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Rifiutati dalla Apple, i developers iPhone viaggiano underground

by Giorgio Marandola on August 7, 2009

Cydia Jailbreak Community Store

I developers rifiutati dalla Apple si rivolgono a Cydia

Da quando è operativo il programma per developers della Apple, ed in particolare quello relativo alle applicazioni per iPhone, la compagnia di Steve Jobs ha sempre vigilato in maniera ferrea sulla qualità, sulle ammissioni e su tutto ciò che ruota intorno all’ ingresso di un’applicazione nell’ Apple App Store.
La linea ferma di Apple verso i suoi developers, o meglio, verso chi aspira ad accreditarsi come tale, ha portato molti sviluppatori, in seguito al rifiuto, a non demordere nel voler distribuire ugualmente le loro creazioni.

Infatti i “reietti di Apple” hanno trovato un porto sicuro in un App Store underground non autorizzato chiamato Cydia, dove le applicazioni proibite e rifiutate da Apple, vengono tranquillamente distribuite, ed i developers sono anche messi in condizioni di guadagnare qualcosa. Ultimamente sullo store non autorizzato messo su da Jay Freeman (conosciuto nella community iPhone Jailbreak con il nick Saurik) campeggia anche l’avviso che PayPal è accettato come metodo di pagamento.

Il fatto rilevante per Apple non è tanto la non ufficialità di Cydia, ma il fatto che gli utenti iPhone che si rivolgono all’ App Store underground per utilizzare le applicazioni presenti devono effettuare quello che viene definito “Jailbreak” e cioè hackare il proprio iPhone per permettergli di lavorare comunque al di fuori dei rigidi confini imposti da Apple.
E la stessa Apple ha più volte definito questa pratica come qualcosa di illegale.
E secondo i dati rilasciati da Saurik, ultimamente si sono connessi con Cydia bel 470.000 utenti, pochissimo tempo fa le cifre si aggiravano intorno ai 350.000 utenti unici al giorno, per un guadagno complessivo da parte dello store di 220.000 dollari in 5 mesi.
Cifre da capogiro!

Kim Streich, lo sviluppatore della 3G Unrestrictor per iPhone spiega così la filosofia Cydia: “La gente si è stufata della Apple e della sua mer** , e se uno fornisce loro la possibilità di aggirare tutti i vincoli, allora saranno disposti pure a pagare!”
Kim ha rilasciato, nel recente passato, l’applicazione 3G Unrestrictor, ed ha guadagnato 19.000 dollari in 2 settimane vendendola su Cydia!

Un pò di storia Apple recente

Quando uscì il primo iPhone, nel 2007, la Apple non aveva ben in mente cosa potesse essere in termini di business aprire un App Store Ufficiale, ed i primi iPhone furono hackati dai primi intraprendenti digital rebels dell’era iPhone, tramite un applicazione chiamata Installer, che spalancava le porte dello smartphone a giochi e apps sviluppate da terze parti.
Nel 2008 la Apple fornì la community del software development kit for third-party coders, e di fatto gettò le basi del futuro App Store.
Nel Luglio 2008, viene lanciato ufficialmente l’Apple App Store, e molti fans di Installer lo abbandonarono a favore del più popolare store ufficiale, quindi il progetto Installer morì, per poi rinascere ora con il nome di Cydia, che nel tempo ha avuto modo di evolversi da Library a Store nel Marzo 2009.

Cydia

Per accedere ai servizi di Cydia, gli utenti iPhone devono necessariamente fare ricorso al codice gratuito messo a disposizione dal gruppo di developers/hacker iPhone Dev-Team, e da questo dato emerge la natura nerd-ribelle dell’audience di Cydia.

I numeri di Cydia, pur essendo alti per una persona normale non sono nulla in confronto alle storie riguardanti developers divenuti milionari grazie alle vendite generate dall Apple App Store, ma senza dubbio lo store underground rappresenta una realtà politica ed economica.

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Jeremy Shoemoney denuncia un dipendente di Google per violazione del copyright su AdWords

by Giorgio Marandola on April 8, 2009

Jeremy Shoemoney Shoemaker

Jeremy “Shoemoney” Shoemaker è uno dei più prolifici guru del guadagnare online, fa parte della celebre triade compsta da lui, Darren Rowse e John Chow.
Un marketer che deve la sua fortuna principalmente alla community di maniaci delle suonerie per cellulare Next Pimp, e, a detta di molti ad alcune sofisticate e non meglio precisate tecniche black hat.
Questa volta Shoemoney si trova alla prese con carte legali indirizzate al settore AdWords di Google, per una lampante violazione del copyright relativo al suo soprannome, che ormai tende ad identificarlo ancor più del nome.
La competività in relazione alle keywords di Google AdWords è altissima, a volte esasperata, le aziende studiano intere strategie per primeggiare negli annunci sponsorizzati rispetto ai loro concorrenti, e Google, dal canto suo, ha una ferrea policy riguardo al rispetto di limiti relativi al diritto d’autore.
Per esempio, io non potrei mai piazzare la keyword “Microsoft” relativa però ad un annuncio che linka al Technico Blog. Anche se c’è da dire che molti, ultimamente, stanno facendo largo uso della keyword “Facebook” per piazzare annunci relativi a servizi molto distanti dal celebre social network di Palo Alto.

Il dettaglio che forse è sfuggito al marketer, o pseudo tale, è la registrazione come marchio registrato del termine Shoemoney.
In passato ci sono stati vari tentativi di usare questa keyword negli annunci Google, ma Jeremy ha sempre potuto contare su uno stretto giro di e mails con Mountain View per ovviare al problema, senza adire una corte.

Ma questa volta le cose sono andate diversamente.

Shoemoney ha provato e riprovato a contattare gli esecutivi di Google AdWords, ma senza risultato, nessuna risposta all’orizzonte.
Ha provato anche a contattare il sito promosso nell’annuncio pubblicitario, ma l’owner del sito aveva impostato le proprie credenziali ed i propri dati come “privati”.
A quel punto Jeremy ha adito per la prima volta una corte di giustizia che ha intimato a chi forniva lo spazio web al proprietario del sito “fraudolento” di comunicare i dati personali.

Una volta avuto il nome ed il recapito della persona che si nascondeva dietro l’annuncio, Shoemoney ha provato a contattarlo direttamente, ma non ha ottenuto risultati apprezzabili, l’uomo ha cercato di difendersi adducendo ignoranza riguardo il Terms of Services di Google AdWords.

Ma le sorprese non sono ancora finite.

Un amico di Jeremy viene a sapere che questa persona aveva molti amici su Facebook che lavoravano o avevano lavorato in Google AdWords.
In più una versione “cache” del suo profilo Linked In rivela una sua posizione lavorativa proprio in seno a Google AdWords, nel ruolo di Account Strategist.
A questo punto Shoemoney ha chiamato direttamente un ufficio di Google a New York che ha confermato la presenza della persona incriminata nella directory dei dipendenti.
A questo punto non c’è stato più dubbio: LA PERSONA RESPONSABILE DELLA VIOLAZIONE ERA UN DIPENDENTE DI GOOGLE ADWORDS.

Ed ora è tutto in mano ai legali, Shoemoney non solo ha fatto causa all’ impiegato di Google, ma anche al padre del suddetto impiegato, che in mezzo a tutta la baraonda, ha comunicato di essere lui il vero proprietario del sito in questione.
Per ora Google non è stato in grado di fornire dettagli riguardo l’accaduto, in quanto ha preferito accertare la questione con un’inchiesta interna.

Jeremy Shoemaker

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Craigslist favorisce la prostituzione?

by Giorgio Marandola on March 7, 2009

Craigslist.org

Catherine è una prostituta trentacinquenne che vive e lavora a San Francisco e si basa sul famoso sito di annunci per evitare, o comunque ridurre al minimo i problemi legati alla violenza ed i rischi che sono all’ordine del giorno nella sua professione.

Craigslist è importante per aiutarci a evitare la violenza”, dice la donna, che è anche di origine europea, e continua, “Craigslist è un modo per filtrare le persone, e permetterci di evitare quelle che possono recare problemi, e con Craigslist non vi è alcuna necessità di sfruttatori. ”
E come molte donne nella sua posizione affermano, anche lei è sicura nel dire “Craigslist è di vitale importanza! ”

E questo è il motivo per cui lo sceriffo della Contea di Cook, Chicago, Tom Dart, anche in un’intervista rilasciata a Cnet News, accusa il popolare servizio web di essere una delle maggiori fonti di clientela per la prostituzione in tutti gli Stati Uniti.
In più, sempre nella stessa intervista, Dart rivela che spesso, nei servizi a sfondo sessuale offerti dagli inserzionisti di Craigslist, sono coinvolti minorenni nonchè persone costrette a prostituirsi contro la propria volontà.

Nella denuncia presentata dall’ufficio di Dart, Craigslist viene presentato come un potente strumento di marketing per sfruttatori e prostitute che rende molto più facile per i criminali sfuggire alla polizia.
Ma il lavoro di Dart si è concentrato non su quelle persone che hanno scelto la prostituzione come fonte di reddito a livello individuale, e quindi conscio, ma a quel settore sfruttato dalla criminalità organizzata come fonte di reddito e al coinvolgimento di minori. Per quanto riguarda i minori, ha rivelato lo stesso sceriffo, che gli annunci a tal riguardo recitavano più o meno così: ” Vuoi una ragazza giovane? Abbiamo una ragazza giovane, tutto quello che devi fare è pagare un pò di più..”

In generale possiamo affermare che questa è una storia che sottolinea come una delle tecnologie più moderne del mondo è diventato una parte vitale di una delle professioni più antiche del mondo.
Ma con l’avvento di Internet come un importante mezzo di comunicazione, il web 2.0, era solo una questione di tempo ma prima o poi il sesso a pagamento avrebbe fatto la sua irruzione in siti intenet come Craigslist. E a tal riguardo ci si chiede già da tempo come mai questo tipo di annunci vengono tollerati all’interno di un sito importante come quello.
La stessa cosa che mi chiedo io ogni volta che apro le pagine locali di un noto quotidiano nazionale che ha addirittura 2 pagine dedicate ad annunci di questo genere (non scrivo il nome della testata per non incorrere in guai vari, ma non è difficile individuare di che testata di tratta, è l’unica ad avere rilevanza nazionale e ad avere pagine di questo tipo.. )

Un portavoce di Craiglists ha annunciato nei giorni scorsi che le attività criminali rilevabil tra gli annunci sono ben poca cosa rispetto a quelle legali, ma anche questo tipo di dichiarazione sembra ben poca cosa per giustificare la presenza di tali annunci.

Catherine, nel rilasciare l’intervista a Cnet News, ha chiesto di rimanere aninima, e di essere identificata tramite questo nome di fantasia in omaggio a Catherine Deneuve, in particolare nel suo ruolo di prostituta nel film Belle de Jour.
Ha insistito sul fatto che tramite Craigslist può comunicare con i clienti, e può evitare di incorrere in un tipo di clientela violenta e pericolosa, ed ha aggiunto che se il servizio dovesse in qualche modo impedire questo tipo di annunci, molte prositute tornerebbero a frequentare i marciapiedi invece di ricevere i propri clienti nelle abitazioni.

Il risvolto della maedaglia è che Craigslists è stato più volte utile alle attività investigative della polizia, che tramite finti annunci, attrae a sè criminali di ogni sorta.
Un esempio su tutti: in un articolo del 2007 il New York Times ha riferito che un annuncio su Craigslist postato dalla polizia di Seattle ha portato all’arresto di addirittura 71 persone tra cui un agente di banca, un operaio edile ed un chirurgo.

Quindi in rete il dibattito è ancora in pieno svolgimento, Craigslist annuncia l’introduzione imminente di nuove misure volte a scoraggiare l’utilizzo criminoso della sezione annunci erotici. Vedremo come Craig risolverà questa spinosa questione.

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Il beachparty nato su Facebook è stato annullato

by Giorgio Marandola on July 6, 2008

Google Facebook

Una bella festa in spiaggia, per cui ci si aspettavano oltre 10.000 persone è stato cancellato dopo l’intervento della polizia, che ha fatto intendere di non voler dare il via libera all’evento perchè illegale.
Più di 7000 persone avevano confermato sul sito di social networking che avrebbero preso parte alla festa denominata “a night of mayhem” che si sarebbe dovuta svolgere nella città costiera di Torbay, Inghilterra.

Sfortunatamente un’ entry su Facebook ha informato tutti i festaioli del cambio di programma: “Visto l’elevato numero di persone che avrebbero preso parte all’evento, serve un’ autorizzazione per poter festeggiare in sicurezza e legalmente. L’iter burocratico ottenere l’autorizzazione sono lunghi e con i tempi a disposizione non era possibile fare in tempo ” .

La polizia aveva avvertito che avrebbe impedito l’evento, in forza di una legge del 2003 che vieta la vendita di bevande alcoliche per un massimo di 24 ore.
Oltre alla minaccia delle forze di polizia, il post su Facebook riportava anche altri motivi organizzativi per cui l’evento doveva essere annullato, come la gestione del traffico, lo smaltimento dei rifiuti, e le condizioni sanitarie, fattori fondamentali che devono essere pianificati in un lasso di tempo più ampio.

Addirittura il post avverte le persone che frequentano le spiagge in Torbay nel fine settimana di una presenza massiccia della polizia sulla costa e consiglia di lasciare la spiaggia.

Una riunione spontanea di gente nata su Facebook… forse vedremo il social network stesso agire in prima persona per organizzare il prossimo party.

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