La Ferrari conquista il primo posto sul web. Dove il brand del Cavallino - secondo una ricerca condotta nei mesi scorsi dai Reputation manager di Act Value specializzati nell’analisi delle opinioni degli utenti sulla Rete e nella misurazione delle Reputazione online con un software proprietario di analisi semantica - gode di un appeal elevatissimo fra gli internauti. [click to continue...]
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Comunicazione
Newcomm.eu - Mi copi il blog e mi minacci anche
Tempo fa ricevo una visita da un blog mai sentito, così preso dalla curiosità, vado a dare un’occhiata, come mia abitudine. Il blog in questione è all’url www.newcomm.eu (non ti linko neanche) che si definisce “Tecnologie della Comunicazione”. [click to continue...]
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La giornata dello Spam di Generazione Italia su Facebook
Oggi è la giornata nazionale di spamming di Generazione Italia su Facebook, la neonata associazione/partito/gruppetto che Fini ha messo su per diventare il prossimo Cavaliere proprio non molla l’osso.
In barba alla profilazione degli utenti, è da stamattina che sono bombardato da inviti su inviti per diventare fan di ogni tipo di pagina collegata a Generazione Italia, da chi se ne sta occupando su Facebook. In più, visto che la suddetta associazione sta provvedendo a istituire circoli territoriali, gli inviti che mi sono arrivati riguardano ogni anfratto o regione d’Italia. [click to continue...]
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Svelato il mistero di Salvatore Siciliano, il suicida del web
“Salvatore Siciliano sono io. Ma sono anche Alessandro Rossi, la mente dei misteriosi gruppi pro-Berlusconi nati su Facebook in una notte dopo l’aggressione di Tartaglia. Sono un web marketing manager, ma sono anche un manipolatore della rete che lavora da anni sul web con decine di nomi diversi”. A parlare, dopo mesi di interrogativi, è Salvatore Cobuzio, classe 1978 di origine siciliana, controverso autore del libro “Il testamento di Salvatore Siciliano”, Fazi Editore, un caso mediatico preceduto da una potente campagna virale. [click to continue...]
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Shoot for Change all’ Ignite @ Antù
Nel corso dell’ultima derata Ignite @ Antù ho avuto il piacere di assistere alla presentazione del progetto Shoot for Change, fatta da Antonio Amendola, vi ripropongo il video perchè credo sia un progetto di cui il Paese intero dovrebbe andare orgoglioso.
Nato poco tempo fa a Roma, sta conquistando sempre più terreno su scala mondiale.
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Ho regalato un account Twitter
Bhè non credo sia esattamente il tipo di regalo che uno si aspetta, di quelli belli, di valore, e di un certo rilievo, ma in fin dei conti si può benissimo inserire nella categoria dei regali utili che ogni tanto si ricevono. L’ho regalato ad una persona non perchè credo ne abbia bisogno, ma perchè sono convinto che avere Twitter e saperlo usare possa rappresentare un modo decisamente valido per arrivare a tutta una serie di infromazioni di nicchia che altrimenti non verrebbero raggiunte se non attraverso i classici feed rss o aspettando in vano la stampa italiana. [click to continue...]
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Nuvole di Byte
Venerdi scorso ho partecipato, in qualità di relatore, alla presentazione del libro Nuvole di Byte di Alessandro Prunesti, edito da Edizioni della Sera, e devo dire che l’occasione ha gettato le basi per riflessioni molto interessanti. [click to continue...]
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La pagina del TG1 su Facebook, il malcontento degli italiani
Ormai sta diventando un caso eclatante, la misura esatta del malcontento degli italiani nei confronti dei contenuti del TG1. La pagina fan su Facebook del TG1 infatti, mal gestita e molto molto carente per quanto riguarda i contenuti, è divenuta un forum di discussione tra una moltitudine di italiani indignati.
La causa del malcontento è la scarsa qualità dei contenuti messi in onda dal TG1 quotidianamente, cosa a cui sto facendo caso anche io, perchè proprio poco tempo fa (edizione delle 20 del 12 Ottobre 2009) dopo aver riferito di notizie di cronaca, il passaggio della notizia dei Premi Nobel per l’economia ha avuto lo spazio di un breve e criptico annuncio da parte del conduttore in studio, per dare ampio spazio, con tanto di servizi approfonditi, ad un metodo di allenamento di una palestra di Roma che cerca di scimmiottare quello dei Marines e all’ennesima acquila cresciuta in cattività che fortunatamente ha imparato a volare da due umani.
Da un punto di vista più “da agenzia” c’è da chiedersi che stia dietro alla gestione della pagina su Facebook, visto che produce contenuti validi pari a zero, insiste nel postare solamente l’avviso delle edizioni online dei TG, e per di più, linkando sempre alla home del sito del TG1 e non allo streaming effettivo.
Se volete unirvi alle proteste, la pagina la trovate QUI
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C’era una volta la libertà di informazione in Rete
Riporto un articolo di Punto Informatico a firma di Guido Scorza riguardante il disegno di legge Pecorella-Costa che ha nei suoi obiettivi quello di equiparare blog e siti web alla carta stampata, facendoli soggiacere alla normativa relativa.
C’era una volta la libertà di informazione in Rete
Una proposta di legge per sottoporre alla disciplina sulla stampa tutti i siti Internet che abbiano natura editoriale. Qualsiasi cosa ciò significhi.
Roma - Il 14 settembre scorso è stato assegnato alla Commissione Giustizia della Camera un disegno di legge a firma degli Onorevoli Pecorella e Costa attraverso il quale si manifesta l’intenzione di rendere integralmente applicabile a tutti i “siti internet aventi natura editoriale” l’attuale disciplina sulla stampa.
Sono bastati 101 caratteri, spazi inclusi, all’On. Pecorella per surclassare il Ministro Alfano che, prima dell’estate, aveva inserito nel DDL intercettazioni una disposizione volta ad estendere a tutti i “siti informatici” l’obbligo di rettifica previsto nella vecchia legge sulla stampa e salire, così, sulla cima più alta dell’Olimpo dei parlamentari italiani che minacciano - per scarsa conoscenza del fenomeno o tecnofobia - la libertà di comunicazione delle informazioni ed opinioni così come sancita all’art. 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino e all’art. 21 della Costituzione. Con una previsione di straordinaria sintesi e, ad un tempo, destinata - se approvata - a modificare, per sempre, il livello di libertà di informazione in Rete, infatti, l’On. Pecorella intende aggiungere un comma all’art. 1 della Legge sulla stampa - la legge n. 47 dell’8 febbraio 1948, scritta dalla stessa Assemblea Costituente - attraverso il quale prevedere che l’intera disciplina sulla stampa debba trovare applicazione anche “ai siti internet aventi natura editoriale”.
Si tratta di un autentico terremoto nella disciplina della materia che travolge d’un colpo questioni che impegnano da anni gli addetti ai lavori in relazione alle condizioni ed ai limiti ai quali considerare applicabile la preistorica legge sulla stampa anche alle nuove forme di diffusione delle informazioni in Rete.
Ma andiamo con ordine.
Quali sono i “siti internet aventi natura editoriale” cui l’On. Pecorella vorrebbe circoscrivere l’applicabilità della disciplina sulla stampa?
Il DDL non risponde a questa domanda, creando così una situazione di pericolosa ed inaccettabile ambiguità.
Nell’Ordinamento, d’altro canto, l’unica definizione che appare utile al fine di cercare di riempire di significato l’espressione “sito internet avente natura editoriale” è quella di cui al comma 1 dell’art. 1 della Legge n. 62 del 7 marzo 2001 - l’ultima riforma della disciplina sull’editoria - secondo la quale “Per «prodotto editoriale» (…) si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici”.
Si tratta, tuttavia, di una definizione troppo generica perché essa possa limitare effettivamente ed in modo puntuale il novero dei siti internet definibili come “aventi natura editoriale”.
Tutti i siti internet attraverso i quali vengono diffuse al pubblico notizie, informazioni o opinioni, dunque, appaiono suscettibili, in caso di approvazione del DDL Pecorella-Costa, di dover soggiacere alla vecchia disciplina sulla stampa.
Ce n’è già abbastanza per pensare - ritengo a ragione - che nulla nel mondo dell’informazione in Rete, all’indomani, sarebbe uguale a prima.
Ma c’è di più.
Il DDL Pecorella Costa, infatti, si limita a stabilire con affermazione tanto lapidaria nella formulazione quanto dirompente negli effetti che “le disposizioni della presente legge (n.d.r. quella sulla stampa) si applicano altresì ai siti internet aventi natura editoriale”.
La vecchia legge sulla stampa, scritta nel 1948 dall’Assemblea Costituente, naturalmente utilizza un vocabolario e categorie concettuali vecchie di 50 anni rispetto alle dinamiche dell’informazione in Rete. Quali sono dunque le conseguenze dell’equiparazione tra stampa e web che i firmatari del DDL sembrano intenzionati a sancire?
Se tale equiparazione - come suggerirebbe l’interpretazione letterale dell’articolato del DDL - significa che attraverso la nuova iniziativa legislativa si intende rendere applicabili ai siti internet tutte le disposizioni contenute nella legge sulla stampa, occorre prepararsi al peggio ovvero ad assistere ad un fenomeno di progressivo esodo di coloro che animano la blogosfera e, più in generale, l’informazione online dalla Rete.
Basta passare in rassegna le disposizioni dettate dalla vecchia legge sulla stampa per convincersene.
I gestori di tutti i siti internet dovranno, infatti, pubblicare le informazioni obbligatorie di cui all’art. 2 della Legge sulla stampa, procedere alla nomina di un direttore responsabile (giornalista) in conformità a quanto previsto all’art. 3, provvedere alla registrazione della propria “testata” nel registro sulla stampa presso il tribunale del luogo ove “è edito” il sito internet così come previsto all’art. 5, aver cura di comunicare tempestivamente (entro 15 giorni) ogni mutamento delle informazioni obbligatorie pubblicate e/o richieste in sede di registrazione (art. 6), incorrere nella “sanzione” della decadenza della registrazione qualora non si pubblichi il sito entro sei mesi dalla registrazione medesima o non lo si aggiorni per un anno (art. 7), soggiacere alle norme in tema di obbligo di rettifica così come disposto dall’art. 8 che il DDL Pecorella intende modificare negli stessi termini già previsti nel DDL Alfano e, soprattutto, farsi carico dello speciale regime di responsabilità aggravata per la diffusione di contenuti illeciti che, allo stato, riguarda solo chi fa informazione professionale.
Sono proprio le disposizioni in materia di responsabilità a costituire il cuore del DDL Pecorella e converrà, pertanto, dedicargli particolare attenzione.
Cominciamo dalla responsabilità civile.
L’art. 11 della Legge 47/1948 prevede che “Per i reati commessi col mezzo della stampa sono civilmente responsabili, in solido con gli autori del reato e fra di loro, il proprietario della pubblicazione e l’editore”. Non è chiaro come il DDL Pecorella incida su tale previsione ma qualora - come appare nelle intenzioni del legislatore - con l’espressione “a mezzo della stampa”, domani, si dovrà intendere “o a mezzo sito internet”, ciò significherebbe che i proprietari di qualsivoglia genere di piattaforma rientrante nella definizione di “sito internet avente natura editoriale” sarebbero sempre civilmente responsabili, in solido con l’autore del contenuto pubblicato, per eventuali illeciti commessi a mezzo internet.
Fuor di giuridichese questo vuol dire aprire la porta ad azioni risarcitorie a sei zeri contro i proprietari delle grandi piattaforme di condivisione dei contenuti che si ritrovino ad ospitare informazioni o notizie “scomode” pubblicate dai propri utenti. Il titolare della piattaforma potrebbe non essere più in grado di invocare la propria neutralità rispetto al contenuto così come vorrebbe la disciplina europea, giacché la nuova legge fa discendere la sua responsabilità dalla sola proprietà della piattaforma. Si tratta di una previsione destinata inesorabilmente a cambiare per sempre il volto dell’informazione online: all’indomani dell’approvazione del DDL, infatti, aggiornare una voce su Wikipedia, postare un video servizio su un canale YouTube o pubblicare un pezzo di informazione su una piattaforma di blogging potrebbe essere molto più difficile perché, naturalmente, la propensione del proprietario della piattaforma a correre un rischio per consentire all’utente di manifestare liberamente il proprio pensiero sarà piuttosto modesta.
Non va meglio, d’altro canto, sul versante della responsabilità penale.
Blogger e gestori di siti internet, infatti, da domani, appaiono destinati ad esser chiamati a soggiacere allo speciale regime aggravato di responsabilità previsto per le ipotesi di diffamazione a mezzo stampa o radiotelevisione.
A nulla, sotto questo profilo, sembrano essere valsi gli sforzi di quanti, negli ultimi anni, hanno tentato di evidenziare come non tutti i prodotti informativi online meritino di essere equiparati a giornali o telegiornale.
Si tratta di un approccio inammissibile che non tiene in nessun conto della multiforme ed eterogenea realtà telematica e che mescola in un unico grande calderone liberticida blog, piattaforme di UGC, siti internet di dimensione amatoriale e decine di altri contenitori telematici che hanno, sin qui, rappresentato una preziosa forma di attuazione della libertà di informazione del pensiero.
Ci sarebbe molto altro da dire ma, per ora, mi sembra importante iniziare a discutere di questa nuova iniziativa legislativa per non dover, in un futuro prossimo, ritrovarci a raccontare che c’era una volta la libertà di informazione in Rete.
Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
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Blogging e giornalismo: intervista a.. me
Questa è un’ intervista che mi ha chiesto Nicoletta Angiolini, studentessa triestina che si sta laureando grazie ad una tesi sul Citizen Journalism ed i nuovi media. La pubblico sperando possa essere utile a chiunque altro.
Di cosa ti occupi? Quando nasce la tua passione per i blog?
Mi occupo di tutto ciò che riguarda il Web 2.0 ed i media sociali, lavorando sia in agenzia che su progetti del tutto personali, per ora in fase di gestazione ma che verranno alla luce a breve. La mia passione per la scrittura è innata, fin dai tempi del liceo ho scritto per varie testate, sia cartacee che online, quindi il blog è stata solo una conseguenza di una passione, per così dire, innata. La comunicazione attraverso la scrittura è un’esigenza per me, il blog come media è solo lo strumento che più mi piace utilizzare, è indipendente, autogestito e rappresenta anche il mio biglietto da visita online, al pari dei miei profili sui social netowrks, primo su tutti Linkedin.
Qual è la differenza tra un giornalista online e un blogger? Ci sono vari tipi di blog?
In effetti la differenza non dovrebbe esistere, si tratta di contenuti di varia natura messi online tramite una piattaforma, che poi questa piattaforma sia un blog o un giornale, poco importa. Almeno sulla carta è così, in pratica il blogger è più spigliato, più individualista, è più un animale sociale. Ultimamente vediamo i giornali prendere diversi spunti dai blog e vediamo sempre più spesso fare riferimento all’umore della blogosfera a proposito di determinati argomenti o avvenimenti, vediamo citazioni, riconoscimenti di autorevolezza, l’ultimo ostacolo da superare è la resistenza a linkare fonti della blogosfera, ma questo riguarda solo logiche di readership, in pratica i giornali hanno il timore di perdere lettori linkando a fonti esterne di nicchia.
Come definisci il citizen journalism?
Lo definisco a modo mio, lo definisco comunicazione, e quando la comunicazione diviene esigenza e necessità assistiamo a fenomeni molto interessanti. Lo sviluppo del Web 2.0 e la riduzione del digital divide ha avvicinato il cittadino alla rete e ai servizi, quali YouTube, Twitter, i blog, il resto è venuto da sè, il cittadino si è armato di cellulare e di blog, ha cominciato a scattare foto, fare video, scrivere e raccontare. Di base è un’esigenza del privato cittadino di far sentire la sua voce e di manifestare il proprio dissenso, sia nei confronti dei fatti accaduti, sia nei confronti dei media tradizionali che ancora stentano a “scendere in strada tra la gente”. Un esempio pratico è stato la copertura da parte della stampa italiana della rivolta seguita alle ultime elezioni in Iran, che consisteva nel raccontare cosa stessero scrivendo pochi coraggiosi iraniani su blog e Twitter, o cosa stessero uploadando su YouTube. Gli unici materiali di livello autoprodotti veramente sono stati editoriali su questioni geopolitiche o flashback dei tempi della Rivoluzione. Il resto era un susseguirsi di fonti locali che altro poi non erano che post di blog, tweets e video provenienti da YouTube.
In sintesi, il citizen journalism è il futuro, l’unica cosa che non capisco è cosa impedisce ad un giornalista di avere un blog, un account Twitter o per farla ancora più complicata, un account Friendfeed.
Tutto sarebbe più immediato, real time, in 140 caratteri o poco meno, gli articoli scritti sulla propria testata online sarebbero risindacati in breve tempo, il tutto incontrerebbe un bacino di fruizione più ampio. E’ da notare che c’è anche del marketing dietro questo discorso, ma nessuno sembra accorgersene in quel che si chiama mainstream.
Come si fa a coniugare il giornalismo classico con queste nuove forme di giornalismo proveniente dal basso? Il citizen journalism può essere considerato un pericolo per i giornalisti professionisti?
Non è un pericolo, è come una lezione da imparare, inevitabilmente i tempi, i media, i modi di comunicare si evolvono, è una regola di mercato che se il mercato si evolve chi resta indietro rischia di scomparire.
E’ lo stesso tipo di evoluzione che ha portato ad abbandonare la macchina da scrivere a favore dei pc.
Ora come ora il giornalista scrive il pezzo, che segue poi una filiera interminabile per poi finire sul giornale, la dotazione del giornalista a quanto pare è ancora il blocco e la penna, passando poi per l’avallo di un caporedattore, mentre il citizen journalist è molto più snello, anche in questo: scrive direttamente online da dispositivi mobili, fa foto, video, è multimediale, e posta tutto nei suoi spazi online, che siano blog o videosharing, non ha un caporedattore, il suo confronto è più diretto e la sua “vita o morte” è decretata da altre persone come lui.
Prendi quest’intervista e gli articoli che la precedono nel mio blog, nessuno al di sopra di me mi viene a dire di pubblicare questo o quello in base a giudizi di valore o di spessore culturale, il feedback proviene da chi legge i miei contenuti, dai miei contatti sui social netowork, da chi inoltra i miei articoli per farli leggere ai suoi amici, chi mi contatta via mail.
Questo tipo di feedback ha più valore, perchè il rapporto è più diretto, l’azione è più immediata. Anche Google ha pensato bene di implementare la Real Time Search, ma non certo per stare dietro alla monumentale filiera di pubblicazione dei giornali, ma per stare dietro a chi scrive sui blog o su servizi di microblogging, infatti è stato Twitter per primo ad implementare il Real Time sulla ricerca.
Come vedi il futuro dell’informazione? I quotidiani cartacei ci saranno ancora o ci informeremo solamente da Internet, per esempio dai cellulari di ultima generazione come l’iPhone?
Internet è più immediato, in certi casi più vero, inoltre il contatto con chi produce contenuti è molto più immediato e veloce, internet è il futuro dell’informazione che sarà sempre più libera e gratuita, e quindi molto difficile da monetizzare per giornali che non ricevono sovvenzioni statali. I devices che attualmente dominano il mercato hardware connetteranno sempre più persone alla rete, e perchè no, li allontaneranno dai contenuti cartacei a favore di quelli telematici. La chiave di volta sta nell’assottigliarsi del digital divide su scala mondiale, le nuove generazioni vengono definite Nati Digitali, e saranno queste a contribuire allo sviluppo della comunicazione della notizia. In futuro passeremo dalla macchina da scrivere al computer, per dirla in maniera metaforica.. è già successo, perchè dire che non succederà ancora?
In base al rapporto informazione: laurea in giurisprudenza = giustizia: laurea in giurisprudenza non pensi che per una questione di qualità il percorso di formazione professionale sia fondamentale? Oppure tutti possono fare informazione di qualità senza aver dato l’esame di stato in giornalismo?
Tutti possono essere bloggers o citizen journalists online, gli strumenti sono gratuiti e molto performanti, tutto sta a creare buoni contenuti, quindi, a ritroso, tutto deriva dalla preparazione culturale del blogger o del citizen. Il blog, come dicevo, è un biglietto da visita, una rappresentazione della propria cultura, del proprio sapere, ed è proprio in base a tutto ciò che viene decretato il successo di questo o quel blogger. In realtà molti bloggers, come me, si riconoscono nella categoria degli Edupunk, una definizione creata da Jim Groom tempo fa, rinvenibile su Wikipedia qui. Molti bloggers per dirla in italiano, si sono fatti da soli, in base ad un percorso culturale del tutto personale e questo si riflette nelle loro interazioni con la rete.
Poi certamente molti blog sono gestiti e portati avanti da professionisti del proprio settore con una laurea ed anni di esperienza lavorativa, e sono quelli ad assumere più valore perchè sono miniere di informazioni preziosissime per qualsiasi persona voglia intraprendere un percorso culturale o professionale similare.
Per fare l’ennesima critica al sistema del giornalismo tradizionale, l’esame da giornalista prevede un iter che farebbe ridere qualsiasi blogger: si tratta di scrivere, se non ricordo male, 75 articoli in un anno per una testata, farsi pagare le ritenute d’acconto e dare l’esame.
Il blogger segue un altro iter: avere un minimo di basi di programmazione, che ti permettono di avere il blog su un dominio tutto tuo, scrivere cose interessanti e in qualche modo di pubblica utilità, e non solo 75 articoli in un anno, ad esempio questo blog conta approssimativamente 260 articoli, scritti nel corso di un anno e qualche mese. Per quanto riguarda l’esame di stato, questo si svolge giornalmente tramite il confronto ed il feedback con i propri lettori, con chiunque approda su queste pagine.
La sfida è continua e non è fatta solamente di scrittura, ma anche di apprendimento, infatti portare avanti questo blog da tempo mi ha dato modo di imparare molto e di costruire passo passo la mia professione attuale.
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