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C’era una volta la libertà di informazione in Rete

by Giorgio Marandola on September 17, 2009

Disegno di Legge Pecorella-Costa

Riporto un articolo di Punto Informatico a firma di Guido Scorza riguardante il disegno di legge Pecorella-Costa che ha nei suoi obiettivi quello di equiparare blog e siti web alla carta stampata, facendoli soggiacere alla normativa relativa.

C’era una volta la libertà di informazione in Rete

Una proposta di legge per sottoporre alla disciplina sulla stampa tutti i siti Internet che abbiano natura editoriale. Qualsiasi cosa ciò significhi.

Roma - Il 14 settembre scorso è stato assegnato alla Commissione Giustizia della Camera un disegno di legge a firma degli Onorevoli Pecorella e Costa attraverso il quale si manifesta l’intenzione di rendere integralmente applicabile a tutti i “siti internet aventi natura editoriale” l’attuale disciplina sulla stampa.

Sono bastati 101 caratteri, spazi inclusi, all’On. Pecorella per surclassare il Ministro Alfano che, prima dell’estate, aveva inserito nel DDL intercettazioni una disposizione volta ad estendere a tutti i “siti informatici” l’obbligo di rettifica previsto nella vecchia legge sulla stampa e salire, così, sulla cima più alta dell’Olimpo dei parlamentari italiani che minacciano - per scarsa conoscenza del fenomeno o tecnofobia - la libertà di comunicazione delle informazioni ed opinioni così come sancita all’art. 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino e all’art. 21 della Costituzione. Con una previsione di straordinaria sintesi e, ad un tempo, destinata - se approvata - a modificare, per sempre, il livello di libertà di informazione in Rete, infatti, l’On. Pecorella intende aggiungere un comma all’art. 1 della Legge sulla stampa - la legge n. 47 dell’8 febbraio 1948, scritta dalla stessa Assemblea Costituente - attraverso il quale prevedere che l’intera disciplina sulla stampa debba trovare applicazione anche “ai siti internet aventi natura editoriale”.

Si tratta di un autentico terremoto nella disciplina della materia che travolge d’un colpo questioni che impegnano da anni gli addetti ai lavori in relazione alle condizioni ed ai limiti ai quali considerare applicabile la preistorica legge sulla stampa anche alle nuove forme di diffusione delle informazioni in Rete.
Ma andiamo con ordine.

Quali sono i “siti internet aventi natura editoriale” cui l’On. Pecorella vorrebbe circoscrivere l’applicabilità della disciplina sulla stampa?
Il DDL non risponde a questa domanda, creando così una situazione di pericolosa ed inaccettabile ambiguità.
Nell’Ordinamento, d’altro canto, l’unica definizione che appare utile al fine di cercare di riempire di significato l’espressione “sito internet avente natura editoriale” è quella di cui al comma 1 dell’art. 1 della Legge n. 62 del 7 marzo 2001 - l’ultima riforma della disciplina sull’editoria - secondo la quale “Per «prodotto editoriale» (…) si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici”.
Si tratta, tuttavia, di una definizione troppo generica perché essa possa limitare effettivamente ed in modo puntuale il novero dei siti internet definibili come “aventi natura editoriale”.

Tutti i siti internet attraverso i quali vengono diffuse al pubblico notizie, informazioni o opinioni, dunque, appaiono suscettibili, in caso di approvazione del DDL Pecorella-Costa, di dover soggiacere alla vecchia disciplina sulla stampa.
Ce n’è già abbastanza per pensare - ritengo a ragione - che nulla nel mondo dell’informazione in Rete, all’indomani, sarebbe uguale a prima.
Ma c’è di più.

Il DDL Pecorella Costa, infatti, si limita a stabilire con affermazione tanto lapidaria nella formulazione quanto dirompente negli effetti che “le disposizioni della presente legge (n.d.r. quella sulla stampa) si applicano altresì ai siti internet aventi natura editoriale”.
La vecchia legge sulla stampa, scritta nel 1948 dall’Assemblea Costituente, naturalmente utilizza un vocabolario e categorie concettuali vecchie di 50 anni rispetto alle dinamiche dell’informazione in Rete. Quali sono dunque le conseguenze dell’equiparazione tra stampa e web che i firmatari del DDL sembrano intenzionati a sancire?

Se tale equiparazione - come suggerirebbe l’interpretazione letterale dell’articolato del DDL - significa che attraverso la nuova iniziativa legislativa si intende rendere applicabili ai siti internet tutte le disposizioni contenute nella legge sulla stampa, occorre prepararsi al peggio ovvero ad assistere ad un fenomeno di progressivo esodo di coloro che animano la blogosfera e, più in generale, l’informazione online dalla Rete.
Basta passare in rassegna le disposizioni dettate dalla vecchia legge sulla stampa per convincersene.
I gestori di tutti i siti internet dovranno, infatti, pubblicare le informazioni obbligatorie di cui all’art. 2 della Legge sulla stampa, procedere alla nomina di un direttore responsabile (giornalista) in conformità a quanto previsto all’art. 3, provvedere alla registrazione della propria “testata” nel registro sulla stampa presso il tribunale del luogo ove “è edito” il sito internet così come previsto all’art. 5, aver cura di comunicare tempestivamente (entro 15 giorni) ogni mutamento delle informazioni obbligatorie pubblicate e/o richieste in sede di registrazione (art. 6), incorrere nella “sanzione” della decadenza della registrazione qualora non si pubblichi il sito entro sei mesi dalla registrazione medesima o non lo si aggiorni per un anno (art. 7), soggiacere alle norme in tema di obbligo di rettifica così come disposto dall’art. 8 che il DDL Pecorella intende modificare negli stessi termini già previsti nel DDL Alfano e, soprattutto, farsi carico dello speciale regime di responsabilità aggravata per la diffusione di contenuti illeciti che, allo stato, riguarda solo chi fa informazione professionale.
Sono proprio le disposizioni in materia di responsabilità a costituire il cuore del DDL Pecorella e converrà, pertanto, dedicargli particolare attenzione.

Cominciamo dalla responsabilità civile.
L’art. 11 della Legge 47/1948 prevede che “Per i reati commessi col mezzo della stampa sono civilmente responsabili, in solido con gli autori del reato e fra di loro, il proprietario della pubblicazione e l’editore”. Non è chiaro come il DDL Pecorella incida su tale previsione ma qualora - come appare nelle intenzioni del legislatore - con l’espressione “a mezzo della stampa”, domani, si dovrà intendere “o a mezzo sito internet”, ciò significherebbe che i proprietari di qualsivoglia genere di piattaforma rientrante nella definizione di “sito internet avente natura editoriale” sarebbero sempre civilmente responsabili, in solido con l’autore del contenuto pubblicato, per eventuali illeciti commessi a mezzo internet.
Fuor di giuridichese questo vuol dire aprire la porta ad azioni risarcitorie a sei zeri contro i proprietari delle grandi piattaforme di condivisione dei contenuti che si ritrovino ad ospitare informazioni o notizie “scomode” pubblicate dai propri utenti. Il titolare della piattaforma potrebbe non essere più in grado di invocare la propria neutralità rispetto al contenuto così come vorrebbe la disciplina europea, giacché la nuova legge fa discendere la sua responsabilità dalla sola proprietà della piattaforma. Si tratta di una previsione destinata inesorabilmente a cambiare per sempre il volto dell’informazione online: all’indomani dell’approvazione del DDL, infatti, aggiornare una voce su Wikipedia, postare un video servizio su un canale YouTube o pubblicare un pezzo di informazione su una piattaforma di blogging potrebbe essere molto più difficile perché, naturalmente, la propensione del proprietario della piattaforma a correre un rischio per consentire all’utente di manifestare liberamente il proprio pensiero sarà piuttosto modesta.

Non va meglio, d’altro canto, sul versante della responsabilità penale.
Blogger e gestori di siti internet, infatti, da domani, appaiono destinati ad esser chiamati a soggiacere allo speciale regime aggravato di responsabilità previsto per le ipotesi di diffamazione a mezzo stampa o radiotelevisione.
A nulla, sotto questo profilo, sembrano essere valsi gli sforzi di quanti, negli ultimi anni, hanno tentato di evidenziare come non tutti i prodotti informativi online meritino di essere equiparati a giornali o telegiornale.

Si tratta di un approccio inammissibile che non tiene in nessun conto della multiforme ed eterogenea realtà telematica e che mescola in un unico grande calderone liberticida blog, piattaforme di UGC, siti internet di dimensione amatoriale e decine di altri contenitori telematici che hanno, sin qui, rappresentato una preziosa forma di attuazione della libertà di informazione del pensiero.
Ci sarebbe molto altro da dire ma, per ora, mi sembra importante iniziare a discutere di questa nuova iniziativa legislativa per non dover, in un futuro prossimo, ritrovarci a raccontare che c’era una volta la libertà di informazione in Rete.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione

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Secondo i blog, centinaia di morti a Teheran

by Giorgio Marandola on July 16, 2009

Ahmadinejad è come Adolf Hitler!

Keeping the Change riferisce di centinaia di morti

(ANSA) - ROMA, 15 LUG -Negli obitori di Teheran vi sarebbero centinaia di cadaveri non identificati: lo riferisce il blog ‘Keeping the change‘.Un panorama diverso dall’ ufficiale che parla di venti morti. Sono tante le notizie diffuse dai blog. E’ stato pero’ creato l’Ufficio delle persone morte non identificate che ha convocato famiglie negli obitori: Nooroz News dice che chi ha trovato figli tra i cadaveri ha dovuto firmare che erano morti in incidenti stradali o altro. Senza firma niente corpo.

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Twitter vs Blogging

by Giorgio Marandola on June 6, 2009

Twitter microblogging

Twitter, noto servizio di microblogging fondato da Jack Dorsey, Biz Stone, ed Evan Williams sta attraversando indubbiamente un periodo di crescita, tanto che addirittura ci si chiede se stia compromettendo il numero di post al giorno che bloggers autorevoli erano soliti pubblicare.

In particolare Tom Foremski, di Silicon Valley Watcher, ha citato un caso significativo prendendo in esame uno dei nomi più noti del panorama “venture capital blogs”, notando che Robert Scoble di Scobleizer, seguitissimo nell’ambiente Tech, che era solito postare più volte al giorno, non risultava più attivo da ben 5 giorni, ma confrontando il suo blog con il suo profilo Twitter, questa sequenza era decisamente invertita.

Scoble risultava, nel breve periodo, più attivo su Twitter che non sul blog.

E’ questa la nuova tendenza?

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Guida al marketing su Twitter

by Giorgio Marandola on April 30, 2009

Marketing Twitter Followers

Pochi giorni fa Twitter ha annunciato sullo Status Blog che gli utenti hanno la possibilità di seguire un massimale di 1000 utenti al giorno, questa regola è stata introdotta per impedire lo spam, che anche su Twitter si diffonde come su ogni servizio degno di nota sul web.

Questa nuova regola, combinata con tutti i parametri già esistenti all’interno del servizio di microblogging rendono impossibile ai marketers e a coloro i quali vogliono autopromuoversi racimolare migliaia di followers, seguendo a loro volta molti utenti. Un atteggiamento largamente diffuso fino ad oggi.

Un dettaglio non trascurabile, anche se le cifre a quanto pare si ridurranno, è che molti marketers, bloggers o liberi professionisti del web usano la “reciprocità” in Twitter: se un utente comincia a seguirli, loro seguono a loro volta.
E questo per ottenere alcune cose, quali?

1) Fare soldi: L’obiettivo è quello di monetizzare gli utenti Twitter linkando e raccomandando prodotti o servizi, propri o di terze parti, lo fanno tramite tweets che contengono affiliate links diretti, oppure tramite messaggi ai propri followers, usando la @username, con lo stesso tipo di link.

2) Migliorare la propria reputazione. Accumulare followers con l’obiettivo di migliorare la loro reputazione in un settore specifico come il marketing sociale o i mezzi di comunicazione. I followers inoltre, vengono poi reimpiegati in altri social media come Digg e Facebook.

3) Ottenere più traffico sul proprio sito/blog. Più followers significa più visitatori, più iscritti al feed rss o alla newsletter.

4) Viralizzare il contenuto del proprio sito/blog
condividendolo con i propri followers.

Molte persone pensano che per ottenere questi risultati sia necessario avere una lista sconfinata di followers a cui propinare links e post del proprio blog. Il paradigma è semplice: più gente ti segue, più hai la possibilità di avere traffico gratuito ed ottenere questi 4 risultati.
Ma questa strategia di “marketing” realmente funziona?
C’è chi si affida ancora a questa procedura, c’è chi sta cercando altre soluzioni.

Intanto c’è da considerare che la strategia di seguire su Twitter migliaia di persone allo scopo di ottenere una reciprocità e divenire una sorta di “social media rockstar” porta ad ottenere followers di bassa qualità, non realmente interessati ai vostri contenuti.
Non sono classificati come “targeted followers”, cioè realmente interessati e in qualche modo in stretta comunanza ai vostri contenuti.
Sono come dei bot, degli organismi automatizzati. O al massimo usano qualche plugin Wordpress come Twitter Tools per promuovere i propri contenuti su Twitter ma non partecipano realmente ed in prima persona all’attività di condivisione.

Se dovessimo fare paragoni tra questo tipo di utenti e quelli che si iscrivono a miling list al fine di ottenere un tool gratuito, bhè questi sono il tipo di utenti che usano un indirizzo mail temporaneo per ottenere il tool gratuito per poi scomparire, lasciando nella mailing list un indirizzo mail inutilizzato e totalmente inutile.

Quindi utilizzare twitter in un’ottica marketing vuol dire pensare alle conversioni e non al numero di followers. Come per i lettori del proprio blog o gli iscritti al proprio feed, anzi come ogni attività sul web, necessità di utenti “di qualità” , loyal readers, e in qualche modo fans.
Il follower Twitter non targetizzato non condividerà ulteriormente i vostri tweets, non li leggerà neanche.
Un elenco “accuratamente coltivato” di 1000 seguaci può battere un elenco di 10000 followers automatici anche ad occhi chiusi.
Una interminabile schiera di followers di bassa qualità è molto facile da racimolare, ma ha il solo pregio di farvi sembrare “belli ed interessanti” agli occhi di users sprovveduti, e lo stesso possiamo dire per gli amici su Facebook, o per quanto riguarda FriendFeed, e qualsiasi altro social media.

Relativamente all’alto numero di followers, amici virtuali e finti addicted di ogni tipo, si potrebbe tentare la fortuna etichettandosi come “Social Media Experts”, pubblicare un ebook, mostrare sotto i riflettori il numero di followers allo scopo di ottenere una sorta di gratificazione ed ingannare l’utente inesperto sfoggiando numeri altissimi proprio nelle pagine del sito dedicate alla vendita di un prodotto, quale ad esempio, il classicissimo e famigerato ebook in pdf che narra di mirabolanti avventure social-mediatiche basate, in realtà su auto-responders. Un pò misero, non c’è che dire..

L’attività dei propri followers conta. Qundi ponetevi queste domande:
- Sono realmente interessati?
- Rispondono alle vostre sollecitazioni?
- Condividono ulteriormente i vostri contenuti?
- In caso voi abbiate un blog, si trasformano in abbonati al vostro feed rss, per avere una fruizione ancor più agevolata dei vostri post?
- Vi hanno fornito mai un feedback del vostro lavoro?

A proposito dei Retweets: E’ meglio avere 50 retweets da una gamma di 50/100 followers che però non si rivelano influenti nella tua stessa nicchia o avere 10 retweets da followers che possono essere considerati opinion leaders in una certa nicchia e quindi hanno solo follwores di alta qualità che inevitabilmente cercano i vostri contenuti o prodotti come acqua nel deserto?

In poche parole, Twitter non dovrebbe essere utilizzato come “link-blasting” ma come creatore e agevolatore di relazioni durature basate sulla necessità e sulla condivisione, ma a livello quanto più possibile effettivo, per quanto riguarda interesse e utilità.
Non basatevi sui grandi numeri, ma continuate a tenere a mente il concetto di “TARGETED TRAFFIC“.. Se qualcuno si interessa di focacce e cicogne, difficilmente potrà trovare interessante, ad esempio, una scheda tecnica di un Acer Aspire One.
E’ utile fare anche un parallelo a questo punto, tra questi suggerimenti per un uso marketing di Twitter, e i vari servizi di advertising presenti in rete. Infatti, se ci fate caso, la prima promessa che viene fatta agli advertisers dai network pubblicitari è quella del targeted traffic for your site. Della serie: piazziamo i tuoi annunci pubblicitari su siti della tua stessa nicchia, per cui i visitatori di questi siti al 99% saranno interessati al tuo e ai tuoi contenuti.
Quindi possiamo definire un punto fermo nella strategia di promozione della propria attività/immagine su Twitter con questo assunto: Badate alla qualità dei vostri followers, non alla quantità.

In qualche modo c’è ancora chi punta ai grandi numeri su Twitter come su altri social media, e per chi ancora punta su questa strategia, consiglio di avere un minimo di concezione del Who is Who e seguire, in attesa o speranza di essere seguiti, solo gli autentici guru del proprio settore.
E già che ci siete, usate gli utenti che seguite su Twitter per racimolare tutte le info utili possibili sulla vostra nicchia, inoltre già in passato ho avuto modo di parlare di Twitter come un motore di ricerca raccontando di un caso relativo al golfista strapagato Tiger Woods.
A proposito di questo è opportuno spendere qualche parola in più. Ultimamente c’è chi online ha lanciato una sorta di warning parlando della velocità di indicizzazione di Google riguardo a notizie e contenuti dei blog più affermati o meno, in particolare si diceva: “Quanto ci mette Google ad indicizzare contenuto fresco?”
Secondo le esigenze di chi ha la necessità di avere updates praticamente in tempo reale, anche troppo.
E qui entra in gioco Twitter.
Perché il servizio di microblogging raccoglie sia mainstream sia bloggers, contenuti, updates e notizie, oltre che aggiornamenti di stato puri e semplici, ed usando strumenti quali il sopracitato Twitter Tools o gli innumerevoli strumenti di sharing creati ad hoc per Twitter gli aggiornamenti si ricevono o si ricercano praticamente in tempo reale, man mano che vengono postati, e di solito, un buon blogger o usa uno strumento automatizzato oppure impiega veramente pochi secondi per condividere i suoi post su Twitter.
Anche questo aspetto di Twitter può essere un’efficacissimo strumento di marketing, arrivare alle news prima che addirittura il potente Google le indicizzi. Quasi delle anteprime su ciò che verrà indicizzato dopo un tot di tempo.

Un fattore su cui attualmente vale la pena contare, è che l’abitudine del Retweet sta prendendo sempre più piede, il bottoncino Retweet ha praticamente soppiantato quello strautilizzato di Digg, e c’è chi addirittura lo propone all’inizio del post a destra o a sinistra, proprio come avveniva con quello di Digg, per poi mostrare un ulteriore link alla fine dell’articolo.
La tendenza appare ormai consolidata su molti blog, soprattutto quelli affremati, che possono contare, questa volta positivamente, sul numero di retweets mostrato nel bottone.

C’è una fondamentale differenza tra il numero di followers che un singolo individuo ha su Twitter ed il count del numero di retweets: il numero di followers, se non si tratta di utenti interessati, motivati e che interagiscono, a livello di marketing è fine a se stesso, mentre il conto dei retweets rappresenta azioni utili, efficaci e produttive messe in atto da utenti realmente interessati a condividere il contenuto trovato con i propri followers.
Nel caso del numero elevato di followers non targetizzati non si hanno azioni concrete degne di nota, mentre i retweets sono esattamente il contrario, linfa vitale del marketing su Twitter.

Un secondo assunto può essere fissato, anche se devo dire che è un riadattamento di un vecchio adagio del blogging “ THE CONTENT IS KING ” .
Come sempre, anche osservando gli account Twitter delle cosiddette “blogstars”.
Un esempio made in Italy, senza spostarci tanto. Se vi interessate di nuovi media, sicuramente avete sentito parlare di Robin Good di Master New Media, ecco, l’esempio più calzante è questo. Robin si è affermato grazie ai suoi contenuti, scritti, video e quant’altro ed ora vanta una comunità di 3.012 Followers su Twitter. Questa è la prova che non serve andare in giro per Twitter e seguire chiunque per attrarre contatti non veri, ma bisogna fare un buon lavoro sul proprio sito e coinvolgere le altre persone grazie alla propria intelligenza ed all’interesse suscitato.
Anche io seguo Robin su Twitter, fin da quando sono approdato con il mio blog sul sito di microblogging, credo sia il primo utente che ho cominciato a seguire, ma non certo perché speravo nella reciprocità e quindi poter sfoggiare tra i miei followers un VIP come Robin Good, ma solo perché sono estremamente interessato nei suoi tweets, per cultura personale direi.

Per i bloggers è inevitabile dire che il grosso del lavoro da fare per la propria promozione su Twitter deve essere fatto sul blog, con buoni contenuti, una ricca community di followers su Twitter, come su Facebook e in tutti i social media che possono integrare la promozione di contenuti, arriverà in maniera del tutto naturale, quasi in automatico.

Un modo efficace per misurare l’interesse, o comunque la reattività dei vostri followers è molto semplice, provate a porre una domanda, un quesito che riguardi un ambito della vostra nicchia di mercato, la risposta a questo quesito sarà uno dei parametri per individuare l’interesse dei vostri followers alla materia che trattate, sia essa un blog settoriale o un prodotto.
Chi tra i Twitter users gode di una reattività maggiore? Ovviamente le star. Spesso succede che la gente si fornisca di un account Twitter solo per mettersi in contatto ed interagire con loro, quindi, come vedete, ancora una volta, c’è l’azione alla base di tutto, un fare qualcosa in senso interattivo, guidata da una volontà precisa. Gli “auto-followers” non fanno tutto ciò, sono solo numeri.

Ovviamente nessuno nasce nella propria nicchia di mercato o settore come una star, non resta quindi (come dicevo poso sopra a proposito dei contenuti) che munirsi di tanto impegno e costruirsi una reputazione più che buona nel proprio settore, così da attrarre le “azioni concrete” di cui ogni marketer su Twitter ha bisogno. Ovviamente gli stessi concetti si applicano se stiamo parlando del vostro nome o del vostro nuovo brand.

L’attività quotidiana di un buon marketer su Twitter comincia lontano da Twitter stesso, comincia nel proprio ufficio, sul proprio blog, i followers verranno.
Inoltre, un altro buon suggerimento è quello di interagire con le persone che noi seguiamo, non solo quelle che interagiscono con noi, ma principalmente tutte le altre. In parole povere, far vedere una presenza umana e curiosa dietro al nostro account, una presenza in qualche modo costruttiva, e non solo una fonte inesauribile di links. Piano piano anche le persone che non vi seguivano si dimostreranno più interessate a ciò che giornalmente producete su Twitter, sempre se lo riterranno valido e costruttivo, e la reattività dei vostri followers aumenterà di conseguenza.

Cosa può fare di più per voi un buon gruppo di followers su Twitter, un gruppo interessato, reattivo e motivato? Semplice: aggiungere popolarità al vostro nome, brand, sito o servizio. Ogni persona possiede dei contatti, una cerchia di amici, una cerchia di lettori o utenti, quindi un feedback motivato della vostra attività presso la propria cerchia stretta di contatti porterà più visibilità al vostro lavoro, più credibilità al vostro nome, una crescita alla vostra azienda.

Come possibile obiettivo, potete dirigervi su due tipologie principali di Twitter users:

1) Le persone che hanno il potere di aiutare il tuo business e crescere.

2) L’utente medio che potrebbe divenire un potenziale cliente

Il tutto dipende da quale obiettivo si intende ottenere dalla propria presenza su Twitter, dipende inoltre dalle aspettative relative al tempo. E’ molto importante infatti avere pazienza, non cercare immediate conversioni dei click in vendite o feedback positivi, ma costruire la propria immagine poco alla volta dando ancor prima di ricevere.
E’ da preferire la strategia di fare network con delle personalità influenti già affermate, a fare networking veramente non solo seguirli sperando in una sorta di reciprocità, che, se ingaggiati dai vostri prodotti/contenuti/servizi li promuoveranno al difuori di Twitter, perché possono contare su un’audience già consolidata e su una piattaforma già lanciata.
Perché sto dicendo questo? Perché il vero influenzatore, il vero marketer, per diventare tale non ha provveduto ad attrarre a se followers di tutti i tipi, ma ha costruito la sua reputazione un passo alla volta potendo in fine contare su un pubblico motivato ed attento, ha seguito una strategia non basata sui grandi numeri, ma sul target, la nicchia.

Nello specifico chi è meglio avere “dalla propria parte” su Twitter?
Bloggers,  webmasters, editori, giornalisti e titolari di aziende sono un buon punto di partenza, persone che hanno siti internet o comunque l’opportuintà di comunicare ulteriormente se ben motivati, se ispirati da un buon contenuto, prodotto o servizio.
E comunque che siano nel vostro stesso campo o si occupino di questo relativamente a media mainstream o 2.0.

Ma non bisogna dimenticare di interagire con la loro “Twitter experience”, di “comportarsi bene” con loro. Stabilire una relazione (ovviamente professionale o intellettuale) porterà il concetto di reciprocità a vostro favore: parteciperanno alla vostra experience, vi supporteranno, condivideranno i vostri contenuti se ritenuti validi. Avranno una base tangibile, effettiva e stimolante che innescherà in loro la stima necessaria e vi renderanno un gran servizio.

In pochi punti tutto si riassume in questo:

1)    Followers, anche pochi, ma buoni.
2)    Costruite la vostra immagine poco alla volta, pensate alla qualità (Content is king)
3)    Non abbiate fretta, se valete, i risultati arriveranno

Se pensi possa essere utile, segui il mio blog su Twitter


Twitter Marketing - Using Twitter to Promote Your Business from Greg Gaskill on Vimeo.

Image Credit: Erica Marshall

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Vinci un iPod Nano da 4 GB su Masu.it

by Giorgio Marandola on April 7, 2009

Vinci iPod Nano su Masu.it

Un contest veramente carino, perchè non approfittarne?
Andrea Palmieri, aka Masu, ci propone sul suo blog un bel contest per dare la possibilità ai suoi lettori di portarsi a casa un iPod Nano da 4 Giga più un gadget.
Il regolamento è molto semplice, bisogna parlare del contest in giro per la blogosfera, l’unico avvertimento è che il blog di chi vuol partecipare deve avere almeno 2 mesi di vita (e di attività) e deve essere correttamente indicizzato da Google.

Ogni partecipante sarà catalogato in ordine di arrivo.
Ad esempio: il primo che segnala il suo articolo avrà il numero 1, il secondo il numero 2 e così via.

Il contest ha inizio oggi e durerà fino al 24 Aprile 2009. Affrettati!

Per ulteriori informazioni, visita il blog di Masu

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Lo strano caso di un blog

by Giorgio Marandola on September 25, 2008

Staff White People Like banner

Si chiama Stuff White People Like, e tratta di ciò che piace alla gente bianca, come se ci fossero differenze “di colore” tra interessi e preferenze.
Al di là del semplice concepimento e della nascita stessa di un blog di questa particolare e quasi surreale nicchia, il dato che sorprende è il numero di visitatori che lo stesso è stato in grado di realizzare da Gennaio 2008 al giorno d’oggi (sto scrivendo questo post il 25 Settembre) .

blogstats Lo strano caso di un blog

Come si nota dallo screenshot, sono tante, tante visite…

In che modo spiegarsi questa quota di pubblico?
Forse le persone bianche sono diventate oggetto di ricerca su Google, con orientamenti para-antropologici del tipo:

“Alla gente bianca piace giocare a pallone? ”

O semplicemente, non avendo tempo a causa del lavoro, bisogna farsi suggerire da un blogger interessi e preferenze. Per cui scorrendo tra i post si spunta una lista per poi trascriverla nella casella “Interessi” o “About me” del social network preferito.

L’osservazione peggiore, ma non troppo paradossale, è il razzismo latente di ogni affermazione: persino parlando di frisbee l’autore è riuscito a far riferimento alla “Soluzione Finale”, terribile ricordo della Seconda Guerra Mondiale.
Questa interpretazione non è così lontana dalla realtà in quanto il razzismo classico e volgare, spogliato di tutte le accezioni rudi, volgari e minacciose, trasformato in conversazione può benissimo apparire in questo modo.

Visto il numero di visite realizzato dal blog, l’autore ha deciso di farne addirittura un libro, ed ora è impegnato in un tour promozionale di presentazione del volume.

Stuff White People Like Book

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Nuova applicazione Wordpress per iPhone e iPod Touch

by Giorgio Marandola on July 23, 2008

iphone on wordpress

Wordpress ha rilasciato la sua applicazione per il mobile-blogging sia da iPhone che iPod Touch. I primi utenti che hanno sperimentato la nuova applicazione già ne stanno parlando positivamente, sebbene Wordpress sia arrivato secondo nel rilascio di tale app rispetto al suo principale concorrente TypePad.

Una delle features più interessanti è la possibilità di conservare il post che si sta scrivendo in caso di una telefonata inaspettata. Una funzione molto importante se si pensa al fatto di dover ricominciare a scrivere in caso di una telefonata.
Sfortunatamente, l’ applicazione di Wordpress è disponibile solo per utenti anglofoni, mentre quella del suo concorrente TypePad è disponibile anche in francese: una funzione importante visto che l’ iPhone è stato lanciato su scala internazionale. Il multi-linguaggio delle applicazioni, sia per iPhone che per altri mille dispositivi, è una strada non solo percorribile, ma di sicuro successo, in quanto, anche se siamo nel 2008, è da tenere a mente che moltissimi utenti del web non hanno una buona conoscenza dell’inglese, purtroppo.

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Addio nonna Olive, ti ricorderemo con affetto!

by Giorgio Marandola on July 14, 2008

Olive Riley

Olive Riley, la blogger più anziana del mondo, è morta alla veneranda età di 108 anni, dopo aver lasciato un suo ultimo post in cui dice di cantare una canzone allegra ogni giorno nonostante la sua salute precaria. Ultimamente ammetteva di non riuscire a liberarsi di una tosse fastidiosa.
Viveva a Woy Woy, a circa 80 chilometri da Sydney, ha aperto un blog sul web ( The Life of Riley ) all’inizio di febbraio dello scorso anno, condividendo con gli internauti le sue storie sulle due guerre mondiali e su come ha cresciuto tre figli da sola con il suo lavoro da cuoca in una stazione di provincia.
Si dice che Olive Riley, nata nell’ottobre del 1899, sia stata la blogger più anziana del mondo, con i suoi 12 anni in più rispetto alla precedente detentrice del titolo, la spagnola Maria Amelia.

Darren Stone, il pronipote della nonna blogger, ha dichiarato ai giornali di Brisbane: “Le piaceva la notorietà, manteneva la sua mente lucida. Comunicava con persone dalla Russia o dall’America, costantemente, non una volta ogni tanto” .

Il suo blog (o “blob”, come amava chiamarlo con tono scherzoso) conteneva 70 post, seguitissimi, con di contorno una serie di video su YouTube che la riprendevano mentre cantava canzoni o parlava di sè.

Una blogstar? No, una persona semplice e comune, che faceva della spontaneità e della saggezza il suo biglietto da visita sul web e nella vita.
Abbiamo imparato molto da lei, e non ci resta che dire, Addio nonna di tutti bloggers, ti ricorderemo con affetto!!

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Dare voce a chi non ha voce: il progetto Global Voices

by Giorgio Marandola on June 30, 2008

Global Voices Logo

Questa l’idea ispiratrice di Global Voices, il progetto di informazione partecipativa globale lanciato nel 2004, e che ha visto il suo summit a Budapest il 27 e 28 giugno scorsi.
L’ iniziativa prima risale a un convegno internazionale di blogger svoltosi a fine 2004 presso il Berkman Center (Harvard). Da allora, il progetto è cresciuto fino a divenire del tutto indipendente e oggi opera come ente no-profit, così come è accaduto per altre iniziative quali Creative Commons, Center for Citizen Media o OpenNet Initiative.

Il giornalismo partecipativo è una realtà che, con lo sviluppo del web2.0, si sta affermando in maniera sempre più massiccia e ineludibile. Sempre più fonti si aggiungono al coro di voci che si alza dalla rete fino a raggiungere le multinazionali e i “luoghi di potere”. Lo stesso David Sifry, fondatore di Technorati nel suo ultimo report annuale ha sottolineato come alcuni blog stiano insidiando la popolarità dei tradizionali canali dell’informazione. Guardando a casa nostra, l’acquisizione del 30% del network Blogosfere da parte del Sole 24 Ore ne è la dimostrazione.

La vocazione di Global Voices è quella di dare spazio a quelle fonti che normalmente non riescono a finire nelle penne dei giornalisti delle testate più famose. Per questo ci si affida alla volontà di milioni di scrittori, che con un pc e una connessione ad internet hanno il potere di dare voce anche al paese più remoto.
I gravi fatti accaduti in Birmania sono solo l’ultimo importante esempio. Senza il coraggio dei dissidenti che tramite la rete sono riusciti ad eludere la muraglia fisica e digitale costruita dal regime di Rangoon, probabilmente non avremmo potuto conoscere in tempo il coraggio dei monaci buddisti, o la scelleratezza dell’esercito del regime.

«Al momento – afferma Bernardo Parrella, il responsabile della localizzazione italiana del progetto che è stato presentata proprio al summit di Budapest - Global Voices conta circa 40.000 post e 30.000 commenti, suddivisi in 347 categorie che spaziano dalle diverse regioni e nazioni a temi quali razzismo, arte e cultura, religione, agricoltura. Per ora si fanno traduzioni in 14 lingue (15 con l’edizione italiana in arrivo), mentre gli autori dai vari Paesi sono circa un centinaio, oltre 150 contando anche i traduttori puri, dove la più attiva è la la comunità spagnola, con oltre 1.600 post tradotti».

La localizzazione italiana, già in rodaggio da alcune settimane, si avvale per ora di una decina di volontari, tra cui traduttori professionisti ed esperti di nuovi media. L’inizio è incoraggiante ma non sufficiente per replicare il successo americano.
L’intenzione, infatti, è quella di fare tesoro dell’esperienza maturata con le altre versioni, e tentare di vincere la sfida che Global Voices si impone di vincere: dare voce a chi non ha voce.

Global Voices Summit Budapest

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TechCrunch euro tour a Roma con TechGarage

by Giorgio Marandola on June 3, 2008

techgarage 08

L’euro tour di TechCrunch approderà a Roma il 20 Giugno 2008 presso i locali della Luiss Guido Carli di Roma, in Viale Pola 12.
L’evento è alla prima edizione e verterà su venture capital e networking, quindi con un occhio attento al web2.0 e a tutte le sue interazioni con l’impresa ed il business. Start-up, imprenditori, sviluppatori, blogger, appassionati di tecnologia avranno l’opportunità di incontrarsi, confrontarsi e anche trovare finanziamenti.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito dell’evento.

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