvenza fraudolenta della PA” chiedo ance la condanna per “violazione palese dei doveri d’ufficio”. Se fossimo in un paese governato da diritto abitudinario forse la condanna si potrebbe trasformare il un allontamento forzato di tutti quelli che nella PA hanno avuto compiti direttivi e non hanno saputo assolvere agli obblighi che le leggi non hanno rispettato.
    Ho concluso il mio intervento al dibattito con la frase del poeta “le leggi son, ma chi pon mano ad esse”. Ho un sogno: non vorrei più ripetere questa citazione poetica.
    Attilio A. Romita