Innovatori PA – Technico Blog http://www.technicoblog.com Techno-Lifestyle Wed, 20 Sep 2017 13:28:49 +0000 en-US hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.8.2 Carta Etica Digitale http://www.technicoblog.com/carta-etica-digitale.htm http://www.technicoblog.com/carta-etica-digitale.htm#comments Mon, 12 Oct 2009 22:02:49 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=286 Innovatori Carta Etica Digitale

CARTA ETICA DIGITALE

ottobre 2009

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Art.1 (Opportunità digitale)

A chiunque deve essere universalmente garantita l’opportunità di accedere ad Internet per la diffusione del proprio libero pensiero

Art.2 (Sviluppo)

I Governi favoriscono l’accesso locale ad Internet quale sviluppo democratico della Societa’ dell’Informazione.

Art.3 (Promozione)

I Governi sostengono l’utilizzo di Internet sviluppando procedure di governance che assicurino trasparenza, efficacia e tempestività nei rapporti tra Stato e cittadino.

Art.4 (Rispetto)

Chiunque nell’utilizzo di Internet e’ chiamato al rispetto della risorsa tecnologica nell’interesse proprio e della collettività.

Art.5 (Verifica)

Chiunque nella diffusione di informazioni deve accertare e verificare, prima delle divulgazione delle stesse, la veridicità della fonte.

Art.6 (Segreto)

Chiunque condivide informazioni in Internet non è tenuto a rivelare la fonte dell’informazione se non su richiesta dell’autorità giudiziaria.

Art.7 (Anonimato)

Chiunque può ricorrere a sistemi di anonimizzazione etica qualora il Governo del proprio Paese ponga in atto azioni lesive verso i diritti e le libertà fondamentali dell’uomo.

Art.8 (Compilazione)

Chiunque scrive ed esegue un codice o un algoritmo informatico deve rispettare i diritti personali e patrimoniali altrui.

Art.9 (Standard)

Chiunque scrive ed esegue un codice o un algoritmo informatico deve porre ogni azione affinchè sia possibile garantire l’interoperabilità dei sistemi.

Art.10 (Gratuità)

Chiunque produce e diffonde liberamente la propria conoscenza non è tenuto alla corresponsione di alcuna tassa o esser sottoposto a vincoli di controllo.

per aderire a titolo personale o come associazione, ente, università invia una mail a ced [at] innovatori.it con nome, cognome riportando nell’oggetto: aderisco CED.

Versione Pdf

Aderisco e sostengo a gran voce la Carta Etica Digitale!

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BarCamp Innovatori PA in un video http://www.technicoblog.com/barcamp-innovatori-pa-in-un-video.htm http://www.technicoblog.com/barcamp-innovatori-pa-in-un-video.htm#respond Thu, 21 May 2009 17:16:35 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=192 Innovatori PA logo

Un video veramente ben fatto, che racconta sinteticamente e con poche ed incisive immagini e testimonianze l’andamento della giornata e l’ancora oscuro meccanismo del barcamp, conosciuto e apprezzatissimo da noi bloggers ma quasi incomprensibile per molti.

E’ bello potersi vedere in video in relazione ad eventi come questo!

Via friendfeed – frac78

Gigi Cogo su Nstreet

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BarCamp Innovatori PA: la Cittadinanza Digitale http://www.technicoblog.com/barcamp-innovatori-pa-la-cittadinanza-digitale.htm http://www.technicoblog.com/barcamp-innovatori-pa-la-cittadinanza-digitale.htm#respond Sat, 16 May 2009 16:44:30 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=182 Michele Vianello

Nella sessione pomeridiana il tavolo che seguo è quello animato (è proprio il caso di dirlo) da Michele Vianello, vicesindaco di Venezia nella giunta di Massimo Cacciari.

Ovviamente trattandosi di cittadinanza, la figura da cui partire è il cittadino, al centro di tutto.
Quindi questo cittadino come si presenta?
Tutti concordano nel dire che è dinamico, in continua evoluzione, impara dalle sue esperienze e mette a frutto gli insegnamenti che ne ricava, un processo che ritrae perfettamente la rete, anch’essa in continua evoluzione.
Le attività del cumune cittadino si evolvono anche nell’uso che fa della rete, in ogni momento: internet può essere visto come il diavolo o l’acqua santa, tutto dipende dall’uso che se ne fa. Possiamo assistere al fenomeno del blogging e del Web 2.0 , come possiamo venire a sapere di traffici più o meno illeciti di materiale illegale attraverso la rete.

Ed è proprio al cittadino che si rivolge la massima citata da Michele Vianello:

Le formiche hanno i megafoni

A dattandolo alla realtà: le formiche siamo noi, i cittadini, il megafono è la rete, il comunicare sul Web.
Gli strumenti di Cittadinanza Digitale sulla rete si moltiplicano, si rafforzano e vengono condivisi, per cui ognuno può dire la propria.

Ma in cosa consiste la Cittadinanza Digitale?

Consiste nel renedere ogni cittadino partecipe della Res Publica attraverso il digitale, nell’istruirlo perchè possa ottenere ogni servizio a cui a diritto tramite il Web, il cellulare, lo smartphone.
Allargado il discorso alla capacità di condivisione, di produzione di nuovi contenuti.. più in definitiva, rendere il cittadino capace di dire la propria, di partecipare alla conversazione.

Ma il cittadino non sempre è in grado di accdere ai suoi “diritti digitali” (che rispecchiano i suoi diritti precostituiti a norma di legge), ma lo stesso significato del termine “diritto” pone l’accento sul fatto che tutti i cittadini dovrebbero essere in grado di padroneggiare gli strumenti che una P.A. Digitale fornisce loro.
Di qui la necessità di istruire il cittadino, di insegnargli ad interagire tramite un suo ufficiale alter ego digitale, una sorta di avatar di Second Life ufficiale ed in contatto con la P.A. , ma meno basato su fronzoli grafici, è l’efettività della fruizione che conta!

Michele cita come esempio il suo lavoro presso il Comune di Venezia, l’ ID e la Password per accedere alla rete Wifi gratuita per tutti i cittadini sono un segno tangibile della loro appartenenza alla Cittadinanza Digitale, per loro il gap tecnologico è in un certo qual modo colmato dall’alto, dallo Stato che si prende cura della loro informatizzazione, e quindi dei loro diritti.

L’accesso libero alla rete per tutti viene elaborato dal tavolo e l’unica risposta è che dovrebbe essere garantito a prescindere dallo Stato, scollegandolo da una logica prettamente commerciale ed orientandolo in un’ ottica di “servizio base” al cittadino.
Il mio punto di vista pone l’accento sul fatto che la P.A. vede ancora la rete come un servizio in più, non base, l’accesso ad Internet viene visto solo come attività ludica ed in qualche modo ricreativa, non viene ancora ponderato l’accesso ad internet allo scopo di imparare.
L’esempio pratico sono proprio io, grazie alla rete, al software libero, e soprattutto ai blog ho imparato a programmare, a costruire siti, a comunicare, nel giro di qualche mese, ed uno dei risultati che ho ottenuto è proprio questo blog.
Ho rivisto tutte le mie priorità, i libri da leggere, le materie da approfondire, gli studi da portare avanti, tutto grazie ad internet e ad altri cittadini digitali che hanno intrapreso lo stesso tipo di percorso anni prima di me.
E questo percorso è stato condiviso, messo in rete, favorito, e non ultima, è stata garantita la gratuità e la possibilità di remixarlo: i principi cardine del Web 2.0 , partecipazione e mash up.

Ma tutto questo è avvenuto grazie ad un abbonamento Adsl fornito da un privato, come cittadino sarei stato mille volte più grato allo Stato se avesse permesso questa fondamentale parte della mia formazione come cittadino e uomo in maniera totalmente gratuita.

Il problema in seno allo Stato su questi temi è di natura culturale, il quesito che nasce tra i partecipanti alla discussione è questo: lo Stato non ne vuole sapere del diritto alla rete pubblica gratuita, perchè?

Non ci sono fondi? Non viene vista come una priorità?

Il focus passa dagli interrogativi irrisolti all’ user experience del cittadino on line e tutti sono concordi nel dire che il tasso di gradimento e quindi di partecipazione attiva del cittadino ai servizi di una Pubblica Amministrazione Digitale dipendano essenzialmente da cosa quest’ultima è in grado di offrire all’utente finale. Contenuti validi, utili, semplici da utilizzare, interessanti e coinvolgenti.
E’ ferma opinione di Michele Vianello che fornendo servizi del genere al cittadino, quest’ultimo si trasformi da utente finale a vero e proprio Evangelist del servizio, citando come esempio il progetto di Wifi gratuita che è stato realizzato tramite ripetute domande a quelli che poi lo avrebbero utilizzato una volta impiantato: dove volete gli hotspots, quale arredamento…. e tutto ciò che serve.
Un pratico esempio di servizio finale partecipato e condiviso, ma non solo dagli uffici competenti a livello amministrativo ed in seno al palazzo del comune, ma attraverso le linee guida dettate dai diretti interessati, i cittadini.

I paradossi dell’attuale sistema della P.A. vengono a galla presto, riguardo ai pagamenti che la P.A. esborsa per usufruire di banche dati che lei stessa contribuisce a creare.
Viene citato l’esempio delle banche dati della Motorizzazione Civile, secondo cui, la P.A. inserisce i dati all’interno delle stesse, ma poi deve pagare per poterle consultare, uno spreco di denaro assurdo!

Gli elementi essenziali che lo Stato dovrebbe mettere a disposizione di ogni cittadino sono:

RETE

SERVIZI

CONTENUTI PUBBLICI

FORMAZIONE

E proprio a proposito di ciò è Sergio Agostinelli di Formez a prendere al parola, definendo “diritto pubblico universale” l’accesso libero a questi elementi essenziali, ed etichettandolo come propedeutico alla realizzazione della Cittadinanza Digitale.

Sia il diritto puro all’accesso, che le infrastrutture per garantirlo e realizzarlo sono i cardini su cui ruota l’adeguamento della P.A. all’anno corrente in termini di efficienza e di efficacia.
L’idea che questo post vuole lanciare è una sorta di “Manifesto degli Standard minimi della P.A. Digitale” in termini hardware/service/software , ma anche di soddisfazioe effettiva dell’utente finale.
L’idea è lanciata, ora non resta che plasmarla con il contributo di più persone possibili.

Note addizionali:

Dalla discussione al tavolo due del BarCamp sono emerse due ottime segnalazioni di servizi ad alto valore aggiunto create da amministratori locali e destinate a tutti i cittadini:

Venice Connected

Sardinia Digital Library

Vale la pena prenderli come esempio.

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BarCamp Innovatori PA : La Pubblica Amministrazione è Colpevole ! http://www.technicoblog.com/barcamp-innovatoripa-la-pubblica-amministrazione-e-colpevole.htm http://www.technicoblog.com/barcamp-innovatoripa-la-pubblica-amministrazione-e-colpevole.htm#comments Fri, 15 May 2009 00:00:56 +0000 http://www.technicoblog.com/?p=178 Innovatori PA

13 Maggio 2009, nell’ambito del Forum PA si svolge il tanto atteso BarCamp Innovatori PA, e già dalle prime battute non si scherza.
In uno dei taovoli Ernesto Belisario introduce il tema che diverrà dominante in tutta la sala: Il processo all’arretratezza della Pubblica Amministrazione Digitale. Il tavolo si presenta subito ben assortito, vedendo oltre a Ernesto, la partecipazione di Elio Guarnaccia e dell’inesauribile Flavia Marzano in qualità di avvocato difensore.
E’ presente anche un testimone dell’accusa, si tratta dell’ avvocato Giovanni Battista Gallus che è anche consigliere comunale di una piccola città sarda, e tutti i giorni si trova a fare i conti molto da vicino con l’arretratezza della cosa pubblica.

Il processo ha inizio e la domanda fondamentale taglia subito le gambe ad ogni possibilità di difesa: La Pubblica Amministrazione Digitale.. Chi l’ha vista?
Quindi i servizi di Pubblica Amministrazione Digitale ci sono o no? C’è chi al tavolo ripete che ci sono, quindi il problema sarebbe meramente organizzativo, ma anche comunicativo a mio avviso. Il cittadino medio, è al corrente dei servizi di cui ha diritto ed dei modi in cui vengono erogati?
Innanzitutto si tratta di considerare l’estensione del significato del termine Digitale: non si tratta solamente di fornire servizi online, ma anche via telefono cellulare, ma a questo punto principalemnte tramite il media più diffuso che rimane pur sempre la televisione tradizionale.
Immaginiamo a chi sono rivolti i servizi della Pubblica Amministrazione, immaginiamo un anziano, difficilmente potrà accedere a dei servizi digitali agilmente se non avrà prima una spiegazione in termini molto semplici da un “media amico” , che può essere ad esempio la tv, a cui è abituato, e con cui condivide magari più momenti delle sue giornate.

Qui il punto della situazione secondo il Sole 24 Ore.

Nella galassia rarefatta dei servizi offerti dalla P. A. esistono siti internet, pubblicazioni cartacee come la Gazzetta Ufficiale, e sportelli più o meno noti che si inseriscono in maniera capillare nel territorio, ma a mio avviso ciò che si avverte è un senso di dispersione, di divisione tra un ente ed un altro, di allungamento e complicazione del procedimento amministrativo, per dirla in senso più o meno giuridico, di una enorme Conferenza di Servizi che rende il tutto più complicato.
In fondo se ragioniamo in termini di immagine, gli organi della P.A. sono molteplici, ma la stessa fa capo ad un’unica figura, che è quella dello Stato, quindi riunire sotto un’unica entità la gamma di servizi al cittadino, ma anche il back office, i sistemi informativi e i database della P.A. non sembra una strada troppo tortuosa da percorrere.

Flavia Marzano a proposito del lato back office della P.A. fa notare che una collaborazione organizzata e sistematica del procedimento amministrativo tenderebbe anche ad unificare ed armonizzare il lavoro dei singoli uffici, fino alle singole persone evitando di fare 100 volte lo stesso tipo di lavoro, lo stesso tipo di attività. Un risparmio netto sia in termini di tempo che di effettiva produttività, elevato al numero dei dipendenti di ogni singolo dicastero.

Ernesto Belisario a proposito del Codice non ha dubbi, in questo post e al tavolo, lo definisce in questo modo:

Non credo di esagerare se scrivo che il Codice dell’Amministrazione Digitale è una delle norme meno applicate e conosciute dell’intero ordinamento giuridico italiano.

Ovviamente la natura giuridica dei procedimenti e dell’organizzazione della P.A. prende il sopravvento, e non si può evitare di parlare del Codice dell’ Amministrazione Digitale, emanato con Decreto legislativo del 7 marzo 2005, n. 82, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 111 del 16 maggio 2005, a seguito della delega al Governo contenuta all’articolo 10 della legge 29 luglio 2003, n. 229 (Legge di semplificazione del procedimento amministrativo 2001).

E dalla discussione emerge che l’aggettivo che meglio descrive il CAD è uno: di fatto, abrogato!

Sempre Enrico su Pubblica Amministrazione .net prosegue:

Negli ultimi anni il processo di informatizzazione della Pubblica Amministrazione ha conosciuto un’altalena fatta di roboanti annunci di innovazione, cospicui investimenti a cui è corrisposta quasi sempre la delusione delle aspettative suscitate.

Non sorprende, quindi, che recenti ricerche evidenzino come, nonostante la diffusione delle ICT sia sempre più capillare, l’attività amministrativa continui ad essere saldamente legata al “cartaceo” e che è scarsa la penetrazione dei servizi on line della PA.

Quindi, chi dovrebbe vigilare sull’attuazione della politica intrapresa da un determinato Governo? Questa domanda può essere posta in un altro modo, chi ha l’onere di un monitoraggio sulla P.A. ?
Il cittadino è ben lontano dall’avere un resoconto effettivo dei processi interni alla P.A., ha una risorsa a sua tutela chiamata Tribunale Amministrativo Regionale (per gli amici Tar) le cui procedure attengono ad interessi meramente personalistici ed economici del cittadino nei confronti della P.A. non certo all’erogazione di servizi efficienti o alla digitalizzazione di quest’ultima.

Il dubbio sale tra tutti gli intervenuti al processo: il cittadino vuole un più stretto contatto con la P.A.? Necessita di questo?
Guardandomi intorno vedo persone che hanno scritto, hanno postato presentazioni su Slideshare, si sono presi l’onere di introdurre temi e snocciolarli insieme a tutti gli altri iscritti, ma tutti con un comune denominatore, la voglia di migliorare, di raddrizzare ciò che non va, di mettersi in gioco, o più semplicemente di spremere i propri cervelli per produrre qualcosa di positivo. Ma non saremo un gruppo troppo elitario?
Non ne faccio questioni di caratura intellettuale o culturale, ai tavoli c’era gente diversissima come curriculum e studi, ma a livello di intraprendenza, di voglia di fare, di visione del futuro.
Con questa mia considerazione non voglio togliere niente a nessuno, per carità, ma certe volte ad essere innovatori ci si sente un pò soli…

Ma perchè vengono introdotte quelle poche e insufficienti innovazioni?
Un’altra domanda interessante, e la risposta viene accolta da ampi consensi: le innovazioni vengono introdotte solo per ridurre i costi e non per migliorare l’efficienza e quindi il servizio finale al cittadino. E’ lo stessa forma mentis adottata intorno agli Anni ’80, sfortunatamente ci si illude che i tempi siano cambiati.
Spesso i progressi vengono visti come ulteriore burocrazia a carico delle amministrazioni centrali e non come tesi al miglioramento della qualità del servizio erogato. Cosa che a mio avviso si rifletterebbe anche in termini di immagine sulle stesse amministrazioni secondo un procedimento molto semplice che ricorda molto da vicino il concetto di buzz marketing:

Impiegato della P.A. —> Contento del suo lavoro, della semplificazione delle pratiche e dei procedimenti, meno lavoro ma di qualità.

Impiegato della P.A. —> Comincia a parlare bene del suo lavoro con famigliari, amici e conoscenti.

Risultato —> Miglioramento dell’immagine della P.A. , maggior fiducia dei cittadini nei confronti della P.A. maggior fiducia nella politica, maggior fiducia nello Stato, i cittadini si avvicinano alla P.A. con occhi diversi e sicuramente meno preoccupati.

Moltiplicare il tutto per ogni impiegato della P.A. italiana, gran bel risultato!

All’interno del tavolo, c’è chi solleva un vizio di forma a proposito della definizione di P.A. Digitale, che viene subito accolto dal giudice 2.0 : non possiamo parlare di P.A. Digitale come di un ente diviso dal concetto unificante di Pubblica Ammnistrazione, a mio avviso un processo di semplificazione e che tenda all’efficacia debba necessariamente cercare di unire invece di creare compartimenti stagni, così come affermavo più sopra.

Immaginiamo a questo punto un portale unificato ed ufficiale dello Stato che raggruppi in sè ogni servizio P.A. questa volta veramente contemporaneo e digitalizzato, a questo punto bisognerebbe creare una sorta di “autostrada digitale” per condurre il cittadino su tale portale. E se il cittadino non avesse interesse nel farlo?
Dove si trovano i cittadini italiani digitalizzati attualmente?

Su Facebook!
Qui i dati di Vincenzo Cosenza ( guarda anche i suoi post correlati per una panoramica d’insieme)

Quindi si tratterebbe di portare la P.A. dove sono i cittadini e non viceversa, come propugna anche Giovanni Battista Gallus, sia al tavolo che durante una piacevole chiacchierata su politica e social media durante la pausa caffè.

Alla fine, dopo un’arringa veemente dell’ accusatore principale, Ernesto Belisario, la difesa cede ed il giudice CONDANNA la P.A. a rimettersi al passo con i tempi, a modernizzare i procedimenti e a digitalizzarsi.

E visto che sia il processo che la giuria sono 2.0 l’intento è quello di produrre un progetto comune NELL’ APPOSITO GRUPPO sul Network Innovatori PA, che possa essere proposto “dal basso” alla P.A. sperando in un qualcosa di positivo.

Il BarCamp continua online…

( image credit: Comune di Tarzo – TV )

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