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AdSense, intervista a Robin Good

by Giorgio Marandola on June 21, 2009

Robin Good - Professional Online Publisher

In occasione del Frontiers of interaction V ho il piacere di incontrare il mio amico Robin Good di Master New Media, il quale, durante l’evento si occupa di intervistare i relatori uno per uno nella balconata della sala dove si svolge questo incontro spettacolare.

Ne approfitto, alla fine dell’evento, per rivolgergli qualche domanda sul rendimento attuale degli AdSense di Google alla luce della crisi economica, visto che dietro le quinte, in rete, c’è chi ha cominciato a chiedersi come mai il rendimento delle pubblicità contestuali Made in Mountain View sia calato e non di poco.

Robin, si vocifera che i rendimenti degli AdSense siano calati, tu che ne dici?

Bhè, indubbiamente per quanto riguarda il mercato italiano, i rendimenti per chi pubblica gli Annunci Google sono calati, la crisi ha coinvolto un pò tutti e quindi anche chi investe in AdWords per farsi pubblicità sul web.
Ma questo può dipendere sia da quanto le aziende investono su AdWords, sia da quanto Google concede in percentuale al publisher.

Visto che Master New Media pubblica in più di una lingua, qual’è la situazione sulle altre fasce di mercato?

Devo dire che facendo un confronto tra tutte, l’unica che sembra resistere a questa flessione è la fascia di mercato Nordamericana, vuoi per una quantità maggiore di investimento da parte delle imprese di quella fascia, vuoi per i rendimenti più alti delle pubblicità stesse.

Quindi pensi sia ora di “correre ai ripari”, cercare alternative?

Bhè è difficile a dirsi ora, anche perchè di alternative valide non ne esistono molte, innanzitutto vediamo cosa succederà sulla scena della crisi economica internazionale, ma un consiglio lo posso dare: ultimamente sto usando OpenX, una piattaforma che permette di gestire molto facilmente le campagne pubblicitarie del tuo sito/blog.

Quindi OpenX è una sorta di gestore di campagne pubblicitarie per chi ha già advertisers sul proprio blog indipendenti da Google AdSense?

No, non proprio, si possono gestire campagne pubblicitarie di advertsers diretti già acquisiti o, nello stesso modo, gestire AdSense o altri tipi di banners.
Inoltre è presente un Marketplace in cui puoi scegliere direttamente chi promuovere.

Grazie mille Robin per l’intervista/chicchierata ! Ci vediamo prestissimo!

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La pubblicità su Twitter

by Giorgio Marandola on May 22, 2009

Twitter Business Model

La conversazione online a proposito del business model di Twitter ha coinvolto nel recente passato migliaia di persone, centinaia di esperti e moltissimi addetti ai lavori, al punto che il team di Twitter in questo post ha precisato vision e strategie del servizio di microblogging, affermando che:

” L’idea di esporre banner pubblicitari per generare revenues su Twitter ha sempre avuto un gradino molto basso nella nostra lista su come generale guadagni. Tuttavia, la facilitazione delle connessioni tra imprese e persone in maniera significativa ha sempre rivestito un ruolo imprescindibile. ”

Da anni usiamo Twitter e non abbiamo mai visto dei banner pubblicitari, il design è sempre rimasto pulito ed essenziale senza presentare spazi sponsorizzati, ma nonostante questo Twitter, per via dell’elevato numero di utenti e l’impennata dell’ultimo periodo, viene valutato 250 milioni di dollari.

Twitter Google Trends

Dal post in questione sul blog di Twitter emerge la voglia di generare guadagni per la compagnia, ma emerge anche un disorientamento apparente su quali potrebbero essere le strategie da seguire. A mio modesto parere si sta cercando di salvaguardare la tipicità del servizio, il suo design, e si sta cercando di capire come non incorrere in “rivolte” degli utenti stessi, anche perchè sarebbe sciocco far accadere ciò ora che il servizio sta attraversando un periodo di crescita. Forse sarebbe stato meglio pensarci un pò prima ed organizzare degli sponsored links all’interno delle pagine, in maniera non invasiva e senza ricorrere a banners in flash appariscenti.
Ed infatti è ciò che viene confermato nel post, il team di Twitter è comprensibilmente contrario ai banner pubblicitari, ma da qui a dire che sono “filosoficamente contrari” a qualsiasi tipo di pubblicità è abbastanza scorretto.

Ma il tono generale del post non fornisce indicazioni precise, quindi possiamo affermare che il senso del discorso è semplice ma lacunoso:

“Non siamo contrari alla pubblicità, non ci piacciono i banners, ma ci stiamo guardando intorno per capire cosa potremmo fare.”

Quindi per gli appassionati di Web 2.0 business gossip, niente di nuovo sul fronte occidentale.

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Google e la campagna pubblictaria in TV per Chrome

by Giorgio Marandola on May 15, 2009

Google Chrome tv ads

Google Chrome, l’ormai celebre browser made in Montain View sbraca in tv, così come è stato annunciato sul blog ufficiale di Google.
La storia ha inizio un paio di mesi fa, quando il team di Google Japan ha ideato un video divertente per promuovere il browser online, da quando il video è apparso su YouTube, Google ha ricevuto una miriade di commenti positivi e feedback, di qui la scommessa affidata ad un gruppo di creativi, di creare una serie di brevi filmati che riprendessero l’originale e lo ampliassero per promuovere Chrome fuori dal web, in tv.

Dopodichè, pochi giorni fa è stato creato Chrome Shorts che rappresenta una sorta di demo, di indirizzo, di quello che saranno i futuri spot.
Sempre come annunciato in questo post, sono giorni decisivi, nei quali Google farà uso della sua divisione Google TV Ads per mostrare spot pubblicitari sui principali networks americani.

Rimani aggiornato sui nuovi spot tramite il canale YouTube di Google Chrome

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I’m a pc, le nuove pubblicità Microsoft negli Usa

by Giorgio Marandola on September 20, 2008

I'm a pc

La campagna parla chiaro, ” I’m a Pc ” ed è veramente ben fatta. E’ strettamente focalizzata sull’utente finale, che, non viene presentato come un fruitore professionale del computer, ma come il protagonista vero e proprio di questa fruizione.

” I’m a pc ” perchè ogni computer è strettamente personale, di base è uguale per tutti, ma già dalla prima settimana da quando è uscito dalla scatola, i programmi installati, l’uso che se ne fa e addirittura gli scopi per cui è stato comprato variano da individuo a individuo. Ecco perchè i pubblicitari Microsoft hanno adottato questo slogan, forse seguendo i trend del Web2.0, secondo cui un sito (come un pc) senza il contributo degli utenti rimane vuoto e depersonalizzato, ma con l’interazione degli stessi acquista valore e spessore.

Il lato meno fortunato di questa campagnia pubblicitaria è che inevitabilmente porta la mente a pensare alla serie di pubblicità della Mac in cui 2 persone rappesentavano i 2 tipi di piattaforma (Mac e Pc) ed inevitabilmente la piattaforma Microsoft veniva ridicolizzata.

Sfortunatamente un filmato molto ben fatto che racchiude tutte le pubblicità Mac di questo tipo non riporta il codice embed su richiesta di chi ha postato il video su YouTube, quindi per vederlo clicca QUI

Questa la pubblicità Microsoft, in 3 differenti versioni.

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Google sta per ritirare il programma Referrals di AdSense

by Giorgio Marandola on July 1, 2008

Google Mountain View

Google ha annunciato oggi che entro breve chiuderà il programma “Referrals” per poi rilanciare un nuovo Google Affiliate Network che seguirà le orme del Performics Affiliate Network di DoubleClick, la cui acquisizione è avvenuta nel mese di Marzo.

In molti ci aspettavamo questa notizia, in particolar modo da quando Google ha acquisito vari network di advertising, come appunto, DoubleClick e ValueClick.

Sei un blogger che promuove i referrals di Google tramite AdSense?

Bhè, in attesa che il programma venga rilanciato con nuove features bisognerà cominciare a pensare ad un rimpiazzo, visto che le campagne Referrals smetteranno di funzionare all’inizio dell’ultima settimana di Agosto.

Il nuovo Google Affiliate Network, però, non sarà alla portata di tutti, infatti Google ha in mente di promuoverlo solo nel caso di siti che hanno una larga base di traffico statuinitense. Rimane il dubbio sul metodo che verrà utilizzato per filtrare i publishers in base al traffico: come farà Google a sapere da dove arrivano i visitatori di un sito/blog?
Bisognerà convertirsi tutti a Google Analytics per poter usare l’ Affiliate Network? Oppure il tutto sarà “tagliato con l’accetta” come avviene (ancora) per Yahoo Search Marketing?

Lo stesso dubbio viene espresso da Darren Rowse di ProBlogger in questo post.

Google Affiliate Network

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I Griffin su internet con Google AdSense

by Giorgio Marandola on June 30, 2008

Seth MacFarlane i Griffin

Nel mese di settembre, Seth MacFarlane, creatore di “Family Guy”, ovvero “I Griffin” per quanto riguarda il titolo in italiano, presenterà un nuovo progetto chiamato “Seth MacFarlane’s Cavalcade of Cartoon Comedy ”.
Quindi, per il pubblico americano, la serie andrà in onda esclusivamente su internet.

Google AdSense sarà il partner pubblicitario del progetto, con un’ unica differenza rispetto al passato: gli annunci pubblicitari non saranno i soliti banner o comunque contenuti statici, bensì dei videoclip. La pubblicità verrà integrata nei videoclip in vari modi. In alcuni casi, prima del video ci saranno dei “preroll” pubblicitari. Alcuni advertisers potranno optare per un banner pubblicitario alla fine del video, oppure all’inizio, con l’intestazione “presentato da…” in puro stile televisivo.
La commistione tra la tv e l’advertising online si è fatta più stretta dall’esplosione dei videoclips e dello streaming online: per quanto riguarda forme di advertising “web oriented” possiamo vedere i risultati tutti i giorni in televisione, forme più arrotondate, grafiche che richiamano gli specchiati e i pulsanti che contraddistinguono l’aspetto grafico dei siti web2.0; ma per quanto riguarda la componente video è la rete che sta copiando dalla tv. Non è necessariamente un male, una pura considerazione.

Mr MacFarlane, che riceverà una percentuale delle entrate degli annunci, ha inoltre creato nuovi personaggi per questa serie online, che verranno presentati in 50 episodi di 2 minuti.

Per ottenere delle revenues più sostanziose, MacFarlane ha lavorato insieme agli advertisers per rendere gli annunci pubblicitari più “animati” e quindi meglio integrabili nei videoclips del progetto.
Questo nuovo servizio di distribuzione di pubblicità è stato definito da Google stesso “Google Content Network” e in qualche maniera ricalcherà l’accordo fatto in Maggio dal colosso di Mountain View con il Washington Post, per quanto riguarda la pubblicità sul sito del giornale che riguardava listing di proprietà real estate.

“Riteniamo di aver ricreato i mass media”, ha detto Kim Scott Malone, direttore delle vendite e delle operazioni per AdSense, forse con un pò troppa enfasi.

Media Rights Capital, una “boutique production company” che è in grado di investire 400 milioni di dollari all’ anno in film, Tv e internet broadcasting, ha definito il Google Content Network, un modo più che positivo per monetizzare i contenuti video. Ogni volta che un utente fa clic su uno dei video ads, gli advertisers associati pagano un fee, che viene diviso tra MacFarlane, Media Rights, Google e il sito che ha generato il click. Il classico schema di revenue sharing di Google AdSense.

Karl Austen, un avvocato che lavora nel progetto, si è detto entusiasta di questo tipo di monetizzazione: se credevamo, almeno noi addetti del settore internet, che il sistema di revenue sharing di Google fosse una cosa trita e ritrita, possiamo consolarci nel leggere dell’entusiasmo che operatori esterni manifestano nello scoprire questa forma di monetizzazione dei siti web.

Media Right Capital

Nella foto qui sopra: a sinistra Asif Satchu, e a destra Mordecai Wiczyk, co-direttori di Media Rights Capital

Nella foto in alto: Seth MacFarlane

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Facebook blocca le pubblicità di MySpace e compagnia, ma solo dagli Usa

by Giorgio Marandola on June 5, 2008

Facebook Logo

Giorni fa Techcrunch pubblicava un articolo in cui illustrava come Facebook bloccasse la possibilità di pubblicizzare servizi paralleli al suo, insomma, la concorrenza. E lo stesso blog pubblicava uno screenshot del tentativo negato in cui il termine MySpace veniva accompagnato dalla scritta “The text contains a blocked word or phrase” . Come si può notare dallo screenshot qui sotto.

Facebook screenshot

Abbiamo fatto un po’ di indagini e sommariamente abbiamo scoperto che seguendo la stessa procedura su Facebook, seguendo il link suggerito da Techcrunch, potevamo tranquillamente pubblicizzare MySpace.

Come mostrato qui sotto.

Facebook screenshot 2

Le considerazione da fare a priori è una: nello screen di Techcrunch si può vedere in alto che l’utente che sta tentando di pubblicizzare MySpace è registrato al sito, infatti sono presenti e voci “ Profile “ accompagnata da “edit” e “Inbox”, mentre noi abbiamo provato senza accedere al servizio.

Quindi la nostra conclusione potrebbe non essere veritiera al 100%, ma eccola comunque.

Seguendo il link di Techcrunch che portava alla pagina “Crea annuncio” di Facebook siamo stati reindirizzati nella versione italiana ed abbiamo potuto seguire la procedura comodamente in italiano, quindi le cifre di Facebook riguardo al numero di utenti (italiani) a cui era rivolta la pubblicità calava drasticamente rispetto alla moltitudine di users in lingua inglese.

A questo punto la prima riflessione è che Facebook vede come eventuale “minaccia” ai suoi users solo pubblicità concorrenziali in lingua inglese e quindi abbia impostato questo filtro solo per gli ip provenienti da Paesi anglofoni, Usa in particolare.

Non ci resta che provare con un utente regolarmente iscritto a Facebook, vi terremo informati.

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