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MySpace in guai seri, causa Facebook

by Giorgio Marandola on May 19, 2009

News Corporation - Murdoch

MySpace attraversa veramente un periodo non invidiabile, Google abbandonerà il dealing pubblicitario con il social network di News Corp prossimamente, e le pageview sono in rapido declino.

Nel giro di un anno il numero di utenti di Facebook ha avuto un incremento rapidissimo, ma MySpace “reggeva ancora la botta”.
Attuamente i numeri sono radicalmente cambiati nel rapporto users/pageviews tra i due colossi del social networking, secondo Comscore (statistiche di Marzo 2009) MySpace ha negli Stati Uniti 70 milioni di utenti unici, sicuramente meno dello stesso periodo di un anno fa.
Nel frattempo Facebook ha incrementato il numero di utenti di 61 milioni sempre negli USA, e cresce al ritmo di qualche milione in più ogni mese.

In parole povere, adottando il termine di TechCrunch, ” la guerra è finita ” .

La crescita del numero di utenti di MySpace è in fase di stallo e, storicamente parlando, nessuna azienda del genere ha mai invertito tale tendenza.
Il problema fondamentale di MySpace non è la guerra con Facebook ormai persa, ma il numero di pageviews drasticamente in calo, questo vuol dire che gli utenti stanno ancora visitando il sito, ma per molto meno tempo rispetto al passato.
C’è da notare che lo scopo vero dei social networks è quello di realizzare pageviews al loro interno, che sta a significare gradimento dell’utente nei confronti della community, del servizio, ed un alto coinvolgimento dell’utente finale. Ed è qusto valore aggiunto che MySpace sta perdendo.

Il livello di coinvolgimento dell’utente, da cui le pageviews, vale non da solo, ma bensì in relazione alle impressions delle pubblicità, la vera ed unica fonte di “sussistenza” delle società che gestiscono i social networks.

Il numero di pageviews di MySpace è calato da 47,4 miliardi di un anno fa, ai 38 miliardi di oggi, quindi si è avuto un calo del 20%.
Nello stesso periodo, Facebook è cresciuto da 44 miliardi a 87 miliardi di pageviews, un aumento di circa il 100%.

TechCrunch ha voluto sentire il parere di due importanti produttori di applicazioni che operano su tutti e due i colossi, ed anche loro confermano un drammatico calo nell’utilizzo dei loro prodotti su MySpace.

Entro un anno MySpace riceverà l’ultimo pagamento da Google riguardante l’accordo advertising AdSense, e dovranno cavarsela in un altro modo se vogliono continuare ad avere delle revenues accettabili.
Rimarrano con un social network che costa mezzo miliardo di dollari l’anno solo per funzionare, senza Google AdSense e con tanto lavoro da fare.

Considerazioni a margine:

Design: Facebook ha un design prestabilito e leggero per i profili, e le funzioni si inegrano senza appesantire la pagina, senza creare scompiglio o disordine, quindi ogni bacheca, ogni info page viene caricata in un tempo accettabile e l’utente è disposo ad aspettare qualche secondo. I profili di MySpace invece non hanno un layout definito, quindi ogni utente è libero di accedere a personalizzazioni che il più delle volte finiscono per appesantire la pagina fino al punto di far desistere il visitatore dall’attendere l’effettivo caricamento.
Ciò significa meno usabilità e più frustrazione, e delinea come vincente la poilitica di Facebook di gestire “dall’ alto” i cambiamenti di layout.

Maturità: L’innegabile forza di Facebook è la maturità dei suoi utenti, o almeno della larga maggioranza, che usano il proprio nome e cognome, i propri dati e le info che rispecchiano fedelmente quelle vere. Mentre su MySpace ancora c’è la vecchia tendenza spersonalizzante del nickname, che complica la ricerca, e non favorisce i contatti.
Secondo la mia esperienza su Facebook, la possibilità di cercare le persone tramite nome e cognome è un alto valore aggiunto, poichè il nickname presuppone 2 tipi di procedimento per arrivare al contatto sul social network:

1) Scambio nickname nella vita offline, in base a contatti prestabiliti e già esistenti da tempo, il nick in questo caso funge da identificativo, da alias per la persona (altro discorso vale per i gruppi musicali ovviamente) è un plus e non fa parte di un codice identificativo magari stabilito anni prima, ad esempio durante le scuole elementari. Quindi questo può rappresentare un ostacolo all’effettivo networking.

2) Imbattersi nel profilo che reca il nickname come identificativo e riconoscere la persona, associare i due concetti e quindi mettersi in contatto, caricamento e confusione del profilo permettendo.

Che dire, buona fortuna!

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BarCamp Innovatori PA : La Pubblica Amministrazione è Colpevole !

by Giorgio Marandola on May 15, 2009

Innovatori PA

13 Maggio 2009, nell’ambito del Forum PA si svolge il tanto atteso BarCamp Innovatori PA, e già dalle prime battute non si scherza.
In uno dei taovoli Ernesto Belisario introduce il tema che diverrà dominante in tutta la sala: Il processo all’arretratezza della Pubblica Amministrazione Digitale. Il tavolo si presenta subito ben assortito, vedendo oltre a Ernesto, la partecipazione di Elio Guarnaccia e dell’inesauribile Flavia Marzano in qualità di avvocato difensore.
E’ presente anche un testimone dell’accusa, si tratta dell’ avvocato Giovanni Battista Gallus che è anche consigliere comunale di una piccola città sarda, e tutti i giorni si trova a fare i conti molto da vicino con l’arretratezza della cosa pubblica.

Il processo ha inizio e la domanda fondamentale taglia subito le gambe ad ogni possibilità di difesa: La Pubblica Amministrazione Digitale.. Chi l’ha vista?
Quindi i servizi di Pubblica Amministrazione Digitale ci sono o no? C’è chi al tavolo ripete che ci sono, quindi il problema sarebbe meramente organizzativo, ma anche comunicativo a mio avviso. Il cittadino medio, è al corrente dei servizi di cui ha diritto ed dei modi in cui vengono erogati?
Innanzitutto si tratta di considerare l’estensione del significato del termine Digitale: non si tratta solamente di fornire servizi online, ma anche via telefono cellulare, ma a questo punto principalemnte tramite il media più diffuso che rimane pur sempre la televisione tradizionale.
Immaginiamo a chi sono rivolti i servizi della Pubblica Amministrazione, immaginiamo un anziano, difficilmente potrà accedere a dei servizi digitali agilmente se non avrà prima una spiegazione in termini molto semplici da un “media amico” , che può essere ad esempio la tv, a cui è abituato, e con cui condivide magari più momenti delle sue giornate.

Qui il punto della situazione secondo il Sole 24 Ore.

Nella galassia rarefatta dei servizi offerti dalla P. A. esistono siti internet, pubblicazioni cartacee come la Gazzetta Ufficiale, e sportelli più o meno noti che si inseriscono in maniera capillare nel territorio, ma a mio avviso ciò che si avverte è un senso di dispersione, di divisione tra un ente ed un altro, di allungamento e complicazione del procedimento amministrativo, per dirla in senso più o meno giuridico, di una enorme Conferenza di Servizi che rende il tutto più complicato.
In fondo se ragioniamo in termini di immagine, gli organi della P.A. sono molteplici, ma la stessa fa capo ad un’unica figura, che è quella dello Stato, quindi riunire sotto un’unica entità la gamma di servizi al cittadino, ma anche il back office, i sistemi informativi e i database della P.A. non sembra una strada troppo tortuosa da percorrere.

Flavia Marzano a proposito del lato back office della P.A. fa notare che una collaborazione organizzata e sistematica del procedimento amministrativo tenderebbe anche ad unificare ed armonizzare il lavoro dei singoli uffici, fino alle singole persone evitando di fare 100 volte lo stesso tipo di lavoro, lo stesso tipo di attività. Un risparmio netto sia in termini di tempo che di effettiva produttività, elevato al numero dei dipendenti di ogni singolo dicastero.

Ernesto Belisario a proposito del Codice non ha dubbi, in questo post e al tavolo, lo definisce in questo modo:

Non credo di esagerare se scrivo che il Codice dell’Amministrazione Digitale è una delle norme meno applicate e conosciute dell’intero ordinamento giuridico italiano.

Ovviamente la natura giuridica dei procedimenti e dell’organizzazione della P.A. prende il sopravvento, e non si può evitare di parlare del Codice dell’ Amministrazione Digitale, emanato con Decreto legislativo del 7 marzo 2005, n. 82, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 111 del 16 maggio 2005, a seguito della delega al Governo contenuta all’articolo 10 della legge 29 luglio 2003, n. 229 (Legge di semplificazione del procedimento amministrativo 2001).

E dalla discussione emerge che l’aggettivo che meglio descrive il CAD è uno: di fatto, abrogato!

Sempre Enrico su Pubblica Amministrazione .net prosegue:

Negli ultimi anni il processo di informatizzazione della Pubblica Amministrazione ha conosciuto un’altalena fatta di roboanti annunci di innovazione, cospicui investimenti a cui è corrisposta quasi sempre la delusione delle aspettative suscitate.

Non sorprende, quindi, che recenti ricerche evidenzino come, nonostante la diffusione delle ICT sia sempre più capillare, l’attività amministrativa continui ad essere saldamente legata al “cartaceo” e che è scarsa la penetrazione dei servizi on line della PA.

Quindi, chi dovrebbe vigilare sull’attuazione della politica intrapresa da un determinato Governo? Questa domanda può essere posta in un altro modo, chi ha l’onere di un monitoraggio sulla P.A. ?
Il cittadino è ben lontano dall’avere un resoconto effettivo dei processi interni alla P.A., ha una risorsa a sua tutela chiamata Tribunale Amministrativo Regionale (per gli amici Tar) le cui procedure attengono ad interessi meramente personalistici ed economici del cittadino nei confronti della P.A. non certo all’erogazione di servizi efficienti o alla digitalizzazione di quest’ultima.

Il dubbio sale tra tutti gli intervenuti al processo: il cittadino vuole un più stretto contatto con la P.A.? Necessita di questo?
Guardandomi intorno vedo persone che hanno scritto, hanno postato presentazioni su Slideshare, si sono presi l’onere di introdurre temi e snocciolarli insieme a tutti gli altri iscritti, ma tutti con un comune denominatore, la voglia di migliorare, di raddrizzare ciò che non va, di mettersi in gioco, o più semplicemente di spremere i propri cervelli per produrre qualcosa di positivo. Ma non saremo un gruppo troppo elitario?
Non ne faccio questioni di caratura intellettuale o culturale, ai tavoli c’era gente diversissima come curriculum e studi, ma a livello di intraprendenza, di voglia di fare, di visione del futuro.
Con questa mia considerazione non voglio togliere niente a nessuno, per carità, ma certe volte ad essere innovatori ci si sente un pò soli…

Ma perchè vengono introdotte quelle poche e insufficienti innovazioni?
Un’altra domanda interessante, e la risposta viene accolta da ampi consensi: le innovazioni vengono introdotte solo per ridurre i costi e non per migliorare l’efficienza e quindi il servizio finale al cittadino. E’ lo stessa forma mentis adottata intorno agli Anni ‘80, sfortunatamente ci si illude che i tempi siano cambiati.
Spesso i progressi vengono visti come ulteriore burocrazia a carico delle amministrazioni centrali e non come tesi al miglioramento della qualità del servizio erogato. Cosa che a mio avviso si rifletterebbe anche in termini di immagine sulle stesse amministrazioni secondo un procedimento molto semplice che ricorda molto da vicino il concetto di buzz marketing:

Impiegato della P.A. —> Contento del suo lavoro, della semplificazione delle pratiche e dei procedimenti, meno lavoro ma di qualità.

Impiegato della P.A. —> Comincia a parlare bene del suo lavoro con famigliari, amici e conoscenti.

Risultato —> Miglioramento dell’immagine della P.A. , maggior fiducia dei cittadini nei confronti della P.A. maggior fiducia nella politica, maggior fiducia nello Stato, i cittadini si avvicinano alla P.A. con occhi diversi e sicuramente meno preoccupati.

Moltiplicare il tutto per ogni impiegato della P.A. italiana, gran bel risultato!

All’interno del tavolo, c’è chi solleva un vizio di forma a proposito della definizione di P.A. Digitale, che viene subito accolto dal giudice 2.0 : non possiamo parlare di P.A. Digitale come di un ente diviso dal concetto unificante di Pubblica Ammnistrazione, a mio avviso un processo di semplificazione e che tenda all’efficacia debba necessariamente cercare di unire invece di creare compartimenti stagni, così come affermavo più sopra.

Immaginiamo a questo punto un portale unificato ed ufficiale dello Stato che raggruppi in sè ogni servizio P.A. questa volta veramente contemporaneo e digitalizzato, a questo punto bisognerebbe creare una sorta di “autostrada digitale” per condurre il cittadino su tale portale. E se il cittadino non avesse interesse nel farlo?
Dove si trovano i cittadini italiani digitalizzati attualmente?

Su Facebook!
Qui i dati di Vincenzo Cosenza ( guarda anche i suoi post correlati per una panoramica d’insieme)

Quindi si tratterebbe di portare la P.A. dove sono i cittadini e non viceversa, come propugna anche Giovanni Battista Gallus, sia al tavolo che durante una piacevole chiacchierata su politica e social media durante la pausa caffè.

Alla fine, dopo un’arringa veemente dell’ accusatore principale, Ernesto Belisario, la difesa cede ed il giudice CONDANNA la P.A. a rimettersi al passo con i tempi, a modernizzare i procedimenti e a digitalizzarsi.

E visto che sia il processo che la giuria sono 2.0 l’intento è quello di produrre un progetto comune NELL’ APPOSITO GRUPPO sul Network Innovatori PA, che possa essere proposto “dal basso” alla P.A. sperando in un qualcosa di positivo.

Il BarCamp continua online…

( image credit: Comune di Tarzo - TV )

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Google sta per ritirare il programma Referrals di AdSense

by Giorgio Marandola on July 1, 2008

Google Mountain View

Google ha annunciato oggi che entro breve chiuderà il programma “Referrals” per poi rilanciare un nuovo Google Affiliate Network che seguirà le orme del Performics Affiliate Network di DoubleClick, la cui acquisizione è avvenuta nel mese di Marzo.

In molti ci aspettavamo questa notizia, in particolar modo da quando Google ha acquisito vari network di advertising, come appunto, DoubleClick e ValueClick.

Sei un blogger che promuove i referrals di Google tramite AdSense?

Bhè, in attesa che il programma venga rilanciato con nuove features bisognerà cominciare a pensare ad un rimpiazzo, visto che le campagne Referrals smetteranno di funzionare all’inizio dell’ultima settimana di Agosto.

Il nuovo Google Affiliate Network, però, non sarà alla portata di tutti, infatti Google ha in mente di promuoverlo solo nel caso di siti che hanno una larga base di traffico statuinitense. Rimane il dubbio sul metodo che verrà utilizzato per filtrare i publishers in base al traffico: come farà Google a sapere da dove arrivano i visitatori di un sito/blog?
Bisognerà convertirsi tutti a Google Analytics per poter usare l’ Affiliate Network? Oppure il tutto sarà “tagliato con l’accetta” come avviene (ancora) per Yahoo Search Marketing?

Lo stesso dubbio viene espresso da Darren Rowse di ProBlogger in questo post.

Google Affiliate Network

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