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Blogbabel acquisita da Liquida

by Giorgio Marandola on September 9, 2009

Liquida acquisisce Blogbabel

Blogbabel, una babele tra le polemiche

Blogbabel è un servizio di monitoraggio della blogosfera italiana molto simile, anzi a dire la verità, la copia autentica ma Made in Italy di Technorati.
Nella sua esistenza, ha suscitato non poche polemiche, come riporta Downloadblog il 25 Marzo 2008:

“Diventata famosa per la classifica dei blog, classifica che ha scatenato ripetutamente polemiche, litigi, sospetti, tentativi di manipolarla e generato successivi aggiustamenti dei pesi dei vari indici utilizzati per calcolarla.”

Bene, ma nella sua intensa esistenza, sotto la gestione del suo creatore, Ludovico Magnocavallo, ne succedono di cotte e di crude.

Riassunto delle puntate precedenti (cit. Tagliablog):

1 - Blogbabel apre

2 - Blogbabel chiude

E nel comunicato sul sito si leggeva che la colpa di tutto ciò era attribuibile a Napolux e PaulTheWineGuy ed altri responsabili di non capire che la licenza d’uso dei contenuti ha poco a che fare con i motori di ricerca.

Blogbabel Sospesa con errore classico

Poi ovviamente, degno della miglior tradizione italica, il classicissimo errore della terza persona plurale, “scrivetegli, è in gran parte colpa loro” . Della serie, “parla come magni”… si però, insomma…

3 - Si comincia a vociferare che Blogbabel riaprirà

4 - Qualcuno ruba username e password per sbirciare oltre il maldestro comunicato della homepage, e diffonde screenshots della nuova versione di Blogbabel. Putiferio anche lì, neanche si trattasse di una telenovela.

5 - Il servizio riprende a funzionare

Infine, Blogbabel viene messa all’asta su eBay al ridicolo prezzo di 4.999 euro, ma l’asta, ad un certo punto viene ritirata da Magnocavallo. Le motivazioni sono riportate nel suo blog, in cui dice:

“Da qui la sospensione dell’asta che rientra nei termini previsti da ebay, dato che le due offerte in questione altro non sono state che la prosecuzione di colloqui avviati parecchi mesi fa, cui la messa in vendita di questi giorni ha solo dato una accelerata finale.”

Praticamente ha cercato di tirare sul prezzo.

Sensazione confermata da un altro capoverso:

“ha fatto intravedere ad alcuni la possibilità di acquistare qualcosa ad un prezzo basso, inferiore a quello reale e alla portata di budget tutt’altro che faraonici; dall’altro, ha spinto chi già aveva interesse ad un’acquisizione ad accelerare i tempi per cercare di raggiungere un accordo prima della scadenza dell’asta, costringendo a spingere sull’acceleratore e permettendo anche di saltare parecchie delle pastoie burocratico/aziendali (budget, approvazioni, ecc.) tipiche di processi di vendita normali.”

Quindi si tratta di 3 offerte, vediamo quali:

1 - Quella di Liquida (Gruppo Banzai), la cifra non è stata ancora resa nota

2 - Quella di Promodigital e Develer pari a 40.150 euro

3 - Quella raccontata in modo spassosissimo da Macchianera in questo post pari a 80.000 euro

Ludovico Magnocavallo in tutto ciò, rimarra in funzione a Blogbabel, così come dichiara la press release sul blog di Liquida:

Per quanto riguarda BlogBabel, lo sviluppo futuro sarà ancora supervisionato da Magnocavallo che continuerà a mettere a disposizione la sua esperienza – per molti versi unica – in questo settore.
“La consulenza di Ludovico Magnocavallo” dichiara Andrea Santagata, fondatore di Liquida, “oltre ad apportare a Liquida le competenze di un professionista di alto livello, garantisce a BlogBabel e ai suoi affezionati utenti che lo spirito del sito rimarrà intatto. Credo infatti che uno dei punti fondamentali che ha portato alla chiusura dell’accordo sia stato proprio quello di avere condiviso e immaginato insieme un futuro di crescita per Blogbabel” conclude Santagata.

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Facebook acquisisce Friendfeed

by Giorgio Marandola on August 11, 2009

Friendfeed Logo

Friendfeed accetta l’amicizia di Facebook

Ok dico la verità, l’acquisizione è solo un pretesto..per prendere le cose a modo mio… Twitter è il fenomeno del momento e sta per eguagliare come performance quelle di Facebook, ma effettivamente Friendfeed è molto più efficace, molto meglio strutturato, molto più semplice da usare.. e la cosa che usandolo salta subito agli occhi e lo pone, secondo il mio modesto parere, un passo avanti a Twitter è che se c’è un aggiornamento di stato, i commenti i “like” appaiono subito sotto l’aggiornamento in questione.

Efficenza? No.. solo normalità.. è giusto così, è logico così.

Se ne parlava tempo fa in giro, Friendfeed veniva definito come un servizio molto più efficiente di Twitter, ma destinato a morire inutilizzato..

Per fortuna che qualcuno a Palo Alto non l’ha pensata esattamente in questo modo.

Per cui Facebook ha acquisito Friendfeed, e sicuramente è un colpaccio, almeno sulla carta. Ora Mark Zuckerberg ed il suo enturage si misureranno con logiche per certi versi differenti da quelle che dominano gli scenari da social network puro e semplice. L’utente Friendfeed, come me, come tutti i bloggers che si rispettino, è un utente esperto, che ha esigenze ben definite, sa cosa vuole e cosa aspettarsi.

Non ne facciamo solo una questione di Marketing, qui si tratta di usabilità orientata alla condivisione di contenuti, si tratta pure di fare concorrenza allo strapotere mediatico di Twitter. E per far ciò, il caro Mark californiano dovrà attirare su Friendfeed le masse, perchè, Twitter è uno strumento di marketing strausato ora, da redazioni, bloggers e professionisti di svariati settori, ma anche dall’utente web medio, che non ha nella sua presenza online un fine puramente commericale.

A livello di “conversione” pura e semplice è quello il tipo di utente che fa gola, che clicca ancora sui banner, che contribuisce al successo economico di un servizio non avendo competenze avanzate.

Rimarrà solamente il cruccio tipico di questo tipo di servizi, la monetizzazione.

Ora Twitter sta cercando di studiare un programma di servizi a pagamento per i suoi utenti professionali, quasi come a voler tornare al Web 1.0 la cui proverbiale bolla è nota a tutti, esperti e non.

Zuckerberg si trova ad affrontare una sfida molto diversa da quella rappresentata da Facebook, ha messo le mani su un servizio che ha un potenziale indescrivibile, adesso è il momento di dimostrare che l’esperienza di Facebook ha lasciato un segno, dovrà dimostrare maturità.

Buona fortuna Mark! Dimostra di essere cresciuto!

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Pirate Bay a pagamento!

by Giorgio Marandola on July 21, 2009

Jhonny Depp

Pirate Bay sarà a pagamento

Come volevasi dimostrare, come ho avuto già modo di dire in merito ai comunicati stampa in occasione dell’ acquisizione, Pirate Bay è scomparsa, almeno così come ce la ricordavamo!
Uno dei fondatori aveva dichiarato che le cose non sarebbero cambiate, che tutto sarebbe migliorato, che il cambio di gestione avrebbe comportato solo delle migliorie a livello gestionale e a livello server, ma già allora la press release della Global gaming factory appariva discordante, infatti affermava di dover elaborare un metodo per poter remunerare i dententori del copyright ad ogni download.
Ecco il metodo che è stato trovato, il più vecchio del mondo, far pagare gli utenti!

E tutto ciò, a parte l’ovvieta dell’avvenimento, che era largamente previsto, pone l’accento sul PRENDI I SOLDI E SCAPPA organizzato dai vecchi proprietari.

Pirate Bay sarà a pagamento, probabilmente a partire da fine luglio o inizi agosto, quando sarà completa l’acquisizione fatta da Global gaming factory. Lo rivela Wayne Rosso, uno dei nuovi manager di Pirate Bay e personaggio storico del mondo del peer to peer (è stato amministratore di Grokster).
Bisognerà pagare un canone per poter utilizzare Pirate Bay, ma - spiega Rosso - sarà un prezzo ridotto per chi mette a disposizione più risorse di banda per gli altri utenti. Il che lascia intendere che resterà in piedi come sito basato sul peer to peer, non si trasformerà in un negozio online tradizionale: gli utenti continueranno a scambiarsi file, ma a pagamento, per remunerare i relativi diritti d’autore.

“La svolta di Pirate Bay conferma due assunti validi anche in rete, l’illegalità non può essere un modello di business sostenibile e che le iniziative giudiziarie costituiscono un valido deterrente”, dice a Repubblica.it Enzo Mazza, presidente di Fimi (Federazione industria musicale italiana).

“La conversione di Pirate Bay? Niente di nuovo dai tempi di Napster”, aggiunge Andrea Monti, avvocato tra i massimi esperti di diritto d’autore online. Anche Napster ha seguito analoga parabola, da baluardo del peer to peer a offerta legale (disponibile solo negli Usa). Non ha un grande successo, “ma resiste ed è ancora quotato in borsa”, dice Monti.

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Pirate Bay è stata comprata!

by Giorgio Marandola on June 30, 2009

The Pirate Bay acquired

Pirate Bay acquisita da una software firm svedese

La società produttrice di software Global Gaming Factory X ha acquisito, al prezzo di 7.8 milioni di dollari il celebre portale The Pirate Bay, che fino ad oggi si dipingeva come l’ultimo baluardo in difesa del software libero e della libertà in rete, fino ad oggi appunto, ma ora, non ne rimane nulla.
Sono stati fondati addirittura partiti politici in Svezia e nel resto dell’Europa, sull’onda del processo che ha visto protagonista Pirate Bay, ed ora?
Sarebbe ridicolo vedere ancora i simboli dei vari partiti pirata in giro per le schede di tutt’europa.

Pirate Bay, in questo comunicato, cerca di spiegare l’accaduto celando l’operazione puramente economica dietro un’ipotetica necessità del portale, secondo una formula che vuol dire tutto, ma non vuol dire niente applicata al caso concreto: su internet, i progetti che non si evolvono, muoiono.
Ovviamente, ma la vera forza di Pirate Bay non era certo la proprietà, erano gli utenti, e l’uso del passato credo sia d’obbligo in una notizia come questa. Dubito fortemente che gli utenti della Baia continuino ad alimentarla ed a sostenerla ora che è di proprietà, per così dire, privata.

Dal tenore dei commenti al comunicato di Pirate Bay già si può avere il polso della situazione, gli utenti accusano gli ormai ex proprietari del portale di aver concluso questa operazione solo per denaro, ed in effetti non sembra esserci altra spiegazione plausibile, anche se nel comunicato si legge che i profitti delle vendite andranno interamente ad una non meglio specificata organizzazione benefica che dovrebbe promuovere la libertà di parola e la libertà della rete.. Ma qual’è quest’organizzazione?

E quale multinazionale pagherebbe 7.8 milioni di dollari per non ricavarne neanche un centesimo?

Evidentemente chi ha scritto il comunicato di Pirate Bay ha di gran lunga sottovalutato la capacità di discernimento degli utenti della Baia.
Sarei perfettamente d’accordo se questa ipotetica fondazione esistesse davvero, e credo che chi ha scritto il comunicato si sarebbe compiaciuto nel farne il nome. Ma tutto ciò non è successo, stranamente?

Il Chief Executive di Global Gaming, ha dipinto così l’inizio della nuova (e sicuramente discendente) era di Pirate Bay:

We would like to introduce models which entail that content providers and copyright owners get paid for content that is downloaded via the site.

E’ come dire, senza peli sulla lingua: vogliamo che da oggi splenda il sole a mezzanotte.

Già da ora si vedono le prime “migliorie” , almeno secondo la nuova gestione.

TorrentFreak, rivela in questo post che Pirate Bay chiuderà a breve il suo software proprietario di Torrent Tracking, che verrà sostituito con un altro, definito “decentralizzato” da Peter Sunde, diciamo un tracker sviluppato da terze parti.
Avrà le stesse caratteristiche?
E sorpattutto.. manterrà l’anonimato degli utenti in cerca di files Torrent?

In ogni modo, i torrent ricercati tramite Pirate Bay non saranno hostati sui server della Baia, e già questo vuol dire tanto.
In più questi server saranno “open” e chiunque potrà avere accesso agli stessi attraverso l’implementazione di A.P.I.

Come potete vedere anche dai commenti al post di TorrentFreak, il disappunto corre tra gli utenti, uno su tutti, lapidario, recita:

R.I.P. TPB !

Riposa in pace The Pirate Bay!

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La Cnn acquisisce l’account Twitter CNNbrk

by Giorgio Marandola on April 16, 2009

Cnn control room

L’ account in questione è vicino al milione di followers su Twitter e promette di crescere ancora rapidamente.

L’ account CNNbrk è stato creato e gestito finora da James Cox, che recentemente ha confermato a TechCrunch la veridicità della notizia dell’avvenuta acquisizione, anche se la controparte, la Cnn non giudica questa operazione come una vera e propria acquisizione.
James Cox, secondo i termini dell’accordo con la Cnn, ha ceduto la proprietà dell’account, ed è stato “assunto” dalla Cnn con il ruolo di consulente.
C’è già materiale sufficiente per fantasticare rispetto alla cifra pagata dalla Cnn per avere il controllo dell’account e conseguentemente sull’entità  dello stipendio di Cox.

A quanto pare le mansioni di James Cox non riguarderanno solamente l’account Twitter CNNbrk, ma anche l’aggiornare il personale e la dirigenza della Cnn sui nuovi media ed il Web2.0 tramite meetings e workshops.
La notizia dell’acquisizione e del conseguente accordo tra le parti è confermata anche da un tweet di Cox, che saluta Atlanta dopo esserci stato qualche giorno: evidentemente è stato “in visita” al Cnn Campus di Atlanta, sia per siglare il contratto che per gettare le basi del nuovo corso 2.0 della Cnn.

Segui tutti gli aggiornamenti del Technico Blog su Twitter

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La storia di Flickr

by Giorgio Marandola on September 23, 2008

Flickr Homepage Screenshot

Il tutto è cominciato ad opera di Caterina Fake e suo marito Stewart Butterfield, o meglio, ad opera di uno dei loro engineer. Infatti i due coniugi dirigevano una start up di giochi on line a Vancuver, British Columbia, e proprio uno degli addetti alla programmazione di questa start up ha progettato il primo tool che poi diventerà Flickr che noi tutti conosciamo.

E nel giro di pochi anni, passando per l’acquisizione di Flickr da parte di Yahoo, il sito è diventato una delle community di foto sharing più grande del web.

Caterina Fake ha più volte dichiarato: “Se ci fossimo seduti e avessimo deciso a tavolino di dar vita ad una applicazione di foto sharing avremmo fallito, avremmo sicuramente fatto troppi passi falsi”.

Quindi, secondo la co-founder del servizio, la casualità è stata la fonte di tutti i successi di Flickr, ma io direi che più che la casualità, a dettare i ritmi esponenziali del servizio di foto-sharing è stata la competenza di chi lo ha progettato e gli ha dato il taglio che ha.
In poche parole:

- Grafica eccellente, minimale, non invasiva, chiara e semplice, così da non distogliere l’utente finale dal prodotto al centro del sito, le foto.

- Semplicità di utilizzo

- Logo e colori pienamente distinguibili

- Widgets e integrazioni con servizi di terze parti, così da creare una circolazione del brand attraverso gli utenti

- Investimenti pubblicitari mirati (non dimentichiamoci che dietro Flickr c’è una start up già avviata, non è nato in un garage come YouTube)

La start up dei “coniugi Flickr” , la Ludicorp, non ha mai rilasciato il videogame su cui stava lavorando, ma è stata acquistata da Yahoo dopo poco tempo dalla creazione di Flickr e tutto il suo staff è stato trasferito a Sunnyvale, in California.
Il traffico di Flickr è cresciuto esponenzialmente del 448% aggiudicandosi 3.4 milioni di visitatori da Dicembre 2004 allo stesso mese del 2005, secondo l’agenzia Nielsen/NetRatings.
Dopo l’acquisto da parte di Yahoo, il sito è passato da 250.000 utenti registrati a più di 2 milioni, con la bellezza di 100 milioni di foto condivise.

Perfino Chad Hurley, CEO di YouTube, è diventato un fan di Flickr, ed imputa il successo del sito alla sua funzionalità base che, “ha risolto il problema di molti utenti internet, come condividere efficacemente le foto”.
Ed è da osservare come questo è il motivo per cui è stato fondato il sito YouTube, permettere agli utenti di condividere video che altrimenti non sarebbero potuti circolare tramite mezzi più convenzionali ( ovvero 1.0 ) quali la webmail.

Le innovazioni di Flickr rispetto agli altri siti di foto-sharing possono essere riassunte in:

- Gli amici possono controllare le foto appena postate attraverso la funzionalità di ricerca ed aggiungere commenti e note.

- Uno strumento distintivo consente ai bloggers di postare le foto sia sul blog che sul proprio account Flickr

- Il sistema di tag che permette l’aggiunta di “tags” così da rendere le foto più “easily searched”

Anche se il co-founder Stewart Butterfield ama ricordare che la più grande innovazione di flickr è stata quella di riconoscere la natura sociale della fotografia.

Uno degli esecutivi di Yahoo, Bradley Horowitz, in proposito ci ricorda che Flickr è stato acquisito da Yahoo ed in seguito a ciò non è mai stato promosso nella homepage Yahoo.com, riconoscendo al passaparola un valore molto più remunerativo che non il solito modus operandi pubblicitario. Ed è stato così!
Non c’è mai stato un link sulla homepage del motore di ricerca, e Flickr ha mantenuto la sua indipendenza fino a divenire il colosso che è!

Flickr cofounders Caterina Fake Steward Butterfield

Qui sotto un esempio di video postato su YouTube, realizzato usando una colonna sonora e le foto di Flickr. Una tendenza molto in voga tra gli utenti di Flickr è quella di realizzare un video mettendo in sequenza le proprie foto, dotarlo di una colonna sonora e poi postarlo sui siti di video sharing, aumentando così le possibilità che le proprie foto abbiano la dovuta visibilità o riscuotano successo.

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Google sta per acquistare Digg

by Giorgio Marandola on July 23, 2008

Digg Logo

Per un lungo periodo di tempo questa trattativa sembrava congelata, ma comunque i rumors erano tutt’altro che inattendibili. Quando ultimamente fonti all’interno di Google hanno confermato la firma di una lettera di intenti, che permetterà al colosso di Mountain View di acquisire Digg per una cifra che si aggira intorno ai 200 milioni di dollari.

TechCrunch ha scritto per la prima volta di questa imminente e complessa trattativa nel mese di Marzo, ma il CEO di Digg, Jay Adelson, ha semntito il tutto in maniera molto energica.
Ma ora, le trattative sembrano essere approdate ad una fase finale, e c’è chi si aspetta si chiudano in un paio di settimane.

Digg

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TechCrunch in trattativa con Time Warner AOL per l’acquisizione

by Giorgio Marandola on July 16, 2008

Techcrunch screen

A rivelarlo è Kara Swisher, che afferma anche che la cifra si aggira intorno ai 20 milioni di dollari. Inizialmente, Michael Arrington, il fondatore e principale azionista di TechCrunch, aveva chiesto 10 milioni più, ma le fonti della Swisher hanno recentemente ridimensionato l’importo della cifra.

Kara Swisher valuta l’accordo tra AOL e TechCruch molto positivamente, ma, ad esempio, Tom Foremski, di Silicon Valley Watcher, pone l’accento su quella che secondo lui è una valutazione economica scarsa del blog di Arrington, affermando che TechCrunch dovrebbe essere valutato al di sopra delle consuete stime per quanto riguarda i blogs, che, tra l’altro, sono sempre molto generose.
Lo stesso Foremski, confronta le revenues medie dei blogs con quelle, ad esempio, di Paid Content, recentemente acquisito da Guardian Media per 30 milioni di dollari, e fa notare che Paid Content ha ricavi più alti di un blog, e la valutazione è stata poverissima. Quindi l’opinione che si sta diffondendo nella blogosfera vede un Arrington che si sta per accontentare di “spiccioli”.

Recentemente Michael Arrington ha parlato di piani di TechCrunch che riguardano l’acquisizione di altri siti di notizie online, quindi staremo a vedere se, una volta perfezionato l’accordo con Time Warner AOL, questo risulterà essere un trampolino di lancio per Arrington o una palla al piede.

Michael Arrington Time

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Yahoo respinge l’ennesima offerta di Microsoft

by Giorgio Marandola on July 14, 2008

Yahoo Search Business

Yahoo ha rifiutato una nuova offerta di Microsoft, che, come le precedenti, mirava ad acquistare il settore ricerca di Yahoo (Yahoo search business).
L’offerta, che apparentemente è stato effettuata venerdi, è stata fatta in collaborazione con l’investitore Carl Icahn ed è stata una variazione della precendente offerta di Microsoft.
L’attuale offerta comprendeva, oltre ad un ovvio buyout, anche il proposito di sostituire in blocco lo Yahoo board (il consiglio di amministrazione) e l’ executive management team. In casa Yahoo, a Sunnyvale, oltre al rifiuto dell’offerta in sè, c’è anche chi ha definito la rimozione dei quadri dirigenziali come “assurdo e irresponsabile data la complessità delle cose.”

Yahoo ha ribadito che l’accordo concluso con Google è il futuro della società ed è l’unico “deal” da seguire per quanto riguarda partnerships con terze parti, quindi definendo l’offerta Microsoft non all’altezza delle aspettative.

Ma nella stessa press release, il consiglio di amministrazione di Yahoo ritiene fattibile l’acquisto dell’intera compagnia entro il 1 Agosto, suggerendo anche che l’offerta da 33 milioni di dollari, formulata tempo fa, può andare bene ora.

Per saperne di più, qui sotto il testo integrale della press release:

Yahoo! Rejects Microsoft/Icahn Search and Restructuring Proposal
Yahoo! Suggests Microsoft Make A Proposal To Acquire Whole Company

SUNNYVALE, Calif., Jul 12, 2008 (BUSINESS WIRE) — Yahoo! Inc. (Nasdaq:YHOO), a leading global Internet company, confirmed today that it has rejected a joint proposal from Microsoft Corporation and Carl Icahn for a complex restructuring of Yahoo! that would include the acquisition of Yahoo!’s search business by Microsoft.

The proposal was made on Friday evening and Yahoo! was given less than 24 hours to accept the proposal, the fundamental terms of which Microsoft and Mr. Icahn made clear they were unwilling to negotiate. After reviewing the proposal with its legal and financial advisers, Yahoo!’s Board of Directors determined that accepting the proposal is not in the best interests of its stockholders.

The Board’s rejection of the proposal was based on a number of factors, including the following:

1. Yahoo!’s existing business plus its recently signed commercial agreement with Google has superior financial value and less complexity and risk than the Microsoft/Icahn proposal.

2. The Microsoft/Icahn proposal would preclude a potential sale of all of Yahoo! for a full and fair price, including a control premium.

3. The major component of the overall value per share asserted by Microsoft/Icahn would be in Yahoo!’s remaining non-search businesses which would be overseen by Mr. Icahn’s slate of directors, which has virtually no working knowledge of Yahoo!’s businesses.

4. The Microsoft/Icahn proposal would require the immediate replacement of the current Board and removal of the top management team at Yahoo!. The Yahoo! Board believes these moves would destabilize Yahoo! for the up to the one year it would take to gain regulatory approval for this deal.

Roy Bostock, Chairman of Yahoo! said, “This odd and opportunistic alliance of Microsoft and Carl Icahn has anything but the interests of Yahoo!’s stockholders in mind. Clearly, Microsoft, having failed to advance in search, is aligning with the short-term objectives of Mr. Icahn to coerce Yahoo! into selling its core strategic search assets on terms that are highly advantageous to Microsoft, but disadvantageous to Yahoo! stockholders. Yahoo’s Board of Directors will not allow that to happen. Yahoo!’s Board remains open to any transaction that delivers full value to our stockholders - we just do not believe such a transaction should be dictated by Microsoft and a single short-term investor.”

Mr. Bostock continued, “After negotiating among themselves without the involvement of Yahoo!, Carl Icahn and Microsoft presented us with a ‘take it or leave it’ proposal under which we would be required to restructure the Company, hand over to Microsoft Yahoo!’s valuable search business and to Carl Icahn the rest of the Company, giving us less than 24 hours to respond. It is ludicrous to think that our Board could accept such a proposal. While this type of erratic and unpredictable behavior is consistent with what we have come to expect from Microsoft, we will not be bludgeoned into a transaction that is not in the best interests of our stockholders.”

Mr. Bostock also noted that Microsoft’s position that it would not deal with, or otherwise engage with, Yahoo!’s management to reach agreement on this proposal or to implement it, is completely absurd and irresponsible given the complexity of the deal - one that requires the removal of half of Yahoo!’s business from Yahoo! and then the integration of it into Microsoft.

Yahoo!’s Board points out that a transaction to acquire the whole company would be much more straightforward and involve far less risk than the new proposal or any similar alternative. The Board believes a whole company transaction could be negotiated and executed prior to August 1st. In rejecting the Microsoft/Icahn proposal, Yahoo! not only repeated its offer to sell the entire Company to Microsoft for at least $33 per share, but also offered to negotiate an improved search only transaction. Microsoft rejected both offers.

Ironically, Carl Icahn, who jointly with Microsoft developed and presented this proposal, had previously urged Yahoo! not to sell its search business to Microsoft. Specifically, in an interview on CNBC’s Fast Money program, on June 4, 2008, Mr. Icahn said, “… it’s crazy for this company now to do this alternative deal and give the store away, because obviously, an alternative deal is a poison pill because once you’ve done an alternative deal and given the search to Microsoft, you don’t need Microsoft to buy you anymore. So, that would be a poison pill….”

Significantly, the Board believes Microsoft and Mr. Icahn are overstating the value their search and restructuring proposal would deliver to Yahoo! stockholders and are substantially understating the risks. Yahoo! noted that a transaction that would separate the Company’s search and display businesses is an undertaking of great complexity. While the Board acknowledges that the current proposal contains a number of improvements over Microsoft’s earlier proposal, the Yahoo! Board’s conclusion that the current proposal is not in the best interests of stockholders is based on a number of factors, including:

– The revenue guarantees suggested, which are conditional and subject to reduction, are well below the search revenue that the Company is expected to generate on its own and in association with its announced commercial agreement with Google. That agreement alone is estimated to generate $250 to $450 million of incremental cash flow for the first twelve months following implementation, while allowing Yahoo! to remain a principal in paid search;

– The success of the remaining Company is critically dependent on Microsoft’s ability to effectively monetize search;

– Microsoft/Icahn’s proposed Traffic Acquisition Costs rates are below market;

– The proposal calls for Yahoo! to sell its industry-leading algorithmic search business and its related strategic and valuable intellectual property portfolio for no incremental consideration; and

– Many of the components of the headline value that Mr. Icahn and Microsoft put forward, such as the spin-off of the Yahoo!’s Asian assets and the return of cash to stockholders, are steps that could be taken by Yahoo! on its own and the Board continues to evaluate these options.

Mr. Bostock concluded, “Microsoft and Mr. Icahn are trying to dismantle the Company and deliver our search business to Microsoft on terms that would be disadvantageous to Yahoo! stockholders. We are prepared to let our stockholders, not Microsoft and Carl Icahn, decide what is in their best interests and we look forward to the upcoming vote.”

Carl Icahn

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Nokia acquisisce Plazes

by Giorgio Marandola on June 23, 2008

Nokia Logo

L’annuncio è stato dato oggi, il colosso dei telefoni cellulari acquisirà il sito di social networking Plazes.com , ad oggi in fase di start up, nell’ambito della sua strategia di potenziamento dell’offerta di servizi internet.
Plazes fornisce servizi di localizzazione che si possono utilizzare per pianificare, registrare e condividere la propria vita sociale.

L’importo ch Nokia dovrà sborsare per acquisire Plazes non è stato ancora reso noto.

Niklas Savander, capo della divisione internet di Nokia, ha affermato: “Questa acquisizione aiuta Nokia ad enfatizzare la sua visione di portare insieme persone e luoghi, in sintonia con la più ampia strategia dei nostri servizi”.
Società come Plazes stanno cercando di sfruttare il potenziale di nuovi servizi man mano che i telefoni cellulari si attrezzano di tecnologie di localizzazione, ovvero in grado di indicare il luogo dove si trova l’utente in ogni momento.
Plazes ha 13 dipendenti e ha la sua sede principale a Berlino.

Plazes.com

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