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L’8 Maggio scorso, al teatro Ambra Jovinelli di Roma Current Tv è sbarcata in Italia coinvolgendo fin dalla presentazione i bloggers e tutti i potenziali Pod Makers, termine che richiama i Pods, ovvero i video prodotti dagli utenti che, se ritenuti idonei, andranno in onda sul canale 130 di Sky.
Lo slogan con cui Al Gore si presenta nel nostro Paese è: “Ora anche tu puoi dire la tua“.

Fin da subito l’entusiasmo ha attraversato la rete, su quasi tutti i blog che in qualche modo si occupano di nuovi media, internet e web ( il Technico Blog non era ancora nato ) si sono moltiplicati i post che hanno dato all’evento una risonanza molto vasta, tanto che il teatro è andato presto “tutto esaurito”.
I termini con cui si parlò di Current Tv erano sempre gli stessi: tv libera, tu puoi dire la tua, tv fatta dagli utenti, citizen journalism …
Ma, ora, a freddo, siamo sicuri che sia poi così “libera” ?

Innanzitutto il 70% dei contenuti di Current sono autoprodotti, così come una normale televisione, mentre agli utenti è riservata l’esigua fetta del 30%, che, come se non bastasse, è sottoposta al vaglio di una redazione, per poi andare a finire su Sky, che è a pagamento.
E se io non volessi fare l’abbonamento a Sky e non avessi internet?
Come la vedo Current Tv?

La Pay per View via satellite, come Sky, difficilmente si può avvicinare al concetto di Tv libera propriamente detto. Mi sembra francamente una forzatura.
In più, parlando di percentuali, il 30% riservato agli utenti, è filtrato, giudicato e, come ha specificato lo stesso Al Gore: ” Senza mai prendere posizione su un determinato argomento, nel rispetto del pubblico che sta davanti allo schermo ” (7th Floor)
Quindi, altre mani legate.

Le motivazioni di tutto questo controllo potrebbero risiedere nel fatto che Current Tv naviga in brutte acque per quanto riguarda gli introiti pubblicitari, e forse, lo staff dirigenziale cerca di mantenere una linea eidtoriale che virtualemente possa essere “Ads Friendly” per poter riuscire a guadagnare secondo le aspettative di bilancio. Ma sta andando veramente così?
Ripercorriamo qualche passo della storia di Current Tv dalla nascita ad oggi, a livello di introiti.

Current nasce 2 anni e mezzo fa e non certo dentro un garage, come le più sensazionali start ups americane, ma grazie ad ingenti finanziamenti e al portafogli di Al Gore, che fin da subito ha approfittato della sua “mediaticità” per attrarre il grande pubblico.
Ad oggi, l’impresa vanta circa 400 dipendenti sparsi tra U.S.A, Inghilterra e Irlanda, in Italia l’ufficio è composto da una trentina di persone nella sede di Milano.
Il suo modello di business si regge sulla pubblicità e su varie partnership, tra cui Google e Reuters (partnership già siglata fino al 2010), mentre gli inserzionisti pubblicitari consolidati sono Toyota, T-Moblie, Johnson & Johnson, General Electric, Geico e L’Oreal, che tutti insieme, rappresentano l’ 8% degli introiti del gruppo.

La crescita però non ha saputo rispettare le aspettative dell’esordio. Secondo i dati di 7th Floor, a fine 2007 il gruppo aveva un passivo di 36 milioni di euro e gli introiti nelle proprie casse ammontavano a 6.1 milioni: un bell’onere debitorio.
Nei primi 3 mesi bell’anno la situazione è ulteriormente peggiorata e le entrate sono state ancora una volta al di sotto delle attese: 2.5 milioni contro i 2.64 milioni dello stesso trimestre del 2007.
Secondo molti il gruppo sta andando incontro ad un’ inesorabile fallimento.

Fino a qualche tempo fa si paralva anche di un’eventuale quotazione in borsa, per cercare di risollevare le sorti del gruppo, e nella documentazione di bilancio presentata alla SEC (Securities and Exchange Commission) è presente l’intera storia della situazione debitoria del gruppo: negli anni 2005, 2006 e 2007 Current Tv ha accumulato debiti per, rispettivamente, 14.3 , 7.6 e 9.9 milioni. Come riferisce anche il blog di Wired in questo post.
Altri 5.7 milioni sono andati in fumo in questo inizio 2008 e Current Media addebita tale sforzo in gran parte al lancio di Current Tv proprio nel nostro Paese (Scusate tanto, non volevamo essere d’intralcio).

Vista questa situazione, sorgono una serie di interrogativi, del tutto personali e opinabili.
Potrebbe darsi che i mancati introiti pubblicitari, o comunque, queste basse revenues siano basate proprio sulla politica che Current Tv adotta sui Pods prodotti dagli utenti? E cioè, una quota limitata (30%) e la diffusione in tv solo sul satellite dopo la loro approvazione?

Nell’ era del 2.0 più che le definizioni, “tv libera” e via dicendo, contano i fatti e l’usabilità, forse in questo la politica di Current risulta abbastanza limitata.

Di qui, un’altra considerazione: quanto costerebbe a Current un cambio di regole e di immagine che desse agli utenti più “potere” e più visibilità? Una campagna pubblicitaria tutta da reinventare, la spesa non sarebbe piccola, tutt’altro, ma forse toglierebbe Current Tv da questo stato di cose e ci permetterebbe di parlare di Tv Libera con la T e la L maiuscole.

Current Tv non se la passa bene
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