Technico Blog http://www.technicoblog.com Techno Lifestyle Blog Fri, 10 Aug 2018 12:22:08 +0000 en-US hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 Quali sono le città italiane preferite dagli studenti stranieri? http://www.technicoblog.com/citta-italiane-preferite-dagli-studenti-stranieri.htm http://www.technicoblog.com/citta-italiane-preferite-dagli-studenti-stranieri.htm#respond Tue, 31 Jul 2018 09:21:53 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=3114

Milano e Roma restano le più gettonate. Secondo la classifica di HousingAnywhere, però, anche le città più piccole, come Firenze e Pisa, stanno guadagnando posizioni.

Visto il successo del Programma Erasmus+, a fine maggio la Commissione Europea ha proposto di raddoppiare i finanziamenti per uno dei suoi progetti più noti e seguiti in termini di partecipazione, che prevede un bilancio a 30 miliardi di euro per il periodo 2021-2027.
A seguito di questo, si stima che si raddoppieranno anche le adesioni di studenti e tirocinanti provenienti dall’estero.

Ma quali sono oggi le mete più ambite in Italia scelte da chi partecipa all’Erasmus?

A rispondere a questa domanda è HousingAnywhere, la piattaforma web leader a livello internazionale per l’affitto di alloggi studenteschi che, come il programma Erasmus, si pone l’obiettivo di favorire la mobilità studentesca. Il portale offre un’ampia scelta di alloggi con una formula sicura e affidabile e lavora in modo proattivo per continuare ad aumentare e migliorare l’offerta per gli studenti internazionali.
Questa opportunità si estende anche ai proprietari di case, che trovano sulla piattaforma la possibilità di affittare il proprio immobile con le garanzie di affidabilità e sicurezza offerte dalla piattaforma.
Dai suoi database a livello internazionale, HousingAnywhere ha voluto sondare le città e le università più richieste dagli studenti.
Se nel 2017 in Italia le città che hanno registrato il maggior numero di prenotazioni sulla piattaforma da parte di studenti stranieri erano Roma, Milano, Torino e Firenze, nei primi sei mesi del 2018 le prenotazioni vedono ai primi posti Firenze, Pisa, Torino e Milano.
Le previsioni, basate sul numero di studenti in cerca di un’abitazione, confermano comunque che a fine anno Milano e Roma continueranno a essere tra le prime mete preferite dagli studenti.
Sono tanti i fattori che influiscono nella scelta dell’ateneo e della città dove trasferirsi per un periodo determinato.
Un recente studio di Study.EU valuta i paesi ospitanti in base a tre fattori: istruzione (45%),
che misura la qualità dell’istruzione; costo (30%), valutando ciò che gli studenti dovrebbero aspettarsi di pagare per vivere e il costo delle lezioni; e Life & Career (25%), valutando la qualità della vita e le possibilità di rimanere e lavorare nel paese dopo la laurea. In questa classifica di 30 Paesi, l’Italia è nella top 10, occupando il nono posto con una percentuale del 60% per la sua capacità di attrarre studenti da tutte le parti del mondo.
Ai primi tre posti ci sono Germania, UK e Francia.

Quali sono le città italiane che richiamano più studenti stranieri e perché?

Nel caso della capitale, che ha accolto più di 9 mila studenti internazionali nel 2017, l’offerta è vastissima tra atenei pubblici e privati, università “generaliste” come La Sapienza, RomaTre, Tor Vergata, e quelli più settoriali.

Sul territorio milanese, invece, sono presenti sette atenei (Statale, Politecnico, Bicocca, Cattolica, Bocconi, Iulm e San Raffaele) e diverse istituzioni private come Naba, Ied e Domus Academy, che ogni anno ospitano un numero elevato di studenti stranieri. L’anno scorso se ne sono contati circa 8 mila provenienti soprattutto da Francia, Germania e Spagna. Milano rimane sempre una delle mete più ambite soprattutto tra gli studenti che studiano moda, design ed economia, grazie agli ottimi programmi offerti.
Un altro motivo per preferirla ad altre città è il ragionevole compromesso fra servizi di livello europeo e lo stile di vita tutto italiano.

Le iscrizioni alle università sono cominciate a maggio 2018 e i primi dati di questi due mesi di
HousingAnywhere dimostrano che nelle città più piccole, come Firenze e Pisa, le prenotazioni di case, camere o posto letto vengono fatte in anticipo, visto il numero più limitato di alloggi, mentre nelle città più grandi come Milano, Roma e Torino gli studenti verificano le disponibilità, ma preferiscono prenotare all’ultimo momento.

“Le piattaforme online dedicate agli studenti in cerca di un alloggio giocano oggi un ruolo molto importante nel mettere in relazione la richiesta e l’offerta. Mi fa peraltro piacere constatare l’importante ruolo svolto anche dalle Università italiane in questa direzione”, afferma Niels van Deuren, CEO di HousingAnywhere.
“In Italia sono 23 le Università con cui stiamo collaborando per rendere sempre più efficiente il mercato degli affitti per studenti e, contemporaneamente, soddisfare le differenti richieste dei tanti stranieri che ogni anno scelgono le città italiane per perfezionare i loro studi”.

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Modificare la velocità dei tuoi video con un semplice software http://www.technicoblog.com/modificare-velocita-video-software.htm http://www.technicoblog.com/modificare-velocita-video-software.htm#respond Thu, 31 May 2018 08:27:20 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=3108

Le esigenze della nostra vita digitale sono sempre più esose, anche l’utente meno avvezzo alle tecnologie si ritrova spesso, complici in particolare i social, a generare contenuti video e audio e magari a elaborarli facendo editing nel tentativo di renderli più appetibili agli amici e agli utenti.

Se poi parliamo di persone che del web e del mondo video fanno la loro vita, la modifica dei contenuti diventa a dir poco fondamentale per qualsiasi tipo di produzione e per caricare materiale di qualità che permetta una crescita dei nostri canali e un apprezzamento da parte di chi visita pagine e siti.

Tra le tante modifiche che possiamo effettuare sui nostri video c’è quella di modificarne la velocità, andando magari a velocizzare determinate sequenze per ottenere un effetto divertente o semplicemente per illustrare in stile timelapse alcuni eventi.
Ecco che l’operazione può risultare difficile se non impossibile senza l’ausilio di un software adatto, ci corre però in soccorso Movavi, app dedicata a tutto il mondo audio e video e che offre uno strumento di modifica della velocità semplice e potente.

Fare editing con Movavi

Movavi, è un’ app molto diffusa che offre una serie di tool e possibilità di editing per i nostri video e le nostre foto. Tra le funzioni che ci interessano in questo caso c’è però quella della velocizzazione dei video, ritocco che è possibile applicare in modo incredibilmente semplice e che ci porterà via davvero pochissimo tempo.

Basterà infatti caricare il file sul programma e regolare la velocità tra le proprietà del clip. Ci verrà poi offerta la possibilità di disattivare l’audio o di adattarlo alla velocità del video, così da ottenere l’effetto che desideriamo.

Una volta ottenuto ciò che vogliamo, avremo la possibilità di esportare il filmato nei formati più diffusi, garantendo così anche una maggiore visibilità sui principali player di smartphone, tablet e computer.

Questa pratica può risultare estremamente utile specialmente quando creiamo video destinati ai social e a Youtube. Grazie a Movavi potrete finalmente ottenere i risultati desiderati senza impazzire dietro a complicate variabili e caricamenti lenti che si trovano spesso nei prodotti freeware.

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Student Mobility: la rivoluzione firmata HousingAnywhere http://www.technicoblog.com/student-mobility-la-rivoluzione.htm http://www.technicoblog.com/student-mobility-la-rivoluzione.htm#respond Thu, 19 Apr 2018 08:24:46 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=3104

Sono circa 22.000 gli studenti europei ospitati nelle università italiane.
La percentuale delle prenotazioni in Italia nel 2017 rispetto al 2016 è cresciuta del
453%.
Solo fornitori certificati e pagamenti sicuri sulla piattaforma housinganywhere.com.

Ogni anno sempre un numero crescente di studenti partecipa al programma Erasmus in tutta Europa. Gli studenti che vanno all’estero si trovano spesso di fronte alla difficoltà di trovare un appartamento in una città straniera per un solo semestre.

Un problema che la start-up olandese HousingAnywhere si è impegnata a risolvere, dando vita a una piattaforma web leader a livello internazionale per l’affitto di alloggi studenteschi.
Un’idea che è stata ben accolta dagli studenti di tutto il mondo e in Italia, in poco tempo, la piattaforma è cresciuta in modo esponenziale. La percentuale delle prenotazioni nel nostro Paese sul sito nel 2017 rispetto al 2016 ha registrato un aumento del 453%.
Si prevede un ulteriore incremento del 243% alla fine del 2018.
Peraltro, secondo i dati diffusi da HousErasmus+, l’Italia è una delle destinazione preferite dagli studenti stranieri per periodi di studio o tirocinio, posizionandosi al quinto posto nella classifica dell’Unione Europea dopo Spagna, Francia, Germania e Regno Unito, con circa 22.000 studenti europei ospitati nelle università italiane.
Le città dove si registrano più prenotazioni sono Pisa, Milano, Torino e Firenze, che sono anche le sedi delle principali università italiane, con un numero sempre crescente di studenti internazionali.

Questa situazione porta a una scarsa disponibilità di camere e al conseguente aumento dei prezzi rispetto al resto dell’Italia. Per HousingAnywhere questo fenomeno rappresenta un grande potenziale e una preziosa opportunità per generare offerte di alloggio adeguate alle esigenze degli studenti.

Prenotazioni facili, comode e sicure.

HousingAnywhere offre un’ampia scelta di alloggi su un’unica piattaforma, sicura e affidabile, e lavora in modo proattivo per continuare ad aumentare e migliorare l’offerta per studenti internazionali.
Il modello di business si basa sul concetto di economia collaborativa, in quanto gli studenti italiani che si spostano all’estero per studiare possono lasciare la propria stanza o l’appartamento sulla piattaforma e, a loro volta, gli studenti alla ricerca di un alloggio in Italia possono affittarli.
Questa opportunità si estende anche ai proprietari di case, che trovano su HousingAnywhere la
possibilità di affittare il proprio immobile con le garanzie di affidabilità e sicurezza offerte dalla piattaforma.

Una volta effettuata la selezione, lo studente può contattare gli inserzionisti, tutti rigorosamente “certificati”. Tutte le transazioni sono effettuate in sicurezza attraverso la piattaforma e il pagamento del primo mese di affitto viene effettuato una volta che lo studente ha visto e verificato la sua nuova casa.

HousingAnywhere offre oltre 50.000 alloggi in affitto in 400 città in 50 Paesi. La start-up, con sede a Rotterdam, collabora con oltre 160 università in tutto il mondo, tra cui 23 università italiane, che raccomandano la loro piattaforma a studenti stranieri e studenti locali intenzionati a uno scambio.
Da una necessità a una piattaforma online di successo.
HousingAnywhere è stata fondata nel 2009 da Niels van Deuren, all’epoca studente della Rotterdam School of Management (RSM) della Erasmus University. Niels voleva andare a Singapore per un semestre di scambio e non sapeva cosa fare della sua stanza a Rotterdam durante quel semestre.
Nessuno degli studenti olandesi locali era interessato ad affittare una stanza per un solo semestre.
Allo stesso tempo, c’erano molti studenti negli altri Paesi che cercavano stanze a Rotterdam.
Pertanto, Niels decise di creare una piattaforma in cui lui e i suoi colleghi potessero affittare le loro stanze agli studenti internazionali che venivano nella loro città. Ed è così che è nata HousingAnywhere, in grado di risolvere entrambi i problemi contemporaneamente.

“Noi di Housing Anywhere crediamo che gli scambi internazionali e la student mobility debbano
essere semplici e accessibili a tutti”, ha commentato Niels Van Deuren, fondatore di
HousingAnywhere. “Con HousingAnywhere vogliamo cambiare e, soprattutto, semplificare la ricerca
di alloggi per studenti in tutto il mondo”.

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La protesta di Avaaz contro Mark Zuckerberg di fronte a Capitol Hill http://www.technicoblog.com/la-protesta-di-avaaz-contro-mark.htm http://www.technicoblog.com/la-protesta-di-avaaz-contro-mark.htm#respond Sun, 15 Apr 2018 15:56:03 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=3099

Passata inosservata a quanto pare sulla stampa italiana, il 10 Aprile di fronte a Capitol Hill a Washington è andat ain scena una singolare protesta organizzata da Avaaz.

Avaaz infatti ha prodotto ed esibito di fronte al Campidoglio americano 100 sagome a grandezza naturale di Mark Zuckerberg, in vista della sua testimonianza di fronte al Senato.
Le sagome di cartone sistemate di fronte Capitol Hill avevano su una maglietta del tipico blu Facebook e la scritta “Fix Facebook“, un chiaro avvertimento riferito anche a quanto uscito sulla stampa alla fine del 2017 ed inizio anno, in cui Zuckerberg parlava di dover “fixare” Facebook.
Quando si parlava molto di fake news.

E infatti la protesta, si legge sul comunicato stampa di Avaaz, si riferisce non solo a quanto successo con il caso Cambridge Analytica degli ultimi tempi, ma anche al dramma (si è un dramma vero) delle fake news e della disinformazione.

Queste le parole di Nell Greenberg, campaign director di Avaaz: “Avaaz has set up a fake army of Mark Zuckerbergs to flood the U.S. capital just as fake news and fake profiles have flooded our democracies.”

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Cambridge Analytica e ciò che facciamo finta di non sapere http://www.technicoblog.com/cambridge-analytica-cio-che-facciamo.htm http://www.technicoblog.com/cambridge-analytica-cio-che-facciamo.htm#respond Tue, 27 Mar 2018 01:07:06 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=3094

Ormai sono giorni che non si fa che parlare del caso Cambridge Analytica legato alle scorse elezioni americane, questa la sintesi estrema di quanto successo con qualche considerazione da “addetto ai lavori“.

Christopher Wylie nelle scorse settimane, concedendo a quanto pare un paio di ghiotte esclusive al Guardian ed al New York Times, ha denunciato un uso scorretto di una grande quantità di dati “prelevati” da Facebook.
Ecco, questo è il primo punto su cui soffermarci, come sono stati prelevati questi dati?
La stampa ha parlato di furto di dati, la stampa estera ha usato più volte il verbo “to harvest” che significa letteralmente “raccogliere” ed in gergo tecnico significa azionare un qualche script in grado di collezionare dati automaticamente.
In ogni modo, ai tempi in cui questi dati sono stati raccolti, non c’era da fare molto per ottenere i dati non solo della persona target, ma anche quelli della propria lista di amici, cosa che ad oggi è divenuta impossibile.

Il ragionamento quindi alla base di questa raccolta dati è lo stesso che si pone alla base di Facebook stesso: se hai bisogno di dati, probabilmente le persone te li daranno spontaneamente.
Succede così anche oggi, ogni giorno, su internet.
E bada bene, parlo di internet, non solo di Facebook.

C’è da chiedersi come mai questa raccolta di dati non sia avvenuta su Twitter, un occhio poco attento potrebbe rispondere che su Twitter in realtà non c’è molto da condividere, ai tempi erano disponibili solamente 140 miseri caratteri e el foto erano poco usate.
Bhè, magari è utile dare un’occhiata lato tecnico: Twitter ti fornisce pochi dati, è vero, ma la cosa più ostile è che utilizzando il login tramite Twitter, l’utente avrebbe dovuto comunque inserire manualmente l’email, che non viene mai allegata ai dati trasferiti di default.
Un ostacolo, non indifferente.
Oh ma che buono Twitter che non fornisce l’email di default, bhè, non proprio, infatti da qualche mese a questa parte all’atto dell’iscrizione, Twitter esplicita che l’esperienza utente sulla sua piattaforma verrà influenzata anche da ciò che l’utente “vede online”.

La tecnica infatti con cui sono stati raccolti i dati è semplicissima, quasi imbarazzante fin dal nome, un’applicazione chiamata “This is your digital life“, che tramite Facebook Login (qui un dettaglio sulle autorizzazioni, ad oggi) permetteva di visualizzare le proprie preferenze, e in definitiva la propria vita online.
Ancora, se hai bisogno di dati, molto probabilmente le persone te li daranno.

Facebook Login, nel comunicare con l’utente che lo sta utilizzando, mette in chiaro in maniera netta quali sono i dati che verranno trasferiti al creatore dell’applicazione, e l’utente semplicemente, acconsente a quel tipo di trattamento dei dati.
Ai tempi però, questo sistema permetteva di avere accesso ad una serie di dati riferiti alla lista dei propri amici, da qui il conteggio secondo il quale è stato possibile risalire ai profili di 50 milioni di persone attraverso la connessione di soli 270.000 individui.

Ad oggi non è più possibile ottenere dati di terze persone, ma la possibilità di ottenere dati degli utenti tramite applicazioni o servizi web è viva e vegeta.
Ma un momento, perchè Facebook non rende più possibile ottenere i dati della lista degli amici di un utente?
Non certo per carità cristiana, ma solamente perchè nel grafo social di un individuo, mediamente, su Facebook sono presenti amici, colleghi, genitori, parenti vari, sconosciuti ed ex compagni di classe.
Categorie di persone troppo diverse tra loro, e con una relazione poco commerciale con l’utente.
Il passo successivo per Facebook è stato quello di perfezionare il concetto di Lookalike Audience, ovvero, partendo da un set di dati o dai fan di una pagina, è possibile andare a targetizzare persone simili in base a comportamento, attitudine al consumo ed affinità al di là del fatto di avere queste persone affini tra i contatti, il tutto senza doversi inventare Cambridge Analytica, ma comodamente dalla piattaforma adv di Facebook.

Tornando al meccanismo del test/quiz per ottenere i dati degli utenti: tecnicamente l’utente ha prestato il suo consenso a trasferire i propri dati da una società, Facebook, ad un’altra, ovvero l’owner di This is your digital life.
Ed a poco valgono le lamentele secondo cui quelli sono “i nostri dati“, li abbiamo già dati a Facebook, ed abbiamo accettato un mare di termini e condizioni.

Ciò che facciamo finta di non vedere, o che con un tocco di malizia gli addetti ai lavori hanno taciuto, è il semplicissimo fatto che il tracciamento delle abitudini di navigazione, dei siti visitati, delle ricerche effettuate, dell’ultimo acquisto effettuato, insomma, di tutto ciò che noi facciamo online è il pane quotidiano dell’intera industry.

Io non posso permettermi, ad oggi, di fare una campagna pubblicitaria che abbia come dati solamente il sesso o l’area geografica di interesse, io devo poter mostrare il mio annuncio ad una persona che è in linea con N criteri, dal numero di figli, al periodo in cui è nato l’ultimo figlio, con un’auto di grossa cilindrata e che abbia speso più di un tot in un e-commerce di alta fascia.
Io ho bisogno di sapere vita, morte e miracoli dell’utenza che voglio targetizzare, e questo, lo ripeterò fino allo sfinimento, avviene sull’intera internet, non solo su Facebook.

Ad oggi, le tecnologie che abbiamo a disposizione ci permettono elevatissimi livelli di sofisticazione, andando a raccogliere infinite quantità di dati per poter deliverare al meglio non solo un’ipotetica campagna banner, ma addirittura per poter ottimizzare al massimo la spesa per ogni singola impression.

Parlando di banner poi, mi viene da sorridere per il polverone alzato dalla normativa sui cookies: il dover rendere obbligatorio il banner per l’accettazione da parte dell’utente dell’uso dei cookies.
Il 99% dei banner sono totalmente scollegati dall’attività vera e propria di raccolta dati tramite cookies, anche perchè ogni singolo banner per l’accettazione dei cookies dovrebbe riuscire a comunicare con N software diversissimi tra loro sia prima che dopo la scelta del visitatore del sito, cosa che non avviene MAI.
Il tutto poi è stato fatto in un modo così farraginoso che i siti hanno tutti, o quasi, questo banner fittizio per l’accettazione dei cookies, mentre le app, che sono in grado di tracciare davvero qualsiasi cosa, a quanto pare non hanno nessun obbligo.
Poi ci ritroviamo un giorno a puntare il dito verso Facebook.

Come detto, ad oggi, grandi quantità di dati transitano e vengono smerciati tra diversi attori, tutte società private, e vanno ad influenzare ciò che ci viene proposto su centinaia di siti.
Ma quali sono queste entità misteriose che contribuiscono ad informare la totalità o quasi delle campagne marketing online?
Si chiamano D.M.P. acronimo che sta per Data Management Platforms, a cui si rivolgono i principali siti e servizi da un lato per monetizzare i dati della propria utenza, e dall’altro per targetizzare al millimetro ogni campagna.

Qui uno schemino semplice semplice, ma che la dice lunga: quella verde al centro è la tua DMP.

Certo, Cambridge Analytica ha dovuto fare un bel lavoro di analisi e razionalizzazione dei dati ottenuti dal proprietario dell’applicazione This is your digital life, ma ad oggi sembra davvero un lavoro superfluo vista la vastità del panorama tecnologico a disposizione dell’ecosistema.

Al mito della creazione serve il Diavolo, e qui abbiamo tutti gli elementi, il whistleblower nei panni del buono, la misteriosa Cambridge Analytica che veste i panni del fuorilegge, e la corporation cattiva additata come complice.
Ok, lo ammetto, Facebook avrebbe potuto fare molto di più, anche al netto delle ultime dichiarazioni di Theresa Hong alla BBC, se non altro per garantirsi un certo grado di tranquillità, ma davvero è complice?
Direi di no.

Postille varie, che è bene conoscere.

Una volta era molto figo fare app per Facebook in grado di appropriarsi di milioni di dati di altrettanti utenti, infatti nel 2007 a Stanford esisteva una classe, la Facebook Class, in cui B.J. Fogg insegnava ai suoi alunni a fare proprio questo.
E molte delle app create durante quel corso hanno generato milioni di utenti (ai tempi era più facile) e sono state vendute di lì a poco.
Ovviamente la vicenda veniva descritta in tutt’altro tono.

Ecco semmai ci fosse l’opportunità di criticare Facebook, magari sarebbe utile farlo quando fornisce addirittura il permesso di fare incetta di dati, come successo nella campagna di Obama nel 2012, secondo quanto riferisce il Daily Mail.

Una parola sull’Italia.

La cosa che mi ha fatto più ridere è stato vedere un sacco di gente arrovellarsi ogni giorno su Facebook per interpretare un particolare di questa storia, il fatto che a quanto pare Cambridge Analytica abbia servito anche un partito italiano.
A mio parere c’è ben poco da utilizzare CA per l’Italia, il Movimento 5 Stelle ha più del 30% ed ha utilizzato 4 fake news ed una manciata di meme. Altro che CA, a noi basta pochissimo.
E poi ce lo vedi Di Maio a capirci di Big Data? 🙂

Non sono l’unico a pensarla così.

Appena finito di scrivere questo post, mi imbatto in un post dettagliato e ben circostanziato di Doc Searls sul suo blog di Harvard, da leggere assolutamente se si vuole avere un dettaglio più scientifico di ciò che ho scritto qui di corsa e male.

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Earn.Com Review – Come guadagnare Bitcoin e partecipare a Airdrop http://www.technicoblog.com/earn-com-review-come-guadagnare-bitcoin-airdrop.htm http://www.technicoblog.com/earn-com-review-come-guadagnare-bitcoin-airdrop.htm#respond Sat, 10 Mar 2018 10:14:28 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=3077 Review Earn.com – Come guadagnare Bitcoin e partecipare a diversi Airdrop, ovviamente gratis.

Cos’è Earn.com?

Earn.com è un sito che vi permette di guadagnare Bitcoin gratis ricevendo email e completando piccoli task, di solito si tratta di fornire la propria opinione su diversi argomenti, una roba davvero da 1 minuto al giorno.
Ovviamente oltre al sito ci sono le apposite app per iPhone e Android.

In più, cosa molto interessante, se manifestate la volontà di partecipare ad Airdrop (in pratica la cessione gratuita di token durante le ICO), riceverete tantissimi inviti, con questa modalità: Vi arriverà un messaggio “paid”, il che vuol dire che guadagnerete 1 dollaro solo perchè ve l’hanno inviato, che vi invita a partecipare all’Airdrop richiedendovi un indirizzo Ethereum e la vostra email.
Il tutto è automatizzato, basterà seguire i passaggi.

Quanto si guadagna con Earn.com?

Voi direte: eh vabè ti darà meno di 1 centesimo ad email o task, e invece no, come detto ogni email o task vi porterà 1 dollaro e può accadere nel giro di una giornata di ricevere diverse email.
Una volta ricevuta la mail vi basterà cliccare, per tornare sul sito, seguire i 4 passaggi e incasserete il vostro dollaro istantaneamente.

Come potete vedere qui sotto, dallo screenshot della mia email, queste sono le email che ho ricevuto nelle ultime settimane, con i relativi guadagni espressi in dollari.

Per ogni task che completerete, vi verrà dato il corrispettivo di 1 dollaro in Bitcoin, e accedendo al vostro profilo potrete sempre verificare il vostro credito, arrivati poi a 10 dollari potrete incassare i vostri Bitcoin.
Ovviamente servirà un wallet, o portafoglio Bitcoin, vi consiglio di crearne uno gratis su Coinbase.

BADA BENE: Questo esempio di 1 dollaro, è il minimo sindacale, perchè all’interno del sito sono entrato finora nella “lista airdrop” ma ci sono diverse liste che pagano fino a 40 dollari a messaggio/task.

Una cosa fondamentale, la verifica del profilo.

Per poter iniziare a guadagnare con Earn.com è fondamentale non solo iscriversi, ma prendersi subito 1 minuto per verificare il proprio profilo, altrimenti non si riceverà nulla, potete farlo subito rispondendo al questionario di verifica.
Ovviamente guadagnerete circa 60 centesimi per verificare il profilo.

Nel questionario di verifica vi verrà chiesto di aggiungere e verificare anche un’email “istituzionale”, ovvero diversa da una comune gmail o yahoo o libero, utilizzate senza paura la mail di lavoro, non verrà inviata alcuna email lì, è solo necessario per la prima email di verifica, altrimenti non sarete in grado di proseguire.

Earn.com paga?

Si, paga, ho avuto modo di verificarlo in questi giorni, andando a ritirare circa 20 dollari, al cambio 16,48 € sul mio wallet Coinbase, e nel giro di qualche ora ho ricevuto tutto sul wallet, qui sotto lo screenshot della mail di Coinbase che mi avvisa del versamento.

Earn.com referral program.

Earn.com ha un referral program, che vi permette di guadagnare 1 dollaro per ogni iscritto tramite il vostro link ed il 10% di quanto guadagnerà tramite la piattaforma.
La piattaforma vi mette anche a disposizione diverse funzionalità automatiche per poter invitare i vostri contatti gmail o condividere il link di affiliazione su Facebook e Twitter.

Per iscriversi a Earn.com e cominciare a guadagnare, CLICCA QUI.

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Con PlayLink giochi alla PS4 con lo smartphone http://www.technicoblog.com/con-playlink-giochi-alla-ps4-con.htm http://www.technicoblog.com/con-playlink-giochi-alla-ps4-con.htm#respond Fri, 22 Dec 2017 14:35:57 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=3067

Con PlayLink giochi alla PS4 con lo smartphone.

Da qualche tempo sto guardando con interesse al panorama del gaming, un po’ per diletto, un po’ per lavoro e soprattutto per tenere d’occhio quali siano le innovazioni in questo campo che, guardandolo in maniera poco attenta, potrebbe far pensare ad un “calendario dell’innovazione” poco inclinato verso i produttori di consolle e sproporzionatamente dominato da chi invece produce i giochi.

In realtà non è così, le innovazioni nel campo delle consolle sono veramente tante, alcune “impercettibili” ad un occhio poco attento, ed altre invece dirompenti e ben individuabili.
Una di queste innovazioni è decisamente PlayLink di Sony Playstation, che permette a chiunque di trasformare lo smartphone o il tablet in un controller da utilizzare per giocare, figata!
A livello puramente concettuale, è una novità assoluta perché è un modo semplice, seppur tecnologicamente sofisticato, per favorire l’aggregazione intorno ad una consolle. Vediamola dal punto di vista dei “vecchietti” come me, che all’alba dei miei 37 anni, sono cresciuto a pane e controller con al massimo due tasti ed un direzionale: andare a metter le mani su un controller di oggi e giocare come vedo fare a diversi gamer su YouTube o ad alcuni amici, è pura utopia.

Quindi la cosa mi fa ben sperare, magari sarà più facile anche per me.

Andiamo a vedere però quali sono le caratteristiche di PlayLink per PS4.

  • Facile e intuitivo: basta scaricare la app del gioco, connettere lo smartphone o tablet alla PS4 e subito si inizia a giocare. PlayLink permette di superare la barriera del Dualshock garantendo un’esperienza di gioco divertente e gratificante per tutti: libero dai tasti del pad pensa solo a divertirti! (il controller serve solo per gestire il menù della console).
  • Versatile: permette di accedere a nuovi e originali modi di giocare, interagire e competere utilizzando anche le funzionalità dello smartphone (touch screen e la fotocamera, o il microfono e la messaggistica). Potete toccare, trascinare, inclinare, ruotare, fare selfie e disegnare a seconda del gioco.
  • Una linea di giochi social, divertentissimi, che permette di coinvolgere, giocare e sfidare famiglia e amici, di tutte le età e livelli di abilità di gioco diverse, anche non gamer adatto a tutti.
  • Una linea di giochi con una varietà di esperienze adatti a tutti i gusti, dal classico quiz, ad un gioco di canto che usa lo smartphone come microfono, ad un thriller interattivo.

Quali sono i giochi disponibili per PlayLink?

  • Hidden Agenda: unisce il gioco al film. Insieme ai tuoi amici dovrai prendere importanti decisioni che influenzeranno la storia del gioco.
  • Frantics: è un party game con cui sfidare i tuoi amici e la tua famiglia in una serie di 16 mini giochi. Usando lo smartphone dovrai negoziare, fare strategie e testare i tuoi riflessi per scoprire chi resisterà alle macchinazioni di una furba volpe.
  • SingStar Celebration: il party game per eccellenza. Smartphone alla mano cantate a perdifiato le vostre canzoni preferite tra una vasta libreria di successi Italiani e stranieri. Sfidate gli amici in un testa a testa o cantate assieme per scatenare il divertimento.
  • Sapere è Potere: E’ un quiz game che combina le tue conoscenze alla capacità di interpretare gli altri giocatori. Le risposte corrette ti permettono di sabotare gli altri giocatori e ottenere la vittoria
    Dimmi chi Sei!: E’ un social game, party quiz dove te e fino a cinque tuoi amici o familiari scoprirete cosa pensate davvero gli uni degli altri. Più a fondo conosci gli altri giocatori, maggiore sarà il punteggio che otterrai.

In esclusiva per PlayStation 4, i titoli PlayLink sono progettati per essere giocati in gruppo, permettendo un’esperienza davvero divertente e dinamica. La collezione di giochi PlayLink varia dai thriller ai quiz. Se avete uno smartphone o un tablet, e la vostra PS4 è agganciata a una TV, siete già pronti.

Cosa aspettate? Tutte le info sono qui.

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Gimme5, il salvadanaio digitale di AcomeA SGR http://www.technicoblog.com/gimme5-il-salvadanaio-digitale.htm http://www.technicoblog.com/gimme5-il-salvadanaio-digitale.htm#respond Fri, 22 Dec 2017 13:16:29 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=3063

Gimme5, il salvadanaio digitale di AcomeA SGR.

Tempo fa mi sono avventurato in una ricerca online di tutti quegli strumenti in grado di permettere all’utente di investire piccole somme di denaro come 5 o 10 euro a proprio piacimento per poter ricavare piccoli ritorni.
All’estero questi strumenti vengono definiti di “microinvesting” e consentono, in maniera molto più elastica rispetto a piani di investimento più strutturati, di iniziare con piccole o piccolissime somme per poi mettere sul piatto qualcosa di più strutturato.
I risultati della mia ricerca hanno rilevato che sia in Europa (principalmente UK) che in USA, esistono molti strumenti del genere, e che anzi, il mercato sta diventando via via più competitivo con l’ingresso di nuovi player ogni anno.

Poi, come mia consuetudine, ahimè sono un esterofilo, ho rivolto la mia ricerca anche sul panorama italiano, e ho scoperto che esiste una soluzione del genere anche qui, si chiama Gimme5, di AcomeA SGR, società di gestione del risparmio, indipendente da gruppi bancari, nata nel 2010 dall’iniziativa di un gruppo di gestori e imprenditori con una lunga esperienza nel settore.
Gimme5 è accessibile sia via desktop che via mobile app e funziona come un vero e proprio salvadanaio digitale, permettendo all’utente di investire piccole somme di denaro a partire da 5 euro. Le somme depositate saranno investite secondo tre profili di rischio: prudente, medio, alto.
La cosa interessante è che nonostante Gimme5 permetta di investire davvero poco come starting point, o di continuare ad investire piccole somme per sempre, il servizio mette a disposizione una versione demo che permetta all’utente di “testare” la propria abilità nello scegliere quanto allocare e quale profilo di rischio scegliere per verificare, senza rischiare, la bontà del servizio.

Ma attenzione, da tenere a mente che la bontà del servizio non corrisponde ai ritorni dell’investimento, il tutto funziona, per dirla in termini semplici, come in borsa, per cui il capitale è a rischio, non è detto che ci siano dei ritorni e che le performance passate siano un indicatore di performance future.
Gimme5 offre diversi vantaggi al risparmiatore che lo utilizza:

1. Impostare uno o più obiettivi di risparmio: scegliere il proprio obiettivo è il miglior modo per riuscire a risparmiare senza sforzi e mantenere la motivazione per continuare a farlo.
2. Non esistono vincoli di importo o di ricorrenza: ogni cliente è libero di risparmiare quando vuole, quanto vuole, se vuole.
3. È anche possibile decidere di impostare un risparmio fisso mensile che si può in ogni momento modificare o disattivare.
4. Durante la settimana si ricevono diversi contenuti (consigli e tips) gratuiti che accompagnano gradualmente l’utente la propria consapevolezza nelle decisioni di risparmio e investimento.
5. Infine, chi abbia voglia o necessità di condividere un obiettivo di risparmio, può farlo chiedendo un sostegno ad amici e parenti. Questi potranno infatti contribuire direttamente all’obiettivo, senza necessariamente diventare clienti Gimme5 a loro volta.
6. I soldi risparmiati vengono investiti sui fondi comuni di AcomeA SGR.
Inoltre, in ogni momento il cliente è libero di trasferire i propri soldi da un obiettivo all’altro o di rimborsare (del tutto in parte) il proprio investimento al costo fisso di 1€ (a prescindere dall’importo).

Un servizio che quasi si stenta a credere sia italiano… eh vabè, l’ho detto, sono esterofilo.

Comunque, al di là delle mie inclinazioni, sto usando Gimme5 da tempo ormai, l’obiettivo che mi sono posto è di mettere da parte dei soldi per comprarmi un nuovo smartphone, vi saprò dire come stanno andando le cose tra qualche mese visto che da brava formichina, sto investendo 5 euro alla volta.
Potrete trovare tutte le info su Gimme5 cliccando qui.

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Segwit2x Hard Fork: Coinbase ti regala Bitcoin2x http://www.technicoblog.com/segwit2x-hard-fork-coinbase-regala-bitcoin2x.htm http://www.technicoblog.com/segwit2x-hard-fork-coinbase-regala-bitcoin2x.htm#respond Sun, 05 Nov 2017 11:04:42 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=3057

Segwit2x Hard Fork: Coinbase ti regala Bitcoin2x.

Come qualcuno di voi saprà, a breve, intorno al 16 Novembre ci sarà questo famoso Hard Fork denominato Segwit2x, che già da settimane sta dividendo la community, non solo italiana.

Adesso, al di là delle polemiche e dell’opportunità di questo fork, vi volevo segnalare un’opportunità che mi è balzata sotto gli occhi perchè ho un account su Coinbase.

Coinbase, è un exchange e digital wallet basato negli Stati Uniti, sicuro e facile da usare, tanto che sono cliente già da un annetto.

Giorni fa mi arriva, giustamente, la mail di aggiornamento da parte di Coinbase in vista del fork, in cui viengono messi in chiaro timeline, limiti all’operatività ed altri dettagli riguardanti questa operazione, ma una cosa tra tutte ha catturato la mia attenzione, quando la newsletter dice:

Any user storing Bitcoin on Coinbase at the time of the fork will be credited with an equal amount of the new Bitcoin2x asset on the Bitcoin2x blockchain. No action is required – we will automatically credit your account. If you have 5 Bitcoin stored on Coinbase before the fork, you will have 5 Bitcoin and 5 Bitcoin2x following the event.

Essenzialmente, se hai 1 Bitcoin nel wallet di Coinbase, senza fare nulla avrai anche 1 Bitcoin2x.

Cosa interessante visto che con il Bitcoin Cash siamo arrivati ad una quotazione di oltre 500$ nel momento in cui scrivo questo post.
Metter da parte senza alcuno sforzo dei Bitcoin2x può risultare interessante.

Cosa fare quindi?

Iscriversi subito a Coinbase ed acquistare una quantità anche minima di Bitcoin, frazioni di Bitcoin vista la quotazione attuale, ed aspettare il fork per vedere se la quotazione dei Bitcoin2x crescerà come ha fatto quella dei Bitcoin Cash.

Se vi iscrivete tramite questo link, ed acquistate 100$ (86 €) in Bitcoin, ne avrete subito in più l’equivalente di 8€.

Quindi ricapitolando: 86 € spesi, ne avrete subito in più 8€, e l’equivalente in Bitcoin2x quando avverrà il fork.

Non male eh, approfittatene! 🙂

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Video: Activators Breakfast Pavia, Road to Startup Weekend http://www.technicoblog.com/video-activators-breakfast-pavia.htm http://www.technicoblog.com/video-activators-breakfast-pavia.htm#respond Sat, 30 Sep 2017 16:38:31 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=3050 Il video della colazione Activators del 30 Settembre 2017 in vista dello Startup Weekend di Pavia di fine Ottobre.

Intervista a Marco Filocamo, Activators Pavia.

Lo so che non è perfettamente a fuoco l’intervista, la prossima andrà meglio, iscriviti al mio canale YouTube per i prossimi video.

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5 regole per lavorare al meglio da freelance: Organizzare l’ufficio http://www.technicoblog.com/5-regole-lavorare-da-freelance-organizzare-ufficio.htm http://www.technicoblog.com/5-regole-lavorare-da-freelance-organizzare-ufficio.htm#respond Wed, 20 Sep 2017 13:28:49 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=3045 Il mercato del Lavoro, con la recente crisi economica si è decisamente modificato. Non solo per le tante persone ancora disoccupate o rimaste a casa, ma anche per la mole di professionisti che hanno deciso di mettersi in proprio e iniziare a lavora da freelance. In America ci sono più di 53 milioni di liberi professionisti, almeno un terzo dei lavoratori americani hanno almeno una volta partecipato ad attività di lavoro autonomo e già nel 2016 si vedeva una crescita esponenziale rispetto all’anno precedente. Possiamo affermare che i freelance stanno rapidamente divenendo una delle più grandi forze lavoro della postmodernità.

Ovviamente la situazione è molto diversa in Italia, che a partire dal 14 Giugno scorso ha finalmente introdotto il Jobs Act dei lavoratori autonomi che prevede tutele in merito alla maternità e malattia, detassazione delle spese per la propria formazione personale, prima regolamentazione dello “smart work” con l’obbligo di mettere nero su bianco il diritto alla disconnessione dei lavoratori, cioè il momento in cui PC e telefonino di servizio vanno spenti e la possibilità di avere pagamenti a 60 giorni. Questo è solo un primo passo nei confronti della categoria che vedremo progressivamente aumentare all’interno del mercato del lavoro.

Lavorare da freelance ha un grande vantaggio, ossia la possibilità di lavorare da casa, evitare di prendere l’auto e passare ore nel traffico o prendere gli affollatissimi mezzi pubblici, dall’altro lato però può diventare controproducente per la vostra produttività proprio perché siete in ambiente confortevole e comodo.

Ecco 5 regole per lavorare al meglio da Freelance

1 – SEPARARE GLI AMBIENTI
Come già accennato lavorare da casa è uno dei grandi vantaggi di un lavoratore autonomo, questo solo se non commettete errori. Cercate di non mischiare per quanto vi sia possibile la vita privata e familiare con il lavoro. Questo è un tasto dolente per molte persone, ma vi assicuro che riuscire a crearsi uno spazio, meglio se un intera camera adibita a studio, senza possibili distrazioni vi consentirà di mantenere la concentrazione alta.

2 – LA POLTRONA
Non sottovalutate la sedia che utilizzerete, pensando che non abbia alcuna importanza tanto siete giovani.
La sedia vi consentirà non solo di stare comodi ma anche di mantenere delle posizioni ergonomiche che consentiranno una più facile concentrazione e resistenza a stare seduto. Sappiate che anche se la pagate molto sono soldi ben spesi specialmente quando si tratta della vostra salute.

3 – LUCE
Anche la luce è fondamentale, e avere una buona illuminazione vi consentirà di lavorare nel migliore dei modi e a non stancare gli occhi. Il massimo sarebbe avere una finestra vicino alla scrivania e poter utilizzare la luce naturale, perché troppa luce artificiale produce l’effetto contrario, facendovi venire dei brutti mal di testa e deconcentrandovi.
La luce sulla nostra scrivania deve essere una luce calda e forte abbastanza da consentirci di vedere bene.
Se vi posso dare un consiglio, cercate di fruttare il più possibile la luce naturale.

4 – TECNOLOGIA
La tecnologia è davvero importante specialmente quando si lavora da casa. Fornitevi di un buon pc, essendo dei freelance meglio se è un portatile, in questo modo avrete sempre tutto il necessario con voi anche quando dovrete lavorare presso l’ufficio del cliente; non dimenticatevi delle buone cuffie, una stampante che vi consenta di non spendere troppi soldi in cartucce, chiavi USB per i documenti , Hard disk per un eventuale back up del vostro pc, anche se le numerose aziende che offrono servizi di catalogazione dati online sulla cosidetta “nuvola”, come ad esempio Dropbox o Google Drive possono sicuramente darvi
maggiori garanzie in termini di perdita di dati.

5 – ORDINE
L’ordine consente di lavorare in maniera produttiva e restare focalizzato verso i propri obiettivi, munitevi di faldoni, post-it, cartelline, pennarelli e quant’altro per poter organizzare, catalogare tutti i vostri documenti e organizzare al meglio il vostro lavoro e il vostro ufficio a casa. Anche se siete abituati ad andare al negozio, oggi potete usufruire di una grande quantità di e-commerce dove potete acquistare online le forniture per l’ufficio e ricevere il tutto comodamente a casa, riuscendo anche usufruire di sconti molto convenienti.

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Le tecnologie per il traffico che renderanno le nostre partenze più intelligenti http://www.technicoblog.com/le-tecnologie-per-il-traffico-partenze-intelligenti.htm http://www.technicoblog.com/le-tecnologie-per-il-traffico-partenze-intelligenti.htm#respond Wed, 02 Aug 2017 14:55:20 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=3037

Le tecnologie per il traffico che renderanno le nostre partenze più intelligenti.

Come tutti gli anni, a ridosso delle vacanze estive, vengono annunciati i bollettini del traffico . Gli spostamenti dell’ultimo fine settimana sono stati intensi, ma la giornata da bollino nero sarà sabato 5 Agosto.
La maggior concentrazione di traffico per il rientro è prevista, invece, nelle due ultime domeniche di Agosto e nel primo fine settimana di Settembre.

Sarà sempre così faticoso partire per le vacanze? Kapsch TrafficCom, società specializzata in soluzioni per la gestione del traffico anticipa quali saranno le tecnologie che ci renderanno le partenze meno stressanti. Al di là delle auto a guida
autonoma, per cui secondo gli analisti dovremo aspettare il 2030, molte soluzioni sono già realtà o molto vicine all’essere applicate.

Addio a caselli, barriere e corsie di rallentamento
Se il telepass ha rappresentato un rivoluzione, riducendo le code ai caselli, i sistemi definiti multi-lane free-flow (MLFF) faranno di più evitando del tutto gli imbottigliamenti che si creano nelle giornate del grande esodo estivo. Al posto delle barriere (tanto costose quanto ingombranti) ci saranno portali, simili a quelli già usati per i tutor, che dotati di telecamere registrano il passaggio dei veicoli e grazie a trasmettitori comunicano con i dispositivi installati su auto e camion addebitando il relativo pedaggio. I guidatori sentiranno solo un semplice bip dell’unità di bordo del loro veicolo, ma non avranno bisogno di rallentare alle barriere e questo eliminerà rallentamenti e code che attualmente si verificano ai caselli.
Questa soluzione permette anche di far intervenire gli agenti in caso di infrazione.

Sistemi a onde radio che comunicano con i portali per il pagamento dei pedaggi potranno inoltre aprire la strada ad ulteriori funzionalità. Come inviare informazioni utili sul traffico oppure segnalare incidenti ed ostacoli presenti lungo il tragitto. Addirittura potrebbero essere gli stessi veicoli in transito ad informare i portali (e quindi i centri di elaborazione dati) su eventuali situazioni di pericolo come forature e guasti che richiedono un intervento, oppure la presenza di ghiaccio sull’asfalto.

Se ci sono più strade, inoltre, questo sistema riconosce esattamente quella che abbiamo percorso, ripartendo subito il pedaggio ai diversi gestori autostradali. Questa soluzione consentirà anche di gestire proattivamente il traffico, scontando le tariffe per promuovere l’utilizzo delle strade in orari non di punta, per esempio nei giorni precedenti e successivi a weekend o di notte.

Questi portali, infine, sono poco ingombranti, per cui possono essere facilmente installati per cerare nuovi svincoli. Fantascienza? No, sono già realtà in molti Paesi europei, come Austria, Polonia, Repubblica Ceca e Svizzera e nel resto del mondo sono usati negli Stati Uniti, in Cile ed Australia. In Europa sono già in linea con la Direttiva Europea, che vorrebbe il pedaggio calcolato sui km effettivamente percorsi (che porterà ad eliminare i sistemi per esempio basati sulla vignette). Il caso della Repubblica Ceca, inoltre, dove il sistema è stato ripagato dai ricavi dei pedaggi dopo soli 6 mesi dall’inizio dell’operatività, dimostra che la transizione verso questo tipo di sistema potrà avvenire facilmente.

Integrazione tra gestione del traffico urbano e interurbano
Lo stesso tipo di tecnologia usata nelle autostrade è già integrata e lo sarà sempre di più anche per la gestione della mobilità in città. Per esempio, portali più piccoli possono essere installati per misurare la velocità media anche in città, nonché gestire gli accessi alle zone a traffico limitato. Una curiosità: pochi sanno che l’Italia è stata la prima ad inventare le zone a traffico limitato, create per proteggere il patrimonio storico-culturale di nostri centri. E se le grandi città sono ormai dotate di soluzioni automatizzate per la gestione del traffico, vedremo queste tecnologie sempre più diffuse anche nei piccoli centri cittadini, soprattutto nei borghi e nelle città di mare del sud Italia che hanno bisogno di gestire i picchi di visite durante la stagione estiva.

La smart mobility è dietro l’angolo
Ma quanto dovremo aspettare per gestire la mobilità in vacanza – e durante tutto l’anno – in maniera più intelligente? “Anche se molte delle tecnologie sono già disponibili, la normativa in alcuni casi non è ancora aggiornata. Prendiamo l’esempio delle macchine a guida autonoma, sono già realtà, ma in molti paesi non potrebbero nemmeno uscire dal garage”, spiega Paolo Rondo-Brovetto, presidente di Kapsch TrafficCom Italia. “Abbiamo già le tecnologie per migliorare la qualità di vita e la sicurezza sulle strade. Istituzioni e aziende dovrebbero co-operare più strettamente per rendere tutto questo possibile”.

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Inviare un fax con internet senza pagare si può! http://www.technicoblog.com/inviare-fax-con-internet-senza-pagare.htm http://www.technicoblog.com/inviare-fax-con-internet-senza-pagare.htm#respond Sat, 18 Mar 2017 19:47:45 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=3029

Avete un bisogno urgente di inviare un fax (pagamento di una bolletta?) e non sapete come fare? Oggi è possibile inviare un fax con internet ed è un’operazione che risulta essere meno complessa di quanto si possa immaginare visto che potrà essere svolta in maniera rapida e veloce. Ecco come inviare un fax in pochissimi minuti e senza spendere neanche un euro.

Per prima cosa occorre trovare un portale, con tanto di applicazione mobile, che permetta di effettuare l’invio del fax online senza essere così costretti ad avere l’apparecchiatura classica che consentiva di svolgere tale operazione in passato. Tra i più noti troviamo servizi come MyFax o il più famoso eFax, conosciuti in tutto il mondo che permettono di effettuare questa operazione con pochissimi click del mouse o tocchi sullo schermo touch del proprio dispositivo mobile. Ovviamente sarà necessario iscriversi al servizio in maniera tale che venga assegnato un numero personale di fax in modo da permettere l’invio dei fax ed allo stesso tempo di riceverlo dall’apparecchio del destinatario.

La registrazione al servizio

Per inviare un fax su internet è necessario creare un profilo sul servizio, come ad esempio i due che abbiamo citato nel paragrafo precedente, che si ritiene sia maggiormente consono alle proprie esigenze. Questa fase risulta essere molto semplice dato che si devono inserire mail, nome e cognome e scegliere un numero di fax dal loro archivio. In tale modo è possibile creare il suddetto profilo dal quale sarà poi possibile effettuare l’invio dei vari fax sfruttando il web. Precisiamo che alcuni di questi servizi richiedono anche i dati di fatturazione in quanto prevedono un servizio in abbonamento dopo il primo mese di prova. Per gli utenti occasionali è possibile comunque iscriversi e poi prima del termine del periodo di prova disdire l’abbonamento. I costi, per chi cerca un servizio top e professionale di invio fax, sono di circa 11 euro al mese.

Come si inviano i fax tramite internet?

Per poter inviare quest’ultima generazione di fax ci sono sostanzialmente tre modalità disponibili: online, via mail e da cellulare. La prima è quella di usare il sito web del servizio al quale accedendo al proprio account personale si potrà inviare, ma anche ricevere, direttamente da qui tutti i fax. Basterà cliccare su invia fax ed il procedimento è molto intuitivo. Soluzione ancor più semplice è quella di utilizzare direttamente la propria email seguendo dei semplicissimi passaggi. In sostanza si tratterà di inviare una mail ai server del servizio prescelto alla quale dovrà essere allegato il documento che si intende inviare per fax. Tutto molto semplice e veloce. La terza ed ultima soluzione è quella di inviare il fax direttamente da cellulare. Questa modalità sarà sicuramente molto più apprezzata dai giovani e dai professionisti che hanno sempre molte incombenze da rispettare fuori ufficio. Basterà scaricare l’app sul proprio cellulare ed iniziare subito ad usarla. L’interfaccia è pressoché identica a quella della piattaforma web, per cui non dovrebbero esserci particolari problemi a comprendere come funziona.

Per chi utilizza già un servizio di fax online e vuole consigliarlo agli altri lettori della nostra comunità può commentare qui sotto. La condivisione è un elemento imprescindibile a nostro avviso.

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Lendix permette di investire senza confini http://www.technicoblog.com/lendix-permette-di-investire-senza.htm http://www.technicoblog.com/lendix-permette-di-investire-senza.htm#respond Sun, 05 Feb 2017 17:09:41 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=3025 Lendix lancia il suo primo progetto di sviluppo imprenditoriale in Spagna.
Indipendentemente dal Paese europeo nel quale risiedono, gli investitori di Lendix potranno ora finanziare direttamente il primo progetto spagnolo e tutti quelli che seguiranno in Francia, Spagna e presto in Italia.

Il primo progetto spagnolo è J.I.Z. Operaciones S.L, appartenente al gruppo Ontime, un’azienda specializzata in logistica e gestione documentale. L’impresa ha richiesto un finanziamento di 310,000€ della durata di 60 mesi allo scopo di ristrutturare due magazzini adibiti alla gestione documentale.

“La strada è ancora lunga e la road-map 2017 impegnativa, ma questo progetto è un primo passo per la creazione di un mercato europeo del risparmio dedicato alle piccole e medie imprese”, dichiara Olivier Goy, Fondatore di Lendix.

“Entro il primo trimestre 2017 anche le società italiane potranno richiedere un finanziamento attraverso la nostra piattaforma e raccogliere così fondi da investitori sia italiani sia esteri”, aggiunge Sergio Zocchi, Direttore Generale Lendix Italia.

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Video Sponsorizzato: METRO lancia la Festa delle Attività in Proprio http://www.technicoblog.com/metro-lancia-la-festa-delle-attivita.htm http://www.technicoblog.com/metro-lancia-la-festa-delle-attivita.htm#respond Tue, 04 Oct 2016 12:00:40 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=3003 Festa delle Attività in Proprio METRO

METRO Cash & Carry lancia in tutta Italia la Festa delle Attività in Proprio, dedicata a tutti i professionisti o come vengono chiamati negli ultimi anni, le Partite IVA.
Una festa raccontata nel video che la presenta per quello che è in realtà, ovvero un momento di riconoscimento per tutte quelle persone che non sono hanno scelto una professione ma in qualche modo l’hanno inventata, sposata e ne hanno fatto un qualcosa che vive insieme a loro.
Una festa dedicata a tutti i “capi di sè stesso” che se da un lato ci fanno sorridere quando vengono presi in giro nei meme visto il proliferare dell’uso improprio dell’appellativo, dall’altro per forza di cose non manca l’idea che in un momento storico come questo, c’è dell’eroismo nel mettersi in proprio in Italia.

E in effetti, guardandomi indietro di anni, quando anche i miei genitori erano clienti di METRO, non posso che ricordare quando lavorando in proprio, non avevano orari, lavoravano anche qualche weekend, e molte volte, non sapendo dove lasciarmi, mi portavano a fare la spesa alla METRO.
E si, poi si faceva anche un salto al reparto abbigliamento, per ricompensare il mio ruolo di “accompagnatore”.

Insomma cari professionisti, METRO vi rende merito per tutto quello che fate, l’11 Ottobre andatevi a prendere tutte le pacche sulle spalle che meritate!
Per scoprire dove, basta andare qui.

Sponsorizzato da METRO

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