Quattro punti percentuali, per sette giorni consecutivi: totale, ventotto colpi al cuore di Google, superato per un’intera settimana da Facebook, per numero di utenti unici sull’home page. Non è la prima volta che il social network creato da Mark Zuckerberg sorpassa “Big G” nel picco di traffico, ma prima della scorsa settimana non era mai accaduto per un periodo di tempo così esteso. [click to continue...]
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Google aiuterà i giornali a monetizzare i contenuti
Google in soccorso dei giornali online
Il Nieman Journalism Lab, ha reso noto che Google sta progettando di elaborare un tool di micropagamenti per aiutare il settore giornalistico online a monetizzare i contenuti, visto che recentemente le cose per questo settore non stanno andando un gran bene e si sta cercando di riorganizzare priorità e strategie per capitalizzare in maniera incisiva sul versante Web.
In parole semplici, i contenuti liberi, non godono di molta stima in quel del mainstream, la monetizzazione dipende molto dal trust ed in un Paese come questo è inevitabile che qualcosa venga meno.
La notizia giunge da un comunicato che Google ha inviato alla Newspaper Association of America, in risposta ad una loro richiesta inerente l’implementazione di strumenti gestionali di contenuti a pagamento e, come detto, è stata resa nota dal Nieman Journalism Lab.
Google sta progettando questo tool come estensione di Google Checkout, il concorrente di PayPal per quanto riguarda i pagamenti internazionali, up and running dal lontano 2006.
Inoltre Google afferma che il sistema accetterà pagamenti in un range compreso tra 1 penny a molti dollari e da differenti merchants in una sola volta, un’implementazione ad hoc, a quanto pare.
La Newspaper Association of America, non ha contattato solamente Google, ma anche altre 10 differenti companies, e tra i nomi noti che hanno dato risposta positiva, spiccano: Microsoft, Oracle ed IBM.
Ma Google ha decisamente molti più interessi nel realizzare un progetto congiunto di questo genere per nome e conto dell’industria dei media, vista la recente bagarre riguardante Google News.
L’associazione americana ha stabilito inoltre che ogni giornale può liberamente trattare di implementazioni paid content con qualsiasi company abbia risposto alla richiesta, e qui si pone uno scoglio non indifferente per Google, la quale si troverà a fronteggiare un concorrente nuovo, che si chiama Journalism Online, una venture capitanata da Steven Brill (da notare in Wikipedia il progetto di Brill riguardante il paid content già crashato nel 2001) e L. Gordon Crovitz che ha recentemente dichiarato di aver raccolto adesioni, per i propri servizi, da più di 500 testate giornalistiche.
Questo è parte dell’annuncio di Google, parla di Checkout e non di un nuovo servizio:
The Newspaper Association of America asked Google to submit some ideas for how its members could use technology to generate more revenue from their digital content, and we shared some of those ideas in this proposal. It’s consistent with Google’s effort to help publishers reach bigger audiences, better engage their readers and make more money. We have always said that publishers have full control over their content. If they decide to charge for it, we’ll work with them to ensure that their content can be easily discovered if they want it to be. As for Checkout, we don’t have any specific new services to announce but we’re always looking for ways to make payments online more efficient and user-friendly.
Tutto ciò ricorda la famosa esplosione della bolla, ma nessuno sembra rendersene conto?
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Yahoo e Microsoft contro Google, inutile!
Bella partnership ma non basta
La partnership tra Microsoft e Yahoo alla fine è andata in porto, dopo vari tentativi più o meno vani, in cui Yahoo aveva addirittura stretto un’alleanza con Google sul fronte dell’advertising, per sfuggire a quella che veniva definita come un acquisizione tra le più infruttuose della storia del web, che vedeva Microsoft nel ruolo del compratore e Yahoo della povera verginella violata dal tiranno.
E quindi via con la partnership tra Yahoo e Google sul fronte advertising (no search quindi), defezioni come quella di Zawodny ed altri prestigiosi nomi all’interno di Yahoo, con Yang messo alle strette dagli azionisti e dai media e di fatto costretto alle dimissioni. Ma a sorpresa, l’accordo con Google, veniva definito come la mossa decisiva per liberarsi del giogo Micosoft.
Poi c’è stato il lancio di Bing, e l’annuncio è stato dato nel più classico dei modi: “Bing sfida Google!”
Prima del lancio ufficiale il buzz intorno a BIng lo descriveva così come le press release voleva, Microsoft che sfidava Google, ma poi, l’effettiva operatività di Bing una volta rilasciato online ha mostrato quanto ancora lontana sia Microsoft dallo sviluppare e distribuire una tecnologia di ricerca quanto meno competitiva.
Ho già documentato con tanto di screenshot le lacune della tecnologia di cui si serve Bing, che, tra l’altro solo ultimamente permette di essere tracciato dai sistemi di statistiche come “Bing”, fino ad una settimana fa, controllando gli accessi, quelli provenienti dalla pseudo-novità Microsoft venivano taggati ancora come Windows Live Search.
Fino ad arrivare ad oggi, in cui Yahoo a sorpresa, o quasi, annuncia la sua partnership con Microsoft nel settore Search Engine.
L’affidabilità e le prestazioni della ricerca Yahoo sono comparabili a quelle di BIng, davvero non competitive nei confronti di un gigante come Google.
Quindi l’accordo ha più il sapore del marketing che dell’ operazione prettamente finanziaria basata su una volontà evolutiva e realmente concorrenziale, appare solo tesa a sfruttare l’eco del buzz generato da Bing tra gli appassionati di internet (e non tra chi è più di un appassionato).
La tecnologia di ricerca Yahoo privilegia nei primi risultati, dopo quelli sponsorizzati, quelli provenienti dalla propria directory, quindi non si ha un’organicità di ricerca estendibile e flessibile come quella di Google, è quasi forzata. L’integrazione con Bing sicuramente l’arricchirà, ma non risolverà certo le lacune concorrenziali che nel corso del tempo si sono andate accumulando, non colmeranno il gap tecnologico e strategico nei confronti di Google.
Un conto è vivere e lavorare solo sul settore search engine, un conto è voler dominare il mercato, e non a suon di monopolio o integrazioni forzate come quelle di Microsoft, ma a suon di feedback positivi ed utilizzo da parte degli utenti.
Google oltre al settore search engine, ha sviluppato moltissimi altri canali, come AdSense, Wave e via dicendo, i laboratori di Google sono in continuo fermento e nonostante qualche brutta battuta di arresto, ammissibile se si hanno mille progetti l’anno, le idee continuano a venire fuori senza soluzione di continuità, all’insegna della fornitura di un servizio globale, completo ed affidabile.
Sia Yahoo che Microsoft non hanno impiegato risorse sufficienti, o forse hanno allocato male quelle disponibili, nel realizzare un ampio spettro di servizi che potessero vantare tutti lo stesso grado di operatività e valore. Hanno sviluppato quelli che sono i canali più che ovvi per società del genere come il settore search con link sponsorizzati, i servizi paralleli e Yahoo ha anche attivato una sorta di competitor di AdSense. Ma tutto ciò è stato mal amministrato o mal gestito, come anche un altro settore iperprolifico (potenzialmente) che è quello del social networking, che ho ampiamente descritto nel post di addio a Yahoo 360.
Yahoo in realtà ha solo bisogno di una riorganizzazione interna all’insegna dell’usabilità e della semplificazione. Non dimentichiamoci che servizi quali Flickr e Delicious sono di proprietà della company di Sunnyvale già da lungo tempo, ma ancora non si è vista un’integrazione neanche a livello di personal profile. GIusto qualche mese fa, ma non tanti circa 2, si è cominciato a vedere un link, quasi impercettibile che mirava a collegare Yahoo profiles (che è una miniera d’oro) a Flickr passando anche per Yahoo Messenger.
Microsoft dal punto di vista dei servizi paralleli ha il suo fiore all’occhiello in Msn Messenger, ma in tutto il resto fa decisamente acqua, e francamente tra Yahoo e Microsoft, la prima se la potrebbe cavare con una riorganizzazione, ma la seconda, fermo restando il settore OS e Browsing, dovrebbe lavorare sodo sul fronte puramente web per poter vantare una posizione concorrenziale o quanto meno una presenza apprezzabile sul mercato.
Attrarre il potenziale user su dei risultati di ricerca per poi porlo al centro di una landa di disservizi (caso Yahoo) e di non servizi (caso Micosoft) non aiuterà certo le due companies a ridurre un gap vecchio di una decina di anni, che ha visto loro adagiarsi sugli allori e Google dominare il mercato, sul piano dell’affidabilità.
Ormai siamo nell’era in cui Google è diventato una parola d’uso quotidiano, ed è contro questo che Yahoo, Microsoft, Cuil e compagnia danzante si devono confrontare/scontrare.
Basta provare a leggere ad alta voce i termini qui sotto per accorgersi di un gap ormai incolmabile. Provate.
Mi serve una ricetta.
Cerca su Google.
Un video?
Vai su YouTube
Contro:
Mi serve la recensione dell’ultimo libro di Camilleri.
Cerca su Yahoo.
Che performance ha l’ultimo Mac Book?
Cerca su Bing.
E’ come il gioco “trova l’intruso”, chiunque abbia letto queste piccole formule si è accorto che le prime sono entrate nel vocabolario quotidiano, mentre le altre stenteranno ad entrarci per i prossimi anni.
Ma se finalmente, cercando “Flickr” su Bing, avrò Flickr.com come primo risultato e non come decimo, ben vangano queste partnerships.
Realmente non le ha mai notate nessuno queste cose sia in Yahoo sia in Microsoft?
Ed un altra domanda che mi sorge spontanea è: come mai non c’è mai nessuno asetticamente critico nei confronti di tali compagnie, e quindi pur avendo una testa ed un blog, se la press release dice che Bing sfida Google, allora il post dirà esattamente questo?
Io non lavoro in Google, sono solo un fruitore dei suoi svariati servizi, dal punto di vista operativo credo sia decisamente avanti, l’unico settore che potrebbe migliorare potrebbe essere quello della messaggistica istantanea, ma sinceramente la cosa di cui sono più convinto è che se in Yahoo non cambieranno le cose al suo interno, ci sarà poco da fare partnerships, non si andrà oltre l’effetto annuncio.
Microsoft? Dovrebbe ascoltare di più, imparare da Apple, nonostante i recenti passi falsi dei nuovi iPhones.
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AdSense, intervista a Robin Good
In occasione del Frontiers of interaction V ho il piacere di incontrare il mio amico Robin Good di Master New Media, il quale, durante l’evento si occupa di intervistare i relatori uno per uno nella balconata della sala dove si svolge questo incontro spettacolare.
Ne approfitto, alla fine dell’evento, per rivolgergli qualche domanda sul rendimento attuale degli AdSense di Google alla luce della crisi economica, visto che dietro le quinte, in rete, c’è chi ha cominciato a chiedersi come mai il rendimento delle pubblicità contestuali Made in Mountain View sia calato e non di poco.
Robin, si vocifera che i rendimenti degli AdSense siano calati, tu che ne dici?
Bhè, indubbiamente per quanto riguarda il mercato italiano, i rendimenti per chi pubblica gli Annunci Google sono calati, la crisi ha coinvolto un pò tutti e quindi anche chi investe in AdWords per farsi pubblicità sul web.
Ma questo può dipendere sia da quanto le aziende investono su AdWords, sia da quanto Google concede in percentuale al publisher.
Visto che Master New Media pubblica in più di una lingua, qual’è la situazione sulle altre fasce di mercato?
Devo dire che facendo un confronto tra tutte, l’unica che sembra resistere a questa flessione è la fascia di mercato Nordamericana, vuoi per una quantità maggiore di investimento da parte delle imprese di quella fascia, vuoi per i rendimenti più alti delle pubblicità stesse.
Quindi pensi sia ora di “correre ai ripari”, cercare alternative?
Bhè è difficile a dirsi ora, anche perchè di alternative valide non ne esistono molte, innanzitutto vediamo cosa succederà sulla scena della crisi economica internazionale, ma un consiglio lo posso dare: ultimamente sto usando OpenX, una piattaforma che permette di gestire molto facilmente le campagne pubblicitarie del tuo sito/blog.
Quindi OpenX è una sorta di gestore di campagne pubblicitarie per chi ha già advertisers sul proprio blog indipendenti da Google AdSense?
No, non proprio, si possono gestire campagne pubblicitarie di advertsers diretti già acquisiti o, nello stesso modo, gestire AdSense o altri tipi di banners.
Inoltre è presente un Marketplace in cui puoi scegliere direttamente chi promuovere.
Grazie mille Robin per l’intervista/chicchierata ! Ci vediamo prestissimo!
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Bing è Windows Live Search con un header diverso
Giorni fa mi è capitato di parlare di quanto sia ridicola la ricerca su Bing, con tanto di documentazione tramite screenshots, e c’è chi ha osservato, nei commenti e tramite mail, che Bing è basato solo ed esclusivamente su Windows Live Search con qualche feature in più.
Ed oggi, aprendo le statistiche del blog, mi cade l’occhio su un accesso effettuato da Windows Live Search tramite la sola keyword “facebook” , come si può notare dallo screenshot qui sotto.
Di solito quando vengo raggiunto tramite keywords così specifiche clicco direttamente su di essa per verificare il piazzamento del mio blog. Una cosa abbastanza operosa quando si tratta di keywords di questo tipo, ma la sorpresa non è stata ritrovarmi ben piazzato, ma scoprire che cliccando, non si è aperta la ricerca di Windows Live, bensì Bing, “il nuovo motore di ricerca che sfida Google” con il secchiello e la paletta.
Quindi, perchè ancora si parla delle prodezze di questo Bing?
Non è altro che Windows Live Search con un header diverso, punto e basta.
L’effetto annuncio durerà quanto? Una, due settimane?
Rientriamo nei ranghi, l’operazione marketing di Microsoft è finita, abbiamo scherzato, ora ritorniamo alle cose serie.
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Google Wave, l’onda della nuova comunicazione
Alla Conferenza annuale di San Francisco è stato presentato Wave, un nuovo strumento per comunicare di casa Google, che permette di gestire su un’ unica schermata, la messaggistica istantanea, la chat, la posta elettronica e tutti i servizi aggiuntivi targati Google.
Google Wave segue la tendenza ormai consolidata da tempo dell’aggregazione dei servizi in un’unica interfaccia.
Quando il Web 2.0 ha avuto la sua affermazione abbiamo assistito alla nascita di applicazioni che potevano essere usate su pagine web ma che avevano le stesse caratteristiche delle app che girano in locale, sul proprio pc.
Dopo un periodo di utilizzo, sperimentazione ed affermazione di questi servizi, si è passati alla larga diffusione delle A.P.I. che permettevano Mash-ups delle stesse applicazioni rendendole integrabili su qualsiasi sito o blog. In questo modo il Web 2.0 ha avuto la sua massima affermazione.
La nuova tendenza a questo punto è stata quella di aggregare, tutto, dalle notizie ai video, dai post dei blog ai servizi Web 2.0
Già ora cè chi parla di Ricerche semantiche, Web 3.0 , ma per ora io direi di collocare questa fase di aggregazione di contenuti/servizi in una sorta di area grigia, un Web 2.5
Una sorta di evoluzione naturale che ha il merito di semplificare l’utilizzo di determinate applicazioni e di renderle tutte fruibili in un solo click.
Ed è proprio questa la politica che sta adottando Google, una strategia business ovviamente, ma anche molto funzionale.
Creato, con l’aiuto di un manipolo di sviluppatori dell’ufficio di Sidney, dai due programmatori ai quali si deve Google Map, Wave è un ibrido che raccoglie in una sola schermata le e-mail, gli instant message, e tutte le soluzioni esistenti per il video e l’audio sharing.
Usando Wave gli utenti possono scambiarsi testi, immagini, video, musica e conversare, il tutto in tempo reale e lo possono fare in una situazione di gruppo avendo inotre la possibilità (come si fa con un registratore) di riavvolgere la conversazione - anche a distanza di giorni - e vedere quello che è stato discusso e casomai aggiungere dei nuovi contenuti o apportare delle modifiche a quelli già pubblicati.
Google definisce questo nuovo tipo di comunicazione collaborative conversation stream, flusso di conversazione collettiva.
Praticamente la chat di Msn Messenger (o Yahoo Messenger, AIM), ma su piattaforma Google e molto più perfezionata e social.
Che potrà essere utilizzata tra semplici amici, gruppi di lavoro transnazionali o semplicemente tra parenti sparsi per il mondo, gli utilizzi sono infiniti.
La nuova applicazione sarà disponibile al pubblico a partire dai prossimi mesi. Intanto per invogliare i programmatori accorsi a San Francisco da tutto il mondo per sperimentare il nuovo strumento, Google ha messo a disposizione dei convenuti la nuova versione, il G2, del suo Google-phone e il nuovo sistema operativo Android 1.5.
“Le comunicazioni sul web sono ferme al secolo scorso”, ha dichiarato Lars Rasmussen, che col fratello Jen aveva creato Google Map quando ancora lavorava a Where 2 Tech (che fu poi acquistata da Google), “Con Jen avevamo cominciato a discutere già un paio di anni fa di come sarebbero state le e-mail del futuro e ci rendemmo conto che non c’era ragione di mantere le conversazioni testuali separate dai video, dagli audio e dalle immagini”.
A livello di contraccolpi, si può cominciare a dare un’occhiata alle ripercussioni che questo lancio avrà sui bilanci di società come Social Text e simili.
L’onda di Google si farà sicuramente sentire.
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Google Earth apre alle attività commerciali
Google Earth ha dimostrato di essere uno strumento utile e potente per scoprire ed esplorare ogni angolo della terra standosene seduti in salotto direttamente dal proprio pc, ma non solo, l’applicazione ha addirittura contribuito in passato a chiarificare gli eventi che hanno portato ad un disastro aereo, e a scoprire piantagioni illegali di marijuana in Svizzera.
Ma ora, l’applicazione di casa Google, sia nella sua versione desktop, sia nella sua versione per iPhone, mostrerà diverse attività commerciali all’interno della visualizzazione tradizionale.
Ovviamente per avere un quadro più completo è opportuno ingrandire parecchio la porzione di mappa in cui vogliamo trovare le informazioni che ci servono: più viene ingrandita la mappa (tramite zoom) più attività verranno visualizzate.
Poi una volta trovata l’ attività ricercata, basterà cliccare sulla relativa icona per accedere a tutte le informazioni utili, come indirizzo, numero di telefono, recensioni e orari.
Non è ancora chiaro se Google userà il database di Google Maps già in uso e in suo possesso, ma sembra proprio, dalle prime indiscrezioni, che ne farà uso.
Tra l’altro, Google Earth è approdata alla versione 5.0, in questo video le novità salienti.
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MySpace in guai seri, causa Facebook
MySpace attraversa veramente un periodo non invidiabile, Google abbandonerà il dealing pubblicitario con il social network di News Corp prossimamente, e le pageview sono in rapido declino.
Nel giro di un anno il numero di utenti di Facebook ha avuto un incremento rapidissimo, ma MySpace “reggeva ancora la botta”.
Attuamente i numeri sono radicalmente cambiati nel rapporto users/pageviews tra i due colossi del social networking, secondo Comscore (statistiche di Marzo 2009) MySpace ha negli Stati Uniti 70 milioni di utenti unici, sicuramente meno dello stesso periodo di un anno fa.
Nel frattempo Facebook ha incrementato il numero di utenti di 61 milioni sempre negli USA, e cresce al ritmo di qualche milione in più ogni mese.
In parole povere, adottando il termine di TechCrunch, ” la guerra è finita ” .
La crescita del numero di utenti di MySpace è in fase di stallo e, storicamente parlando, nessuna azienda del genere ha mai invertito tale tendenza.
Il problema fondamentale di MySpace non è la guerra con Facebook ormai persa, ma il numero di pageviews drasticamente in calo, questo vuol dire che gli utenti stanno ancora visitando il sito, ma per molto meno tempo rispetto al passato.
C’è da notare che lo scopo vero dei social networks è quello di realizzare pageviews al loro interno, che sta a significare gradimento dell’utente nei confronti della community, del servizio, ed un alto coinvolgimento dell’utente finale. Ed è qusto valore aggiunto che MySpace sta perdendo.
Il livello di coinvolgimento dell’utente, da cui le pageviews, vale non da solo, ma bensì in relazione alle impressions delle pubblicità, la vera ed unica fonte di “sussistenza” delle società che gestiscono i social networks.
Il numero di pageviews di MySpace è calato da 47,4 miliardi di un anno fa, ai 38 miliardi di oggi, quindi si è avuto un calo del 20%.
Nello stesso periodo, Facebook è cresciuto da 44 miliardi a 87 miliardi di pageviews, un aumento di circa il 100%.
TechCrunch ha voluto sentire il parere di due importanti produttori di applicazioni che operano su tutti e due i colossi, ed anche loro confermano un drammatico calo nell’utilizzo dei loro prodotti su MySpace.
Entro un anno MySpace riceverà l’ultimo pagamento da Google riguardante l’accordo advertising AdSense, e dovranno cavarsela in un altro modo se vogliono continuare ad avere delle revenues accettabili.
Rimarrano con un social network che costa mezzo miliardo di dollari l’anno solo per funzionare, senza Google AdSense e con tanto lavoro da fare.
Considerazioni a margine:
Design: Facebook ha un design prestabilito e leggero per i profili, e le funzioni si inegrano senza appesantire la pagina, senza creare scompiglio o disordine, quindi ogni bacheca, ogni info page viene caricata in un tempo accettabile e l’utente è disposo ad aspettare qualche secondo. I profili di MySpace invece non hanno un layout definito, quindi ogni utente è libero di accedere a personalizzazioni che il più delle volte finiscono per appesantire la pagina fino al punto di far desistere il visitatore dall’attendere l’effettivo caricamento.
Ciò significa meno usabilità e più frustrazione, e delinea come vincente la poilitica di Facebook di gestire “dall’ alto” i cambiamenti di layout.
Maturità: L’innegabile forza di Facebook è la maturità dei suoi utenti, o almeno della larga maggioranza, che usano il proprio nome e cognome, i propri dati e le info che rispecchiano fedelmente quelle vere. Mentre su MySpace ancora c’è la vecchia tendenza spersonalizzante del nickname, che complica la ricerca, e non favorisce i contatti.
Secondo la mia esperienza su Facebook, la possibilità di cercare le persone tramite nome e cognome è un alto valore aggiunto, poichè il nickname presuppone 2 tipi di procedimento per arrivare al contatto sul social network:
1) Scambio nickname nella vita offline, in base a contatti prestabiliti e già esistenti da tempo, il nick in questo caso funge da identificativo, da alias per la persona (altro discorso vale per i gruppi musicali ovviamente) è un plus e non fa parte di un codice identificativo magari stabilito anni prima, ad esempio durante le scuole elementari. Quindi questo può rappresentare un ostacolo all’effettivo networking.
2) Imbattersi nel profilo che reca il nickname come identificativo e riconoscere la persona, associare i due concetti e quindi mettersi in contatto, caricamento e confusione del profilo permettendo.
Che dire, buona fortuna!
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Google e la campagna pubblictaria in TV per Chrome
Google Chrome, l’ormai celebre browser made in Montain View sbraca in tv, così come è stato annunciato sul blog ufficiale di Google.
La storia ha inizio un paio di mesi fa, quando il team di Google Japan ha ideato un video divertente per promuovere il browser online, da quando il video è apparso su YouTube, Google ha ricevuto una miriade di commenti positivi e feedback, di qui la scommessa affidata ad un gruppo di creativi, di creare una serie di brevi filmati che riprendessero l’originale e lo ampliassero per promuovere Chrome fuori dal web, in tv.
Dopodichè, pochi giorni fa è stato creato Chrome Shorts che rappresenta una sorta di demo, di indirizzo, di quello che saranno i futuri spot.
Sempre come annunciato in questo post, sono giorni decisivi, nei quali Google farà uso della sua divisione Google TV Ads per mostrare spot pubblicitari sui principali networks americani.
Rimani aggiornato sui nuovi spot tramite il canale YouTube di Google Chrome
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Google Marocco hackerato!
Google.co.ma , la versione marocchina del motore di ricerca numero uno è stato hackerato giorni fa da un gruppo di hackers arabi, residenti in Arabia Saudita, anche se il leader del gruppo ha origini pakistane.
All’inizio c’è stata un pò di confusione riguardo alle modalità in cui gli hackers hanno agito, ma poi si è riusciti a fare chiarezza: l’attacco è partito da NIC.ma (Network Information Center of Morocco), che controlla il DNS per il Paese, per poi focalizzarsi sul nome di Google.co.ma .
Come si può vedere dallo screenshot in basso, gli hackers hanno incluso nel loro lavoretto anche un link ad un sito, PaKBugs.com, che ora non esiste più ma che fino a poco tempo fa fungeva da hub per molti hackers mediorientali ed in particolare pakistani.
Dopo pochi minuti dal fatto, Google ha inoltrato una mail a Softlayer, la compagnia di hosting che forniva lo spazio web al forum di discussione reclamizzato dall’hacking, per chiedere la chiusura del sito, e così è stato.
All’inizio si pensava addirittura ad un attacco hacker messo in atto verso questo sito, ma lo stesso Zombie_KsA, leader del gruppetto, ha inviato una mail ad ArabCrunch (il primo a riportare la notizia) specificando che lo spazio web è stato tolto loro dalla compagnia di hosting e non da altri pirati.
La prima reazione di Google è stata quella di ridirigere il traffico del portale marocchino su Google.com ed inviare la mail alla Softlayer, ma i tecnici hanno impiegato molto per rimettere tutto in ordine.
Inoltre, un portavoce di Google ha dichiarato che in realtà la versione marocchina del portale non è stata hackerata, ma i navigatori diretti sul sito sono solo stati ridirezionati su un altro sito differente.. Così riporta ArabCrunch, la traduzione è letterale, il senso un pò oscuro.
Sul forum di discussione, appena messo a segno il colpo, ZombiE_KsA si è subito vantato della riuscita dell’operazione riscuotendo circa 4 pagine di commenti entusiasti.
Purtroppo il sito è offline, ma dalla copia cache custodita da Google si riesce ad entrare e rubare qualche screenshot.
ZombiE_KsA che si vanta dell’hacking riportando anche lo screenshot
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