Mark Zuckerberg

Ultimamente le proteste sulla questione della privacy su Facebook, l’implementazione del protocollo Open Graph e dei nuovi social tools come il Like Button stanno divampando in ogni angolo della rete. Facebook, ed in particolare Mark Zuckerberg ne stanno vedendo di tutti i colori.

In particolare si parla di privacy.

Giorni fa, Punto Informatico scriveva così:

Secondo i garanti della privacy europei i cambiamenti alle impostazioni di privacy introdotte da Facebook sarebbero “inaccettabili”. L’associazione Articolo 29 si unisce così (idealmente) ai dubbi sollevati dal senato statunitense, che ha chiesto maggiore trasparenza al social network in blu. In realtà non è la prima volta che il gruppo chiede a Facebook maggiore attenzione nei confronti di tali tematiche.

Benissimo, ma in dettaglio di che si tratta?

Con le modifiche apportate tempo fa alle impostazioni della privacy su Facebook, gli account sono stati in un certo senso “resettati” e cioè, impostati in modo che ogni singolo elemento condiviso possa essere visibile a chiunque. Ma un momento, non è il caso di allarmarsi, infatti, a ben ricordare, il giorno stesso dell’update nella home compariva un avviso chiarissimo ed inequivocabile che invitava gli utenti a rivedere i propri settaggi.

Infatti, attualmente ogni utente lungimirante ha impostato liste (nessuno ha parlato di quanto le liste aiutino la privacy del proprio account), foto e video, o addirittura la bacheca secondo i settings più convenienti. Quindi nulla di nuovo sotto il sole.

Tant’è che alcune “personalità” del panorama 2.0 hanno espresso pubblicamente tutto il loro dissenso nei confronti di questo malumore che striscia tra gli ambienti meno informati e tra i soliti aberranti sensazionalismi che, in particolare nella stampa italiana trovano il loro habitat naturale (esempio pratico è questo “articolo” del Corriere della Sera Magazine).

Corriere della Sera Magazine

Tra i nomi noti della scena a schierarsi in favore di Mark Zuckerberg è Michael Arrington, di Techcrunch che (a ragione) contesta apertamente la condotta dei media nei confronti del CEO di Facebook, a partire dalla campagna denigratoria scaturita dalla scoperta di alcuni instant messenges tra Zuckerberg ed un suo compagno di studi di Harvard intercorsi quando il primo aveva solo 19 anni e stava ancora con il naso dentro i libri di filosofia. Interessante, andiamo a mettere in croce qualche dirigente d’impresa per ciò che diceva a 19 anni.

L’incastro della vicenda è sottilissimo, ma di una stupidità disarmante: attualmente la privacy su Facebook è materia di flame e proteste, quindi, i messaggi istantanei che Mark Zuckerberg inviava a 19 anni sono un chiaro esempio di come viene gestita la privacy da una delle principali companies al mondo sei o sette anni dopo. Sfugge anche, il più delle volte, che il CEO di Facebook non è solo nella gestione dell’impresa, ma è circondato da fior di collaboratori, quindi, più che attaccare lui, sarebbe opportuno almeno conoscere quali sono le persone “executive” all’interno della company. Ma lasciamo stare, quello che mi rammarica è che anche il Business Insider abbia fatto il suo articoletto a proposito di questi ridicoli IM.

Magari sarebbe più esaustivo andare a leggere le risposte di Elliot Schrage ( vice president for public policy di Facebook) alle domande dei lettori sul New York Times, almeno per avere qualcosa di più in mano che non un ipotetico scambio di IM.

Altro nome noto della scena che si è schierato apertamente a favore di Facebook è Loic Le Meur ( fondatore di Seesmic, ideatore di Le Web e molto amico della sorella di Mark Zuckerberg, Randi).

Al di là delle connessioni personali di Loic Le Meur, lui ha il merito potenziale di poter chiudere definitivamente la faccenda con una frase semplice ed incisiva (pubblicata oggi sul suo blog):

If you guys have a problem with your privacy settings on Facebook go ahead change them and stop complaining.

Chiaro, semplice e che non lascia adito a polemiche ulteriori.

Se avete problemi con la privacy su Facebook, perdete cinque minuti del vostro tempo, andate nelle impostazioni del vostro account, e cambiate tutto a vostro piacimento. Barricate il vostro profilo, sbarrate porte e finestre, mascheratevi da Pulcinella e rendetevi irriconoscibili nelle foto, anzi non mettete nè foto nè video… che ci fate su un social network allora?

Altro campanello d’allarme dei giorni scorsi: “Mio dio, Facebook e la Location.. che cosa vorrà dire mai? Facebook triangolerà ognuno di noi attraverso potentissimi satelliti atomiconuclearimassonici e rivelerà al mondo la nostra posizione..”

Altro passo falso degli allarmisti della domenica, Facebook in realtà ha concluso un accordo con Foursquare per cui c’è la possibilità di condividere checkin e badges sul proprio porfilo in maniera automatica, così come riportato da Mashable in questo post.

Mi ricordo i primi tempi in Facebook, quando un’applicazione chiedeva di essere installata e chiedeva di accedere ai dati dell’utente: un bel pò di persone che conosco negavano l’accesso all’applicazione per paura di chissà quali vendette a suon di pubblicità indesiderate o spam massivo porta a porta. Da quei tempi ne è passato di tempo ed ora, con facebookcafe interfacciato tramite Facebook Connect, mi ritrovo ad essere nei panni del creatore di applicazioni, infatti la registrazione avviene tramite Facebook, che chiede esattamente questo, garantire l’accesso ai dati da parte dell’applicazione. Vi è arrivato mai spam da me? Secondo voi ho accesso alle foto dei vostri festini a base d’alcool?

Non credo proprio, al massimo posso collezionare le vostre e mail se diventate utenti di facebookcafe, ma questo perchè ho settato io la funzione all’interno del codice che appartiene a me e al mio sito, non certo a Facebook. Una funzione elementare per poter comunicare in ogni momento con i miei utenti e mandare loro gli aggiornamenti (come comincerò appena finita la fase di testing di Open Graph).

Nulla di nuovo sotto il sole, sono anni che carico (tutto visibile a tutti) foto su facebook, contenuti, post di questo e di altri blog con cui collaboro, c’è il mio cellulare nelle info, così come sulla pagina “Chi Sono” di questo blog.. e sapete che cosa mi è successo di orribile da quando ho reso di dominio pubblico tutti questi dati “sensibilissimi”?

NIENTE… ASSOLUTAMENTE NIENTE..

Privacy su Facebook, Like e proteste varie: due voci fuori dal coro

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