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intervista

Mobatar, sms che ricaricano

by Giorgio Marandola on September 24, 2009

Mobatar sms che ricaricano

Mobatar, Sms che ricaricano, un servizio grazie al quale si può ricaricare il telefono cellulare ricevendo sms pubblicitari. Mi sono iscritto poco tempo fa e devo dire che mi trovo proprio bene, gli sms sono targetizzati in base ai miei interessi (che ho inserito in fase di registrazione) ed al luogo in cui mi trovo. La vera forza del servizio è che gli sms pubblicitari non sono nè invasivi, nè di scarsa qualità, infatti il più delle volte, i servizi che prometono soldi in cambio di pubblicità hanno un livello simile allo scam, questa volta no, si tratta di un servizio di prim’ordine, che trovo anche utile, come informazione, sugli eventi della mia città.

Ma vediamo di saperne un pò di più, sul conto di Mobatar, facendo quattro chiacchiere con Mauro Baeli, Business Development a Mobatar.

Ciao Mauro e bentornato dagli Usa, veniamo a noi: il cosiddetto “mobile advertising” è una fattispecie che esiste nel nostro  mercato già da alcuni anni. Cosa vi ha spinto ad avviare una attività in questo settore, e che prospettive avete?

Il mobile advertising in Italia non ha ancora raggiunto il grado di sviluppo che è già presente in altri Paesi, dove la quota di mercato è più che doppia, e comunque la tendenza internazionale fa prevedere una forte crescita per almeno i prossimi 5 anni.

In cosa è diversa la proposta di Mobatar rispetto a quanto già  esistente sul mercato?

Sostanzialmente diamo maggior importanza ai nostri utenti, garantendo – grazie alle informazioni anagrafiche, geografiche e comportamentali da loro stessi fornite – che saranno inviate solo quelle pubblicità che possono andare incontro ai loro interessi reali. Così facendo, il nostro utente sarà sempre interessato ai messaggi ricevuti tramite Mobatar, che non saranno mai fastidiosi o inutili.

Che vantaggi ha un inserzionista ad utilizzare i servizi di Mobatar?

I nostri utenti sono profilati con oltre 25 informazioni di natura anagrafica, geografica e comportamentale. Questo consente ad ogni inserzionista di scegliere esattamente il target di utenti che potenzialmente è interessato ad acquistare il suo prodotto, ottenendo un duplice risultato: limitare l’impegno economico (se ho un centro estetico, inutile inviare sms agli utenti maschili) ed aumentare le percentuali di “redemption” (se pubblicizzo un concerto, manderò l’sms a chi ha inserito “musica” tra le proprie preferenze).

Vogliamo dare qualche anticipazione ai nostri lettori: state studiando qualche nuovo servizio o iniziativa?

Abbiamo diverse iniziative in fase di studio, che ci consentiranno di essere al passo con l’evoluzione del mercato del mobile advertising e di ampliare la gamma dei servizi offerti ai nostri utenti. Di conseguenza anche gli inserzionisti potranno trovare nuovi sbocchi creativi per le loro campagne promozionali tramite la nostra struttura. Per adesso non posso dirti di più, ma… state sintonizzati perché le novità arriveranno a breve!

Beh…complimenti per la modestia: non avete neanche menzionato che gli utenti sono remunerati economicamente per i messaggi che ricevono!

Noi pensiamo che il tempo utilizzato e l’attenzione dedicata da un utente per leggere il messaggio debbano essere in qualche misura ricompensati, e in questo ci vogliamo distinguere dalle pubblicità noiose ed  invadenti che quotidianamente ci sommergono. Tuttavia, siamo convinti che il maggiore vantaggio di entrare a far parte della nostra community è quello di ricevere delle informazioni pubblicitarie interessanti, che spesso a loro volta contengono offerte, sconti e promozioni uniche.

Grazie mille per l’intervista, a risentirci presto.

Iscriviti gratis a Mobatar e ricarica il tuo cellulare gratis.

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Blogging e giornalismo: intervista a.. me

by Giorgio Marandola on September 17, 2009

CItizen Journalism e Blogging

Questa è un’ intervista che mi ha chiesto Nicoletta Angiolini, studentessa triestina che si sta laureando grazie ad una tesi sul Citizen Journalism ed i nuovi media. La pubblico sperando possa essere utile a chiunque altro.

Di cosa ti occupi? Quando nasce la tua passione per i blog?

Mi occupo di tutto ciò che riguarda il Web 2.0 ed i media sociali, lavorando sia in agenzia che su progetti del tutto personali, per ora in fase di gestazione ma che verranno alla luce a breve. La mia passione per la scrittura è innata, fin dai tempi del liceo ho scritto per varie testate, sia cartacee che online, quindi il blog è stata solo una conseguenza di una passione, per così dire, innata. La comunicazione attraverso la scrittura è un’esigenza per me, il blog come media è solo lo strumento che più mi piace utilizzare, è indipendente, autogestito e rappresenta anche il mio biglietto da visita online, al pari dei miei profili sui social netowrks, primo su tutti Linkedin.

Qual è la differenza tra un giornalista online e un blogger? Ci sono vari tipi di blog?

In effetti la differenza non dovrebbe esistere, si tratta di contenuti di varia natura messi online tramite una piattaforma, che poi questa piattaforma sia un blog o un giornale, poco importa. Almeno sulla carta è così, in pratica il blogger è più spigliato, più individualista, è più un animale sociale. Ultimamente vediamo i giornali prendere diversi spunti dai blog e vediamo sempre più spesso fare riferimento all’umore della blogosfera a proposito di determinati argomenti o avvenimenti, vediamo citazioni, riconoscimenti di autorevolezza, l’ultimo ostacolo da superare è la resistenza a linkare fonti della blogosfera, ma questo riguarda solo logiche di readership, in pratica i giornali hanno il timore di perdere lettori linkando a fonti esterne di nicchia.

Come definisci il citizen journalism?

Lo definisco a modo mio, lo definisco comunicazione, e quando la comunicazione diviene esigenza e necessità assistiamo a fenomeni molto interessanti. Lo sviluppo del Web 2.0 e la riduzione del digital divide ha avvicinato il cittadino alla rete e ai servizi, quali YouTube, Twitter, i blog, il resto è venuto da sè, il cittadino si è armato di cellulare e di blog, ha cominciato a scattare foto, fare video, scrivere e raccontare. Di base è un’esigenza del privato cittadino di far sentire la sua voce e di manifestare il proprio dissenso, sia nei confronti dei fatti accaduti, sia nei confronti dei media tradizionali che ancora stentano a “scendere in strada tra la gente”. Un esempio pratico è stato la copertura da parte della stampa italiana della rivolta seguita alle ultime elezioni in Iran, che consisteva nel raccontare cosa stessero scrivendo pochi coraggiosi iraniani su blog e Twitter, o cosa stessero uploadando su YouTube. Gli unici materiali di livello autoprodotti veramente sono stati editoriali su questioni geopolitiche o flashback dei tempi della Rivoluzione. Il resto era un susseguirsi di fonti locali che altro poi non erano che post di blog, tweets e video provenienti da YouTube.
In sintesi, il citizen journalism è il futuro, l’unica cosa che non capisco è cosa impedisce ad un giornalista di avere un blog, un account Twitter o per farla ancora più complicata, un account Friendfeed.
Tutto sarebbe più immediato, real time, in 140 caratteri o poco meno, gli articoli scritti sulla propria testata online sarebbero risindacati in breve tempo, il tutto incontrerebbe un bacino di fruizione più ampio. E’ da notare che c’è anche del marketing dietro questo discorso, ma nessuno sembra accorgersene in quel che si chiama mainstream.

Come si fa a coniugare il giornalismo classico con queste nuove forme di giornalismo proveniente dal basso? Il citizen journalism può essere considerato un pericolo per i giornalisti professionisti?

Non è un pericolo, è come una lezione da imparare, inevitabilmente i tempi, i media, i modi di comunicare si evolvono, è una regola di mercato che se il mercato si evolve chi resta indietro rischia di scomparire.
E’ lo stesso tipo di evoluzione che ha portato ad abbandonare la macchina da scrivere a favore dei pc.
Ora come ora il giornalista scrive il pezzo, che segue poi una filiera interminabile per poi finire sul giornale, la dotazione del giornalista a quanto pare è ancora il blocco e la penna, passando poi per l’avallo di un caporedattore, mentre il citizen journalist è molto più snello, anche in questo: scrive direttamente online da dispositivi mobili, fa foto, video, è multimediale, e posta tutto nei suoi spazi online, che siano blog o videosharing, non ha un caporedattore, il suo confronto è più diretto e la sua “vita o morte” è decretata da altre persone come lui.
Prendi quest’intervista e gli articoli che la precedono nel mio blog, nessuno al di sopra di me mi viene a dire di pubblicare questo o quello in base a giudizi di valore o di spessore culturale, il feedback proviene da chi legge i miei contenuti, dai miei contatti sui social netowork, da chi inoltra i miei articoli per farli leggere ai suoi amici, chi mi contatta via mail.
Questo tipo di feedback ha più valore, perchè il rapporto è più diretto, l’azione è più immediata. Anche Google ha pensato bene di implementare la Real Time Search, ma non certo per stare dietro alla monumentale filiera di pubblicazione dei giornali, ma per stare dietro a chi scrive sui blog o su servizi di microblogging, infatti è stato Twitter per primo ad implementare il Real Time sulla ricerca.

Come vedi il futuro dell’informazione? I quotidiani cartacei ci saranno ancora o ci informeremo solamente da Internet, per esempio dai cellulari di ultima generazione come l’iPhone?

Internet è più immediato, in certi casi più vero, inoltre il contatto con chi produce contenuti è molto più immediato e veloce, internet è il futuro dell’informazione che sarà sempre più libera e gratuita, e quindi molto difficile da monetizzare per giornali che non ricevono sovvenzioni statali. I devices che attualmente dominano il mercato hardware connetteranno sempre più persone alla rete, e perchè no, li allontaneranno dai contenuti cartacei a favore di quelli telematici. La chiave di volta sta nell’assottigliarsi del digital divide su scala mondiale, le nuove generazioni vengono definite Nati Digitali, e saranno queste a contribuire allo sviluppo della comunicazione della notizia. In futuro passeremo dalla macchina da scrivere al computer, per dirla in maniera metaforica.. è già successo, perchè dire che non succederà ancora?

In base al rapporto informazione: laurea in giurisprudenza = giustizia: laurea in giurisprudenza non pensi che per una questione di qualità il percorso di formazione professionale sia fondamentale? Oppure tutti possono fare informazione di qualità senza aver dato l’esame di stato in giornalismo?

Tutti possono essere bloggers o citizen journalists online, gli strumenti sono gratuiti e molto performanti, tutto sta a creare buoni contenuti, quindi, a ritroso, tutto deriva dalla preparazione culturale del blogger o del citizen. Il blog, come dicevo, è un biglietto da visita, una rappresentazione della propria cultura, del proprio sapere, ed è proprio in base a tutto ciò che viene decretato il successo di questo o quel blogger. In realtà molti bloggers, come me, si riconoscono nella categoria degli Edupunk, una definizione creata da Jim Groom tempo fa, rinvenibile su Wikipedia qui. Molti bloggers per dirla in italiano, si sono fatti da soli, in base ad un percorso culturale del tutto personale e questo si riflette nelle loro interazioni con la rete.
Poi certamente molti blog sono gestiti e portati avanti da professionisti del proprio settore con una laurea ed anni di esperienza lavorativa, e sono quelli ad assumere più valore perchè sono miniere di informazioni preziosissime per qualsiasi persona voglia intraprendere un percorso culturale o professionale similare.

Per fare l’ennesima critica al sistema del giornalismo tradizionale, l’esame da giornalista prevede un iter che farebbe ridere qualsiasi blogger: si tratta di scrivere, se non ricordo male, 75 articoli in un anno per una testata, farsi pagare le ritenute d’acconto e dare l’esame.
Il blogger segue un altro iter: avere un minimo di basi di programmazione, che ti permettono di avere il blog su un dominio tutto tuo, scrivere cose interessanti e in qualche modo di pubblica utilità, e non solo 75 articoli in un anno, ad esempio questo blog conta approssimativamente 260 articoli, scritti nel corso di un anno e qualche mese. Per quanto riguarda l’esame di stato, questo si svolge giornalmente tramite il confronto ed il feedback con i propri lettori, con chiunque approda su queste pagine.
La sfida è continua e non è fatta solamente di scrittura, ma anche di apprendimento, infatti portare avanti questo blog da tempo mi ha dato modo di imparare molto e di costruire passo passo la mia professione attuale.

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AdSense, intervista a Robin Good

by Giorgio Marandola on June 21, 2009

Robin Good - Professional Online Publisher

In occasione del Frontiers of interaction V ho il piacere di incontrare il mio amico Robin Good di Master New Media, il quale, durante l’evento si occupa di intervistare i relatori uno per uno nella balconata della sala dove si svolge questo incontro spettacolare.

Ne approfitto, alla fine dell’evento, per rivolgergli qualche domanda sul rendimento attuale degli AdSense di Google alla luce della crisi economica, visto che dietro le quinte, in rete, c’è chi ha cominciato a chiedersi come mai il rendimento delle pubblicità contestuali Made in Mountain View sia calato e non di poco.

Robin, si vocifera che i rendimenti degli AdSense siano calati, tu che ne dici?

Bhè, indubbiamente per quanto riguarda il mercato italiano, i rendimenti per chi pubblica gli Annunci Google sono calati, la crisi ha coinvolto un pò tutti e quindi anche chi investe in AdWords per farsi pubblicità sul web.
Ma questo può dipendere sia da quanto le aziende investono su AdWords, sia da quanto Google concede in percentuale al publisher.

Visto che Master New Media pubblica in più di una lingua, qual’è la situazione sulle altre fasce di mercato?

Devo dire che facendo un confronto tra tutte, l’unica che sembra resistere a questa flessione è la fascia di mercato Nordamericana, vuoi per una quantità maggiore di investimento da parte delle imprese di quella fascia, vuoi per i rendimenti più alti delle pubblicità stesse.

Quindi pensi sia ora di “correre ai ripari”, cercare alternative?

Bhè è difficile a dirsi ora, anche perchè di alternative valide non ne esistono molte, innanzitutto vediamo cosa succederà sulla scena della crisi economica internazionale, ma un consiglio lo posso dare: ultimamente sto usando OpenX, una piattaforma che permette di gestire molto facilmente le campagne pubblicitarie del tuo sito/blog.

Quindi OpenX è una sorta di gestore di campagne pubblicitarie per chi ha già advertisers sul proprio blog indipendenti da Google AdSense?

No, non proprio, si possono gestire campagne pubblicitarie di advertsers diretti già acquisiti o, nello stesso modo, gestire AdSense o altri tipi di banners.
Inoltre è presente un Marketplace in cui puoi scegliere direttamente chi promuovere.

Grazie mille Robin per l’intervista/chicchierata ! Ci vediamo prestissimo!

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A colazione con Richard MacManus di ReadWriteWeb

by Giorgio Marandola on May 17, 2009

Richard MacManus intervistato dal Technico Blog

Richard MacManus è il fondatore ed editor di Read Write Web , ed è originario di Wellington, Nuova Zelanda.
Prima di fondare e dirigere RWW Richard si è occupato di ricerca, analisi e product development per diverse imprese facenti parte della celebre Silicon Valley.
Ha lavorato come Web Menager per alcune delle migliori compagnie neozelandesi.

Inoltre è stato co-fondatore del Web2.0 Workgroup e da Settembre 2005 ha fondato e tutt’ora porta avanti il Web 2.0 Explorer Blog facente parte del Network ZDNet.
Richard ha anche co-fondato ed è stato Executive Editor di Micro Media Corporation, un programma multicanale leader nel settore Media e Web 2.0 che opera sotto il brand TransMission.
E’ stato recensito da The Dominion Post nel Luglio 2007 e da The NZ Herald nel Febbraio 2007.

Puoi contattarlo all’indirizzo mail: editor [at] readwriteweb.com
Puoi seguirlo su Twitter

A colazione con Richard MacManus

La mail con la mia intervista giunge a Richard proprio nel momento in cui sta facendo colazione, “un tempismo perfetto” , mi risponde divertito.
Quindi si tratta di un’intervista in real time, mi descrive esattamente cos’ha davanti agli occhi e vicino al pc.

La tua colazione ideale? Cosa ti piace mangiare?

Mangio sempre due fette di pane tostato con spalmata sopra la Vegemite, una colazione da vero Kiwi visto che sono neozelandese.
E non manca mai una bella tazza di caffè bollente, con latte e senza zucchero.

Per chi non lo sapesse la Vegemite è una crema salata fatta di estratto di lievito, simile alla Marmite britannica e alla Cenovis svizzera. Viene solitamente spalmata sul pane, ma può essere usata anche per cucinare. È diffusa soprattutto in Australia e in Nuova Zelanda, dove gode dello status di “cibo nazionale” e icona culturale. Fu inventata nel 1923 da Cyril Callister ed è ricca di vitamina B.

Qual’ è l’ atmosfera che preferisci per la colazione?

Davanti al mio computer, controllando le email e i feed rss che ho sottoscritto. Colazione totalmente online per me. Preparo il lavoro della giornata, non perdo tempo.

Quando fai colazione vai di fretta o preferisci prendere il tuo tempo con calma?

Non vado particolarmente di fretta, ma certo non me la prendo poi così calma.

Un consiglio a tutti i bloggers?

Il mio consiglio è organizzarsi nel miglior modo possibile, c’è chi fa colazione totalmente scollegato dalla rete, e per certi versi funziona meglio così per loro, ma io devo approfittare del fatto che sono 3 ore e qualcosa indietro rispetto al PST ( Pacific Standard Time, Usa e Australia ) e quindi uso la mia colazione per racimolare ogni info utile per scrivere durante la giornata.

Questo è un esempio toalmente contrapposto a quello fornito da Leo Babauta nella scorsa intervista, due modi di essere che confliggono ma che indubbiamente producono entrambi buoni risultati.

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A colazione con Leo Babauta ( Zen Habits)

by Giorgio Marandola on May 10, 2009

Leo Babauta on Technico Blog

Leo Babauta è il creatore e blogger di Zen Habits, un blog Top 100 con oltre 112.000 subscribers (uno sono io), uno dei migliori blog di internet su produttività e semplicità, e l’autore del libro The Power of Less.
Babauta è considerato da molti come uno dei principali esperti in materia di produttività e semplicità, ha anche scritto l’ebook Zen To Done: The Ultimate Simple Productivity System, l’ebook che ha venduto di più nella storia nel settore produttività. Ha venduto migliaia di copie e ha conquistato decine di migliaia di lettori.
Babauta è un ex giornalista e scrittore freelance da 18 anni, un marito e padre di sei figli, e vive sull’isola di Guam, dove conduce una vita molto semplice.

Ha cominciato a scrivere su Zen Habits per raccontare e condividere il suo percorso di cambiamento di vita che è cominciato nel 2005. In due anni, ha modificato una serie di abitudini, attraverso tecniche di cambio di abitudini che ha condiviso nel libro The Power of Less.

Babauta aveva un suo lavoro, una sua vita, ma grazie alla sua attività di blogger e online publisher ora vive nell’isola di Guam e può tranquillamente far fronte alle sue spese grazie al suo blog e ai libri che ha venduto e che continua a vendere.

A colazione con Leo:

La tua colazione ideale? Cosa ti piace mangiare?

La miglior colazione che io abbia mai fatto è stato un French Toast farcito presso il Lulu’s Restaurant a Honolulu, Hawaii.
Ma in questi giorni mangio cereali, Ezekial Golden Flax, a grani interi con uvetta e latte di soia. Il tutto accompagnato da un buon caffè ovviamente.

Qual’è l’atmosfera che preferisci per la colazione?

Amo veramente tanto fare colazione in pace e tranquillità, con un buon libro. Io amo mangiare presto, prima che mia moglie ed i bambini si sveglino, quando il sole sta per sorgere ed il mondo appare fresco e tranquillo.

Quando fai colazione vai di fretta o preferisci prendere il tuo tempo con calma?

Mi prendo tutto il tempo necessario, con calma, specialmente se sto leggendo un romanzo mentre mangio.
Amo leggere buoni romanzi, quindi ho a cuore il momento in cui leggo accompagnandolo con una buona colazione, una bella tazza di caffè ed un buon romanzo. Assaporo ogni momento.

Durante la colazione sei già online, controllando la mail, Twitter, Facebook o la prima colazione è totalmente offline?

No, sono totalmente offline a colazione. Se mi metto online mentre faccio colazione non me la godo come vorrei, infatti non lo faccio mai.
Quindi mangiare offline è un must per me, una regola che non ho mai infranto.

Durante la colazione pensi al lavoro che ti attende o preferisci pensarci dopo?

No, non penso al lavoro che mi attende, mi concentro sul presente, per quanto posso, nel momento in cui comincio a pensare al mio lavoro cerco di riportare la mia mente al momento presente, mi concentro sul cibo, sul libro che sto leggendo o sulla bella mattina intorno a me.
Quando sono pronto per cominciare a lavorare allora mi butto interamente nel lavoro, ma prima di questo momento, cerco di non pensarci, rovinerebbe il momento.

Un consiglio a tutti i bloggers?

Se sei come me, e ti piace bloggare al mattino, io raccomando una routine molto tranquilla, che può includere alzarsi e bere un caffè nella pace più assoluta, fare colazione, fare esercizio o tutti e tre.
Potresti fare Yoga o meditazione Zen, o una bella doccia: fai questo però, prima di connetterti ad internet.
Poi, dopo il tuo rituale mattutino, scrivi subito un post, ancor prima di accedere alla mail o a Twitter. Non aprire il browser per fare ciò, ma apri semplicemente un editor di testo (Word, Wordpad…) e scrivi.
Questa è la cosa più importante che tu possa fare come blogger, e raccomando di farlo ancor prima di essere distratti da tutto ciò che puoi trovare online.

Grazie infintiamente a Leo Babauta per la velocità della risposta alla mia intervista: ho inviato la mail di sabato pomeriggio e la domenica mattina ho avuto la risposta, qualcosa di incredibile.
Personalmente vi consiglio di tenere d’occhio il suo blog tramite feed reader, è il classico blog che ogni professionista della rete dovrebbe avere o come pagina iniziale o come prima lettura nel rituale mattutino.

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Le interviste di Technico Blog: Memopal

by Federico on July 11, 2008

Memopal

Noi di TechnicoBlog abbiamo potuto conoscere Memopal ed il suo progetto durante l’evento Techgarage’08 e, interessati dalle innovazioni tecnologiche nel campo del backup online abbiamo richiesto un intervista al direttore marketing, Davide De Guz. [click to continue...]

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