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Guadagnare online con Sprintrade

by Giorgio Marandola on June 25, 2009

Guadagnare online con Sprintrade e le affiliazioni

Guadagnare online con il tuo sito o blog

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Guadagnare online con Sprintrade è veramente semplice, tra i tanti che ho provato o che uso tutt’ora è quello di gran lunga più facile da usare e da monetizzare.
Sprintrade ti fornisce diversi modi di guadagnare, vediamoli.

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In definitiva Sprintrade si dimostra come un network pubblicitario agile e remunerativo, con leads e percentuali di tutto rispetto, ottimo per chi vuole guadagnare in maniera continuativa con il proprio sito o blog.

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Mondo di Opinione

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Appunti di Corporate 2.0

by Giorgio Marandola on May 26, 2009

Corporate

C’è stato un tempo in cui un bel dominio ” dot com ” era la chiave di volta per il branding online, un must, un elemento imprescindibile ma purtroppo, unico.
Con l’evolversi dei mezzi di comunicazione persino il sito web aziendale ha avuto un lento cambiamento, all’inizio si preferivano pagine in flash, animate, quasi a simboleggiare in qualche modo, la potenza del brand, la modernità, la sua affermazione.
Poi piano piano si è aggiunta una componente comunicativa, con notizie aggiornate, ma non troppo spesso, la sezione “notizie” riportava una serie di comunicati stampa scaricabili in formato .doc o nel più gettonato formato pdf.
Una pagina austera con una manciata di link a documenti scritti, pieni di grafici, proiezioni e nettamente autoreferenziali.

I pionieri della comunicazione web hanno convinto queste aziende ad andare oltre, almeno a livello formale: la suddetta sezione ha assunto un design più innovativo, assomigliando sempre di più ad un blog. La manciata di link ha dato spazio a titoli, descrizioni e “read more”.
Anche in seguito a questo piccolo passo evolutivo c’è stata una sorta di scissione, alcuni hanno chiamato in maniera differente questo spazio del sito, definendolo addirittura blog, altri invece hanno preferito cambiare solamente l’impostazione dei contenuti mantenendo la dicitura “notizie”, “news” o più semplicemente “comunicati stampa”.

Ma con l’avvento del Web 2.0 la struttura dell’immagine di un’azienda in rete è cambiata drasticamente. Le prime aziende a sbarcare sui Social Media hanno avuto modo di attrarre a sè molti fans, sostenitori, e quindi nuovi clienti o consumatori, semplicemente attraverso una presenza capillare, costruttiva e più umana sui social media.
Sui biglietti da visita, al fianco degli Url del corporate website sono stati aggiunti profili Twitter, Linked In, gruppi Facebook.
E tutto ciò si riflette inevitabilmente sul corporate website: sono apparsi link ai servizi social utilizzati dall’azienda, inviti alla condivisione dei contenuti, possibilità di diventare dei fans e dei sostenitori del brand e non ultima, la possibilità di poter comunicare direttamente con l’azienda, di dire la propria, di partecipare. Questo la dice lunga anche sul fatto che per mettere in atto una strategia del genere (che risulta fondamentale per il successo di un brand) bisogna essere pronti a fornire un servizio o un prodotto valido, a comunicare giornalmente con i propri clienti/consumatori ed essere pronti a gestire critiche o addirittura accuse.
Un lavoro non facile per quelle aziende che si cullavano tra autoreferenzialità e metodi di comunicazione unidirezionale.

Il nuovo focus per l’azienda è coinvolgere il cliente/consumatore nel comunicare il messaggio relativo al prodotto, condividerlo, per poter così coinvolgere altre persone.
Il meccanismo è sottile, se io vedo una pubblicità in televisione relativa ad un determinato prodotto, penso all’azienda che tenta di vendermelo; mentre se vedo che il mio migliore amico, o un conoscente, o una persona di cui ho stima è, ad esempio, diventata fan del prodotto X su Facebook, sarò magiormente invogliato ad approfondire visitando la pagina del prodotto (e quindi visualizzando la pubblicità) e nella maggior parte dei casi a diventare anche io fan, ed il meccanismo si ripete.

Esempio: Il caso vitaminwater su Facebook

Vitaminwater on Facebook - the great debate

Questo è esattamente ciò che sta facendo la vitaminwater.
Prima di tutto ha provveduto ad avere un url custom anche su Facebook, che si presenta così facebook.com/vitaminwater .

Ha attuato una campagna multicanale, usando i media (web) tradizionali, ma puntando i propri banner al gruppo Facebook invece che al proprio sito. E l’invito è chiaro, THE GREAT DEBATE, il grande dibattito: la vitaminwater infatti non cerca di vendere boccette d’acqua, ma di attrarre a sè quante più persone possibili, stimolando la partecipazione, il confronto, dando all’utente/cliente/consumatore una piazza virtuale dove esprimere la propria opinione, condividerla ed in un certo senso, confrontarsi con altre persone che condividono il suo stesso interesse per la pallacanestro. Infatti il grande dibattito riguarda un confronto tra 2 stelle del basket NBA, LeBron James e Kobe Bryant.

Il principio utilizzato da vitaminwater può essere riassunto in questo termine: Call to action.

Perchè vitaminwater ha scelto proprio Facebook?

Semplicissimo, perchè il social network di Mark Zukerberg rappresenta attualmente la terra di conquista per moltissimi brand, guardandolo, sembra di vedere una sorta di secondo web, da una parte c’è internet, dall’altra c’è Facebook. Il tutto delimitato dalla frontiera della registrazione e del login, quasi un mondo parallelo.
In più, per ovvi motivi numerici, i 200 milioni di membri attivi sono un bacino di utenza fenomenale per ogni azienda, e l’interazione con il pubblico avviene praticamente a costo zero, o comunque a costi ridotti che vengono anticipatamente decisi dall’azienda stessa. La filosofia delle revenues per Facebook è quella di targetizzare le inserzioni ed usare il Pay Per Click.

Il sistema stesso di “continuo share” di informazioni su Facebook fa si che un’adesione, un voto in un sondaggio o comunque la partecipazione ad un gruppo fornisce all’utante la possibilità di aggiungere l’informazione al suo minifeed, alla sua bacheca, e quindi di condividerla con gli altri contatti. Come dicevo poco fa, questo spinge gli altri contatti a partecipare, fiduciosi di non trovarsi di fronte a spam o gruppi sospetti.

Un pò di numeri: la pagina fan di vitaminwater ha più di 350.000 fans che partecipano, chi più, chi meno, al dibattito riguardante le due star del basket, la scorsa settimana la pagina ha visto aggiungersi 36.000 fans.

Per un’occhiata più completa alle statistiche della pagina guarda QUI

Controindicazioni?

Anche queste sono facilmente intuibili.
Innanzitutto l’iniziativa di vitaminwater è connessa strettamente ad un periodo di tempo, cioè al confronto delle due squadre in cui militano i giocatori in una fase del campionato, quindi la domanda sorge spontanea… e dopo?

Ogni società che ha in mente di pianificare un’iniziativa come questa deve aver ben chiaro in mente come mantenere viva la conversazione, e in qualche modo attenta l’audience, intorno al proprio brand anche in seguito a fasi temporali limitate.
Questo è stato anche il caso di Obama durante il periodo di campagna elettorale: un uso massiccio dei social media, e tutti gli addetti ai lavori si sono chiesti in che modo il presidente degli Stati Uniti potesse utilizzarli in seguito alla sua elezione. Ed in effetti, la frequenza degli aggiornamenti, e la partecipazione del pubblico è scesa dopo l’Election Day.
Ma c’è da dire che il caso di Obama non si adatta perfettamente ad un discorso di branding come questo, infatti un’elezione di un presidente ha il vantaggio di portare una figura del genere in primo piano nel mainstream, quindi le persone che prima delle elezioni si sono avvicinate a lui tramite i social media, possono riuscire a seguire le sue attività ricorrendo al social network solo nel momento in cui ritengono di dover comunicare, ad esempio, disappunto o estrema approvazione.

Per un personaggio pubblico di spessore è più facile essere alla portata di tutti, nel bene o nel male.

Il messaggio per l’azienda che vuole (anzi che dovrebbe) proiettare il suo brand nel Web 2.0 è quello di essere lungimirante, essere attiva, alimentare la conversazione ed il buzz, essere creativa, e fornire all’utente finale, cliente o consumatore un motivo valido per interagire con l’azienda o con altri, all’ombra del brand.

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Guida al marketing su Twitter

by Giorgio Marandola on April 30, 2009

Marketing Twitter Followers

Pochi giorni fa Twitter ha annunciato sullo Status Blog che gli utenti hanno la possibilità di seguire un massimale di 1000 utenti al giorno, questa regola è stata introdotta per impedire lo spam, che anche su Twitter si diffonde come su ogni servizio degno di nota sul web.

Questa nuova regola, combinata con tutti i parametri già esistenti all’interno del servizio di microblogging rendono impossibile ai marketers e a coloro i quali vogliono autopromuoversi racimolare migliaia di followers, seguendo a loro volta molti utenti. Un atteggiamento largamente diffuso fino ad oggi.

Un dettaglio non trascurabile, anche se le cifre a quanto pare si ridurranno, è che molti marketers, bloggers o liberi professionisti del web usano la “reciprocità” in Twitter: se un utente comincia a seguirli, loro seguono a loro volta.
E questo per ottenere alcune cose, quali?

1) Fare soldi: L’obiettivo è quello di monetizzare gli utenti Twitter linkando e raccomandando prodotti o servizi, propri o di terze parti, lo fanno tramite tweets che contengono affiliate links diretti, oppure tramite messaggi ai propri followers, usando la @username, con lo stesso tipo di link.

2) Migliorare la propria reputazione. Accumulare followers con l’obiettivo di migliorare la loro reputazione in un settore specifico come il marketing sociale o i mezzi di comunicazione. I followers inoltre, vengono poi reimpiegati in altri social media come Digg e Facebook.

3) Ottenere più traffico sul proprio sito/blog. Più followers significa più visitatori, più iscritti al feed rss o alla newsletter.

4) Viralizzare il contenuto del proprio sito/blog
condividendolo con i propri followers.

Molte persone pensano che per ottenere questi risultati sia necessario avere una lista sconfinata di followers a cui propinare links e post del proprio blog. Il paradigma è semplice: più gente ti segue, più hai la possibilità di avere traffico gratuito ed ottenere questi 4 risultati.
Ma questa strategia di “marketing” realmente funziona?
C’è chi si affida ancora a questa procedura, c’è chi sta cercando altre soluzioni.

Intanto c’è da considerare che la strategia di seguire su Twitter migliaia di persone allo scopo di ottenere una reciprocità e divenire una sorta di “social media rockstar” porta ad ottenere followers di bassa qualità, non realmente interessati ai vostri contenuti.
Non sono classificati come “targeted followers”, cioè realmente interessati e in qualche modo in stretta comunanza ai vostri contenuti.
Sono come dei bot, degli organismi automatizzati. O al massimo usano qualche plugin Wordpress come Twitter Tools per promuovere i propri contenuti su Twitter ma non partecipano realmente ed in prima persona all’attività di condivisione.

Se dovessimo fare paragoni tra questo tipo di utenti e quelli che si iscrivono a miling list al fine di ottenere un tool gratuito, bhè questi sono il tipo di utenti che usano un indirizzo mail temporaneo per ottenere il tool gratuito per poi scomparire, lasciando nella mailing list un indirizzo mail inutilizzato e totalmente inutile.

Quindi utilizzare twitter in un’ottica marketing vuol dire pensare alle conversioni e non al numero di followers. Come per i lettori del proprio blog o gli iscritti al proprio feed, anzi come ogni attività sul web, necessità di utenti “di qualità” , loyal readers, e in qualche modo fans.
Il follower Twitter non targetizzato non condividerà ulteriormente i vostri tweets, non li leggerà neanche.
Un elenco “accuratamente coltivato” di 1000 seguaci può battere un elenco di 10000 followers automatici anche ad occhi chiusi.
Una interminabile schiera di followers di bassa qualità è molto facile da racimolare, ma ha il solo pregio di farvi sembrare “belli ed interessanti” agli occhi di users sprovveduti, e lo stesso possiamo dire per gli amici su Facebook, o per quanto riguarda FriendFeed, e qualsiasi altro social media.

Relativamente all’alto numero di followers, amici virtuali e finti addicted di ogni tipo, si potrebbe tentare la fortuna etichettandosi come “Social Media Experts”, pubblicare un ebook, mostrare sotto i riflettori il numero di followers allo scopo di ottenere una sorta di gratificazione ed ingannare l’utente inesperto sfoggiando numeri altissimi proprio nelle pagine del sito dedicate alla vendita di un prodotto, quale ad esempio, il classicissimo e famigerato ebook in pdf che narra di mirabolanti avventure social-mediatiche basate, in realtà su auto-responders. Un pò misero, non c’è che dire..

L’attività dei propri followers conta. Qundi ponetevi queste domande:
- Sono realmente interessati?
- Rispondono alle vostre sollecitazioni?
- Condividono ulteriormente i vostri contenuti?
- In caso voi abbiate un blog, si trasformano in abbonati al vostro feed rss, per avere una fruizione ancor più agevolata dei vostri post?
- Vi hanno fornito mai un feedback del vostro lavoro?

A proposito dei Retweets: E’ meglio avere 50 retweets da una gamma di 50/100 followers che però non si rivelano influenti nella tua stessa nicchia o avere 10 retweets da followers che possono essere considerati opinion leaders in una certa nicchia e quindi hanno solo follwores di alta qualità che inevitabilmente cercano i vostri contenuti o prodotti come acqua nel deserto?

In poche parole, Twitter non dovrebbe essere utilizzato come “link-blasting” ma come creatore e agevolatore di relazioni durature basate sulla necessità e sulla condivisione, ma a livello quanto più possibile effettivo, per quanto riguarda interesse e utilità.
Non basatevi sui grandi numeri, ma continuate a tenere a mente il concetto di “TARGETED TRAFFIC“.. Se qualcuno si interessa di focacce e cicogne, difficilmente potrà trovare interessante, ad esempio, una scheda tecnica di un Acer Aspire One.
E’ utile fare anche un parallelo a questo punto, tra questi suggerimenti per un uso marketing di Twitter, e i vari servizi di advertising presenti in rete. Infatti, se ci fate caso, la prima promessa che viene fatta agli advertisers dai network pubblicitari è quella del targeted traffic for your site. Della serie: piazziamo i tuoi annunci pubblicitari su siti della tua stessa nicchia, per cui i visitatori di questi siti al 99% saranno interessati al tuo e ai tuoi contenuti.
Quindi possiamo definire un punto fermo nella strategia di promozione della propria attività/immagine su Twitter con questo assunto: Badate alla qualità dei vostri followers, non alla quantità.

In qualche modo c’è ancora chi punta ai grandi numeri su Twitter come su altri social media, e per chi ancora punta su questa strategia, consiglio di avere un minimo di concezione del Who is Who e seguire, in attesa o speranza di essere seguiti, solo gli autentici guru del proprio settore.
E già che ci siete, usate gli utenti che seguite su Twitter per racimolare tutte le info utili possibili sulla vostra nicchia, inoltre già in passato ho avuto modo di parlare di Twitter come un motore di ricerca raccontando di un caso relativo al golfista strapagato Tiger Woods.
A proposito di questo è opportuno spendere qualche parola in più. Ultimamente c’è chi online ha lanciato una sorta di warning parlando della velocità di indicizzazione di Google riguardo a notizie e contenuti dei blog più affermati o meno, in particolare si diceva: “Quanto ci mette Google ad indicizzare contenuto fresco?”
Secondo le esigenze di chi ha la necessità di avere updates praticamente in tempo reale, anche troppo.
E qui entra in gioco Twitter.
Perché il servizio di microblogging raccoglie sia mainstream sia bloggers, contenuti, updates e notizie, oltre che aggiornamenti di stato puri e semplici, ed usando strumenti quali il sopracitato Twitter Tools o gli innumerevoli strumenti di sharing creati ad hoc per Twitter gli aggiornamenti si ricevono o si ricercano praticamente in tempo reale, man mano che vengono postati, e di solito, un buon blogger o usa uno strumento automatizzato oppure impiega veramente pochi secondi per condividere i suoi post su Twitter.
Anche questo aspetto di Twitter può essere un’efficacissimo strumento di marketing, arrivare alle news prima che addirittura il potente Google le indicizzi. Quasi delle anteprime su ciò che verrà indicizzato dopo un tot di tempo.

Un fattore su cui attualmente vale la pena contare, è che l’abitudine del Retweet sta prendendo sempre più piede, il bottoncino Retweet ha praticamente soppiantato quello strautilizzato di Digg, e c’è chi addirittura lo propone all’inizio del post a destra o a sinistra, proprio come avveniva con quello di Digg, per poi mostrare un ulteriore link alla fine dell’articolo.
La tendenza appare ormai consolidata su molti blog, soprattutto quelli affremati, che possono contare, questa volta positivamente, sul numero di retweets mostrato nel bottone.

C’è una fondamentale differenza tra il numero di followers che un singolo individuo ha su Twitter ed il count del numero di retweets: il numero di followers, se non si tratta di utenti interessati, motivati e che interagiscono, a livello di marketing è fine a se stesso, mentre il conto dei retweets rappresenta azioni utili, efficaci e produttive messe in atto da utenti realmente interessati a condividere il contenuto trovato con i propri followers.
Nel caso del numero elevato di followers non targetizzati non si hanno azioni concrete degne di nota, mentre i retweets sono esattamente il contrario, linfa vitale del marketing su Twitter.

Un secondo assunto può essere fissato, anche se devo dire che è un riadattamento di un vecchio adagio del blogging “ THE CONTENT IS KING ” .
Come sempre, anche osservando gli account Twitter delle cosiddette “blogstars”.
Un esempio made in Italy, senza spostarci tanto. Se vi interessate di nuovi media, sicuramente avete sentito parlare di Robin Good di Master New Media, ecco, l’esempio più calzante è questo. Robin si è affermato grazie ai suoi contenuti, scritti, video e quant’altro ed ora vanta una comunità di 3.012 Followers su Twitter. Questa è la prova che non serve andare in giro per Twitter e seguire chiunque per attrarre contatti non veri, ma bisogna fare un buon lavoro sul proprio sito e coinvolgere le altre persone grazie alla propria intelligenza ed all’interesse suscitato.
Anche io seguo Robin su Twitter, fin da quando sono approdato con il mio blog sul sito di microblogging, credo sia il primo utente che ho cominciato a seguire, ma non certo perché speravo nella reciprocità e quindi poter sfoggiare tra i miei followers un VIP come Robin Good, ma solo perché sono estremamente interessato nei suoi tweets, per cultura personale direi.

Per i bloggers è inevitabile dire che il grosso del lavoro da fare per la propria promozione su Twitter deve essere fatto sul blog, con buoni contenuti, una ricca community di followers su Twitter, come su Facebook e in tutti i social media che possono integrare la promozione di contenuti, arriverà in maniera del tutto naturale, quasi in automatico.

Un modo efficace per misurare l’interesse, o comunque la reattività dei vostri followers è molto semplice, provate a porre una domanda, un quesito che riguardi un ambito della vostra nicchia di mercato, la risposta a questo quesito sarà uno dei parametri per individuare l’interesse dei vostri followers alla materia che trattate, sia essa un blog settoriale o un prodotto.
Chi tra i Twitter users gode di una reattività maggiore? Ovviamente le star. Spesso succede che la gente si fornisca di un account Twitter solo per mettersi in contatto ed interagire con loro, quindi, come vedete, ancora una volta, c’è l’azione alla base di tutto, un fare qualcosa in senso interattivo, guidata da una volontà precisa. Gli “auto-followers” non fanno tutto ciò, sono solo numeri.

Ovviamente nessuno nasce nella propria nicchia di mercato o settore come una star, non resta quindi (come dicevo poso sopra a proposito dei contenuti) che munirsi di tanto impegno e costruirsi una reputazione più che buona nel proprio settore, così da attrarre le “azioni concrete” di cui ogni marketer su Twitter ha bisogno. Ovviamente gli stessi concetti si applicano se stiamo parlando del vostro nome o del vostro nuovo brand.

L’attività quotidiana di un buon marketer su Twitter comincia lontano da Twitter stesso, comincia nel proprio ufficio, sul proprio blog, i followers verranno.
Inoltre, un altro buon suggerimento è quello di interagire con le persone che noi seguiamo, non solo quelle che interagiscono con noi, ma principalmente tutte le altre. In parole povere, far vedere una presenza umana e curiosa dietro al nostro account, una presenza in qualche modo costruttiva, e non solo una fonte inesauribile di links. Piano piano anche le persone che non vi seguivano si dimostreranno più interessate a ciò che giornalmente producete su Twitter, sempre se lo riterranno valido e costruttivo, e la reattività dei vostri followers aumenterà di conseguenza.

Cosa può fare di più per voi un buon gruppo di followers su Twitter, un gruppo interessato, reattivo e motivato? Semplice: aggiungere popolarità al vostro nome, brand, sito o servizio. Ogni persona possiede dei contatti, una cerchia di amici, una cerchia di lettori o utenti, quindi un feedback motivato della vostra attività presso la propria cerchia stretta di contatti porterà più visibilità al vostro lavoro, più credibilità al vostro nome, una crescita alla vostra azienda.

Come possibile obiettivo, potete dirigervi su due tipologie principali di Twitter users:

1) Le persone che hanno il potere di aiutare il tuo business e crescere.

2) L’utente medio che potrebbe divenire un potenziale cliente

Il tutto dipende da quale obiettivo si intende ottenere dalla propria presenza su Twitter, dipende inoltre dalle aspettative relative al tempo. E’ molto importante infatti avere pazienza, non cercare immediate conversioni dei click in vendite o feedback positivi, ma costruire la propria immagine poco alla volta dando ancor prima di ricevere.
E’ da preferire la strategia di fare network con delle personalità influenti già affermate, a fare networking veramente non solo seguirli sperando in una sorta di reciprocità, che, se ingaggiati dai vostri prodotti/contenuti/servizi li promuoveranno al difuori di Twitter, perché possono contare su un’audience già consolidata e su una piattaforma già lanciata.
Perché sto dicendo questo? Perché il vero influenzatore, il vero marketer, per diventare tale non ha provveduto ad attrarre a se followers di tutti i tipi, ma ha costruito la sua reputazione un passo alla volta potendo in fine contare su un pubblico motivato ed attento, ha seguito una strategia non basata sui grandi numeri, ma sul target, la nicchia.

Nello specifico chi è meglio avere “dalla propria parte” su Twitter?
Bloggers,  webmasters, editori, giornalisti e titolari di aziende sono un buon punto di partenza, persone che hanno siti internet o comunque l’opportuintà di comunicare ulteriormente se ben motivati, se ispirati da un buon contenuto, prodotto o servizio.
E comunque che siano nel vostro stesso campo o si occupino di questo relativamente a media mainstream o 2.0.

Ma non bisogna dimenticare di interagire con la loro “Twitter experience”, di “comportarsi bene” con loro. Stabilire una relazione (ovviamente professionale o intellettuale) porterà il concetto di reciprocità a vostro favore: parteciperanno alla vostra experience, vi supporteranno, condivideranno i vostri contenuti se ritenuti validi. Avranno una base tangibile, effettiva e stimolante che innescherà in loro la stima necessaria e vi renderanno un gran servizio.

In pochi punti tutto si riassume in questo:

1)    Followers, anche pochi, ma buoni.
2)    Costruite la vostra immagine poco alla volta, pensate alla qualità (Content is king)
3)    Non abbiate fretta, se valete, i risultati arriveranno

Se pensi possa essere utile, segui il mio blog su Twitter


Twitter Marketing - Using Twitter to Promote Your Business from Greg Gaskill on Vimeo.

Image Credit: Erica Marshall

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Attenzione ai gruppi sospetti su Facebook!

by Giorgio Marandola on November 26, 2008

Facebook Warning

Giorni fa mi arriva uno dei mille inviti di adesione ad un gruppo su Facebook, ce ne sono di svariati, alcuni molto interessanti dal punto di vista professionale, altri meno seri, ma sempre utili per fare due risate su un vari temi, carotni animati, squadre di calcio..e chi più ne ha più ne metta..

Ma quest’ultimo invito mi ha colpito più degli altri.. Il gruppo si chiama ” Chi guarda il vostro profilo??? La risposta è qui!!!!!! ” .
Tante volte mi è capitato di chiedermi chi tra i miei 263 contatti visitasse più assiduamente il mio profilo, non è una curiosità che interessa solo me, molte persone mi hanno chiesto qualche trucchetto per sapere chi sono i visitatori più assidui del profilo.
Ma finora le mie ricerche in questo senso non hanno prodotto grandi risultati, fino a che non mi arriva l’invito a questo misterioso gruppo… Approfondiamo..

Il fondatore del gruppo promette un software miracoloso in grado di monitorare gli accessi al profilo, fino a qui nulla di strano… Ma la cosa particolare è che il software in questione si attiverà solo dopo aver invitato 20 amici al gruppo cliccando su un link che punta sul gruppo stesso…

Ad un profano potrebbe sembrare quasi normale.. ma visto che “un minimo di codice lo conosco”, le domande che mi vengono spontanee sono:

1) Se il software si dovrebbe attivare direttamente sulla pagina del gruppo, dovrebbe essere integrato nel codice stesso di Facebook?

2) Una feature del genere sarebbe stata messa a disposizione di tutti gli utenti direttamente da Facebook o sarebbe stata affidata ad un non meglio precisato utente italiano?

3) Un sistema di monitoraggio del profilo di questo genere sarebbe stato annunciato come alfa, beta, ci sarebbe stato un lancio ufficiale, oppure si sarebbe seguita questa via molto riduttiva di comunicazione?

Il gruppo ha già raggiunto i 288.492 membri, secondo me, quando sarà raggiunto il numero previsto ci sarà una bella pubblicità ad attendere tutti gli iscritti, altro che software!
E visto che il fondatore è un IT consultant, può darsi che proprio il suo sito e la sua attività siano oggetto di questa pubblicità.

Guerrilla marketing o raggiro ?

Lo screenshot del gruppo:

Gruppo spam Facebook

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Il Web2.0 e l’impresa

by Giorgio Marandola on June 2, 2008

Web2.0 e Web 3.0

Finalmente si incomincia a parlare di come i grandi dovranno imparare a fare i piccoli! Le imprese guardano in maniera sempre più entusiastica alla Y Gen, la Generazione Y, anche definita come Millennials (generazione che abbraccia i nati dal 1983 al 1997, ma c’è chi tende a spostare la data di origine al 1980) i figli dei Baby Boomers, quelli definiti come Generazione X, che hanno lasciato il posto a questo esercito di cyber addicted che si muovono con agilità e senza problemi tra i social media attualmente in voga sul web.

Lo sviluppo di questa generazione e il rapido espandersi dei social media stanno modificando il modo in cui l’impresa fa affari, e si stanno (finalmente) sviluppando figure professionali ad hoc che si affiancheranno ai SEO e ai web designers con il compito di spiegare ed illustrare il modo di fare business attraverso il web2.0.
Recentemente il Business Week ha aggiornato uno studio prodotto nel 2005 intitolato “Beyond Blogs” (trad. oltre i blog) aggiungendo che oggi il titolo sarebbe “I social media cambieranno il tuo modo di fare business”. I trends sono davanti agli occhi di tutti, e i social media stanno coinvolgendo sempre più persone sia professionalmente sia per semplice piacere.

L’unico “problema” che sta facendo tentennare le imprese è la mancanza di controllo dall’alto, caratteristica fondamentale del web2.0, ma già ora, mentre questo post sta vedendo la luce, i Millennials stanno entrando a far parte della forza lavoro e le attività di Media Consulting sociale ha ricevuto una spinta verso l’alto e stanno uscendo anche libri che trattano in maniera monografica questo aspetto del nuovo web.

Secondo recenti studi il 42% delle imprese sta usando le tecnologie del web2.0 come Ajax, Flash, Flex ecc.. Anche un 32% delle P.M.I. (piccole e medie imprese) stanno seguendo la stessa strada. Il “trucco” è quello di utilizzare la giusta combinazione di strumenti 2.0, come rss, desktop widgets e via dicendo.
Per quanto riguarda la pubblicità il fenomeno Netvibes è significativo: per l’utente è tutto gratuito, sono le imprese che si accalcano e non fanno passare giorno senza partorire l’ennesimo widget per la tua pagina di Netvibes. E Tariq Krim ringrazia, tanto che recentemente ha smesso le vesti esecutive di Netvibes, rimanendo in carica solo come “former” e non “executive” per dedicarsi ad un altro progetto.

In particolare l’aspetto “comunitario” del web2.0, lo share, la condivisione, sono aspetti che vengono visti dalle imprese come dei modi più semplici per raggiungere, e in qualche modo fidelizzare, i clienti e incrementare il proprio brand awareness

In ultima analisi, le imprese, ignorando lo sviluppo delle applicazioni e dei media 2.0 potranno solo perdere, anche perchè, prendendo in esame la singola impresa il messaggio potrebbe essere: “Sbrigati! La concorrenza lo ha già fatto!”

Video credits Read Write Web

interazioni web2.0 tra utenti

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