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YouTube promoted video

by Giorgio Marandola on August 4, 2009

You Tube Logo

YouTube e la nuova forma di pubblicità

YouTube negli ultimi mesi sta cercando di aiutare i suoi premium partners a monetizzare meglio i loro contributi video, e quindi ha deciso di lanciare questa nuova feature, che sicuramente aiuterà i suoi parner a dare una marcia in più alla monetizzazione.
Le campagne di video prmium ora appaiono nella stessa pagina in cui chiunque di voi sta guardando un video, la cosiddetta “watch page“.

Facciamo qualche passo indietro per far capire meglio a chi non segue le vicende di YouTube dov’è l’innovazione.
Di solito, prima di questa nuova feature, i risultati sponsorizzati, o chiamiamoli anche “premium”, avevano la possibilità di essere visualizzati unicamente nei risultati delle pagine di ricerca, ora invece è possibile trovarli anche nei video correlati.

L’ AdSense di YouTube

Fino a poco tempo fa, sei io avessi impostato una campagna sponsorizzata per il termine “video divertente”, il mio video sarebbe stato mostrato come primo risultato utile, prima degli altri, seguendo la stessa logica di Google AdWords e AdSense, niente di più e niente di meno.

Seguendo sempre la logica AdSense (da non dimenticare che YouTube è di proprietà di Google), i video premium saranno mostrati nelle pagine normali in base alle keyword, saranno contestualizzati.
Inoltre, chi era già partner di YouTube potrà scegliere se rimanere con il precedente programma premium e quindi avere i video listati solo nei risultati di ricerca o passare alla nuova feature e trarne tutti i vantaggi del caso.

Qui sotto un esempio della nuova feature implementata in YouTube.

YouTube Premium Video

Image credit: Techcrunch

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AdSense, intervista a Robin Good

by Giorgio Marandola on June 21, 2009

Robin Good - Professional Online Publisher

In occasione del Frontiers of interaction V ho il piacere di incontrare il mio amico Robin Good di Master New Media, il quale, durante l’evento si occupa di intervistare i relatori uno per uno nella balconata della sala dove si svolge questo incontro spettacolare.

Ne approfitto, alla fine dell’evento, per rivolgergli qualche domanda sul rendimento attuale degli AdSense di Google alla luce della crisi economica, visto che dietro le quinte, in rete, c’è chi ha cominciato a chiedersi come mai il rendimento delle pubblicità contestuali Made in Mountain View sia calato e non di poco.

Robin, si vocifera che i rendimenti degli AdSense siano calati, tu che ne dici?

Bhè, indubbiamente per quanto riguarda il mercato italiano, i rendimenti per chi pubblica gli Annunci Google sono calati, la crisi ha coinvolto un pò tutti e quindi anche chi investe in AdWords per farsi pubblicità sul web.
Ma questo può dipendere sia da quanto le aziende investono su AdWords, sia da quanto Google concede in percentuale al publisher.

Visto che Master New Media pubblica in più di una lingua, qual’è la situazione sulle altre fasce di mercato?

Devo dire che facendo un confronto tra tutte, l’unica che sembra resistere a questa flessione è la fascia di mercato Nordamericana, vuoi per una quantità maggiore di investimento da parte delle imprese di quella fascia, vuoi per i rendimenti più alti delle pubblicità stesse.

Quindi pensi sia ora di “correre ai ripari”, cercare alternative?

Bhè è difficile a dirsi ora, anche perchè di alternative valide non ne esistono molte, innanzitutto vediamo cosa succederà sulla scena della crisi economica internazionale, ma un consiglio lo posso dare: ultimamente sto usando OpenX, una piattaforma che permette di gestire molto facilmente le campagne pubblicitarie del tuo sito/blog.

Quindi OpenX è una sorta di gestore di campagne pubblicitarie per chi ha già advertisers sul proprio blog indipendenti da Google AdSense?

No, non proprio, si possono gestire campagne pubblicitarie di advertsers diretti già acquisiti o, nello stesso modo, gestire AdSense o altri tipi di banners.
Inoltre è presente un Marketplace in cui puoi scegliere direttamente chi promuovere.

Grazie mille Robin per l’intervista/chicchierata ! Ci vediamo prestissimo!

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MySpace in guai seri, causa Facebook

by Giorgio Marandola on May 19, 2009

News Corporation - Murdoch

MySpace attraversa veramente un periodo non invidiabile, Google abbandonerà il dealing pubblicitario con il social network di News Corp prossimamente, e le pageview sono in rapido declino.

Nel giro di un anno il numero di utenti di Facebook ha avuto un incremento rapidissimo, ma MySpace “reggeva ancora la botta”.
Attuamente i numeri sono radicalmente cambiati nel rapporto users/pageviews tra i due colossi del social networking, secondo Comscore (statistiche di Marzo 2009) MySpace ha negli Stati Uniti 70 milioni di utenti unici, sicuramente meno dello stesso periodo di un anno fa.
Nel frattempo Facebook ha incrementato il numero di utenti di 61 milioni sempre negli USA, e cresce al ritmo di qualche milione in più ogni mese.

In parole povere, adottando il termine di TechCrunch, ” la guerra è finita ” .

La crescita del numero di utenti di MySpace è in fase di stallo e, storicamente parlando, nessuna azienda del genere ha mai invertito tale tendenza.
Il problema fondamentale di MySpace non è la guerra con Facebook ormai persa, ma il numero di pageviews drasticamente in calo, questo vuol dire che gli utenti stanno ancora visitando il sito, ma per molto meno tempo rispetto al passato.
C’è da notare che lo scopo vero dei social networks è quello di realizzare pageviews al loro interno, che sta a significare gradimento dell’utente nei confronti della community, del servizio, ed un alto coinvolgimento dell’utente finale. Ed è qusto valore aggiunto che MySpace sta perdendo.

Il livello di coinvolgimento dell’utente, da cui le pageviews, vale non da solo, ma bensì in relazione alle impressions delle pubblicità, la vera ed unica fonte di “sussistenza” delle società che gestiscono i social networks.

Il numero di pageviews di MySpace è calato da 47,4 miliardi di un anno fa, ai 38 miliardi di oggi, quindi si è avuto un calo del 20%.
Nello stesso periodo, Facebook è cresciuto da 44 miliardi a 87 miliardi di pageviews, un aumento di circa il 100%.

TechCrunch ha voluto sentire il parere di due importanti produttori di applicazioni che operano su tutti e due i colossi, ed anche loro confermano un drammatico calo nell’utilizzo dei loro prodotti su MySpace.

Entro un anno MySpace riceverà l’ultimo pagamento da Google riguardante l’accordo advertising AdSense, e dovranno cavarsela in un altro modo se vogliono continuare ad avere delle revenues accettabili.
Rimarrano con un social network che costa mezzo miliardo di dollari l’anno solo per funzionare, senza Google AdSense e con tanto lavoro da fare.

Considerazioni a margine:

Design: Facebook ha un design prestabilito e leggero per i profili, e le funzioni si inegrano senza appesantire la pagina, senza creare scompiglio o disordine, quindi ogni bacheca, ogni info page viene caricata in un tempo accettabile e l’utente è disposo ad aspettare qualche secondo. I profili di MySpace invece non hanno un layout definito, quindi ogni utente è libero di accedere a personalizzazioni che il più delle volte finiscono per appesantire la pagina fino al punto di far desistere il visitatore dall’attendere l’effettivo caricamento.
Ciò significa meno usabilità e più frustrazione, e delinea come vincente la poilitica di Facebook di gestire “dall’ alto” i cambiamenti di layout.

Maturità: L’innegabile forza di Facebook è la maturità dei suoi utenti, o almeno della larga maggioranza, che usano il proprio nome e cognome, i propri dati e le info che rispecchiano fedelmente quelle vere. Mentre su MySpace ancora c’è la vecchia tendenza spersonalizzante del nickname, che complica la ricerca, e non favorisce i contatti.
Secondo la mia esperienza su Facebook, la possibilità di cercare le persone tramite nome e cognome è un alto valore aggiunto, poichè il nickname presuppone 2 tipi di procedimento per arrivare al contatto sul social network:

1) Scambio nickname nella vita offline, in base a contatti prestabiliti e già esistenti da tempo, il nick in questo caso funge da identificativo, da alias per la persona (altro discorso vale per i gruppi musicali ovviamente) è un plus e non fa parte di un codice identificativo magari stabilito anni prima, ad esempio durante le scuole elementari. Quindi questo può rappresentare un ostacolo all’effettivo networking.

2) Imbattersi nel profilo che reca il nickname come identificativo e riconoscere la persona, associare i due concetti e quindi mettersi in contatto, caricamento e confusione del profilo permettendo.

Che dire, buona fortuna!

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Google lancia Knol, una Wikipedia monetizzabile

by Giorgio Marandola on July 24, 2008

Google Knol

Nei giorni scorsi Google ha lanciato Knol, la sua personale alternativa a Wikipedia, in un’ottica che vede la celebre casa di Mountain View, a capo di nuove beta come Lively oppure in trattativa per l’acquisizione di siti e servizi già affermati come Digg.
Un periodo di grande attività su questo fronte per Google che si sta allargando sempre di più sulla rete, tramite acquisizioni o tramite “emulazioni”.

Knol è la versione Google di Wikipedia, ma è anche monetizzabile: i contenuti sono elaborati e creati da un team di contributors che entrano in un circuito di revenue-sharing di Google AdSense per quanto riguarda le pagine da loro create.
Gli altri utenti possono modificare i contenuti, ma le modifiche devono essere approvate dall’autore originale prima di vedere la luce sul sito: si può dire che è una sorta di moderazione di Wikipedia.
Knol consente agli utenti di votare e di revisione Knols. Per avere una panoramica più esauriente su come scrivere Knols e interagire sul sito clicca QUI.

Dando la possibilità agli utenti di avere la titolarità dei contenuti e, soprattutto, poter avere i propri annunci Google AdSense nelle pagine create, Google offre un buonissimo incentivo alla produzione di contenuti di qualità.
Ma siamo sicuri che questo paradigma sia valido per tutti?
La mia esperienza mi impone di pensare a centinaia e centinaia di siti nati appositamente per ospitare AdSense, i cosiddetti AdSense oriented sites, che non sono decisamente un bello spettacolo. Spero solamente che l’attività di moderazione dei contenuti ed un buon team dietro il servizio diano quello smalto di credibilità a questo servizio e possa far guadagnare chi contribuisce in maniera meritocratica e non condizionata da logiche meramente di “accattonaggio di click”.

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Google sta per ritirare il programma Referrals di AdSense

by Giorgio Marandola on July 1, 2008

Google Mountain View

Google ha annunciato oggi che entro breve chiuderà il programma “Referrals” per poi rilanciare un nuovo Google Affiliate Network che seguirà le orme del Performics Affiliate Network di DoubleClick, la cui acquisizione è avvenuta nel mese di Marzo.

In molti ci aspettavamo questa notizia, in particolar modo da quando Google ha acquisito vari network di advertising, come appunto, DoubleClick e ValueClick.

Sei un blogger che promuove i referrals di Google tramite AdSense?

Bhè, in attesa che il programma venga rilanciato con nuove features bisognerà cominciare a pensare ad un rimpiazzo, visto che le campagne Referrals smetteranno di funzionare all’inizio dell’ultima settimana di Agosto.

Il nuovo Google Affiliate Network, però, non sarà alla portata di tutti, infatti Google ha in mente di promuoverlo solo nel caso di siti che hanno una larga base di traffico statuinitense. Rimane il dubbio sul metodo che verrà utilizzato per filtrare i publishers in base al traffico: come farà Google a sapere da dove arrivano i visitatori di un sito/blog?
Bisognerà convertirsi tutti a Google Analytics per poter usare l’ Affiliate Network? Oppure il tutto sarà “tagliato con l’accetta” come avviene (ancora) per Yahoo Search Marketing?

Lo stesso dubbio viene espresso da Darren Rowse di ProBlogger in questo post.

Google Affiliate Network

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I Griffin su internet con Google AdSense

by Giorgio Marandola on June 30, 2008

Seth MacFarlane i Griffin

Nel mese di settembre, Seth MacFarlane, creatore di “Family Guy”, ovvero “I Griffin” per quanto riguarda il titolo in italiano, presenterà un nuovo progetto chiamato “Seth MacFarlane’s Cavalcade of Cartoon Comedy ”.
Quindi, per il pubblico americano, la serie andrà in onda esclusivamente su internet.

Google AdSense sarà il partner pubblicitario del progetto, con un’ unica differenza rispetto al passato: gli annunci pubblicitari non saranno i soliti banner o comunque contenuti statici, bensì dei videoclip. La pubblicità verrà integrata nei videoclip in vari modi. In alcuni casi, prima del video ci saranno dei “preroll” pubblicitari. Alcuni advertisers potranno optare per un banner pubblicitario alla fine del video, oppure all’inizio, con l’intestazione “presentato da…” in puro stile televisivo.
La commistione tra la tv e l’advertising online si è fatta più stretta dall’esplosione dei videoclips e dello streaming online: per quanto riguarda forme di advertising “web oriented” possiamo vedere i risultati tutti i giorni in televisione, forme più arrotondate, grafiche che richiamano gli specchiati e i pulsanti che contraddistinguono l’aspetto grafico dei siti web2.0; ma per quanto riguarda la componente video è la rete che sta copiando dalla tv. Non è necessariamente un male, una pura considerazione.

Mr MacFarlane, che riceverà una percentuale delle entrate degli annunci, ha inoltre creato nuovi personaggi per questa serie online, che verranno presentati in 50 episodi di 2 minuti.

Per ottenere delle revenues più sostanziose, MacFarlane ha lavorato insieme agli advertisers per rendere gli annunci pubblicitari più “animati” e quindi meglio integrabili nei videoclips del progetto.
Questo nuovo servizio di distribuzione di pubblicità è stato definito da Google stesso “Google Content Network” e in qualche maniera ricalcherà l’accordo fatto in Maggio dal colosso di Mountain View con il Washington Post, per quanto riguarda la pubblicità sul sito del giornale che riguardava listing di proprietà real estate.

“Riteniamo di aver ricreato i mass media”, ha detto Kim Scott Malone, direttore delle vendite e delle operazioni per AdSense, forse con un pò troppa enfasi.

Media Rights Capital, una “boutique production company” che è in grado di investire 400 milioni di dollari all’ anno in film, Tv e internet broadcasting, ha definito il Google Content Network, un modo più che positivo per monetizzare i contenuti video. Ogni volta che un utente fa clic su uno dei video ads, gli advertisers associati pagano un fee, che viene diviso tra MacFarlane, Media Rights, Google e il sito che ha generato il click. Il classico schema di revenue sharing di Google AdSense.

Karl Austen, un avvocato che lavora nel progetto, si è detto entusiasta di questo tipo di monetizzazione: se credevamo, almeno noi addetti del settore internet, che il sistema di revenue sharing di Google fosse una cosa trita e ritrita, possiamo consolarci nel leggere dell’entusiasmo che operatori esterni manifestano nello scoprire questa forma di monetizzazione dei siti web.

Media Right Capital

Nella foto qui sopra: a sinistra Asif Satchu, e a destra Mordecai Wiczyk, co-direttori di Media Rights Capital

Nella foto in alto: Seth MacFarlane

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Restyling grafico di MySpace la prossima settimana

by Giorgio Marandola on June 14, 2008

MySpace Logo

Il restyling della community di News Corp avrà come obiettivo la semplificazione innanzitutto dei profili degli utenti. Infatti navigando, attualmente, tra le pagine degli “inquilini”della community si può notare che molti profili hanno un tempo di caricamento spropositato, dato dal fatto che molti users forniscono il proprio profilo con infiniti video e widgets, oltre all’ abitudine di molti “spammers” di inserire flyers o locandine varie nei commenti ai profili.

Insomma, ora come ora, MySpace è un bel caos, come afferma anche Mark Hopkins di Mashable.
Si tratta del più vasto restyling su più vasta scala mai fatto da un sito Web di dimensioni simili, MySpace ha dichiarato inoltre che le modifiche riguarderanno la sua home page, il modo di navigare, il modo di modificare il proprio profilo e le funzioni di MySpaceTV aggiungendo che molti altri cambiamenti avverranno durante l’estate.

Gli addetti alle pubbliche relazioni di MySpace hanno dichiarato inoltre: “E’ più di un’operazione di sola facciata, stiamo per modificare il modo in cui le persone interagiscono con il sito e con i nostri marchi”.

Interessante il fatto che abbiano nominato “i loro marchi”, forse assisteremo ad un bel modding dei Google AdSense che sponsorizzano ogni pagina della community. Visto che solo alcuni sono stati modificati nelle dimensioni e nello stile.
Come si può vedere dal terzo screenshot in basso.

Ecco alcuni screenshots delle future modifiche (foto credits: Mashable)

MySpace New Editor

MySpace Tv Player

MySpace splash page

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Gli Adsense di Google nei feed di Feedburner

by Giorgio Marandola on June 2, 2008

feedburner Gli Adsense di Google nei feed di Feedburner

Dopo quasi un anno dall’acquisizione di Feedburner (100 milioni di dollari), Google finalmente ha deciso di ottimizzare gli adsense all’interno dei feed rss distribuiti da Feedburner, che ormai può essere definito un leader del settore.

FeedBurner inizierà con alcuni editori selezionati la prossima settimana, quindi estenderà l’opzione per tutti i suoi clienti subito dopo. Gli annunci Google verranno visualizzati tra un piccolo gruppo di post e l’altro in modo che chi genera il flusso rss potrà avere un’altra fonte di reddito per il proprio sito o blog.
La domanda fondamentale su questo “update” che attualmente circola in rete (ad esempio su Techcrunch) è: come mai c’è voluto tutto questo tempo e l’opzione per ora riguarda ancora una ristretta cerchia di betatesters? L’origine e la validità di questo interrogativo deriva direttamente dai commenti che hanno accompagnato l’acquisizione di Feedburner da parte di Google, infatti sembrava che il punto focale di questa operazione fosse proprio l’integrazione degli AdSense.

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