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Il polpo Nando per Impresa Semplice

by Giorgio Marandola on August 27, 2010

Dopo il clamore suscitato dal polpo Paul per i suoi ripetuti e sempre azzeccati pronostici durante il Mondiale di calcio in Sudafrica, Telecom Italia e Mortaroli&Friends affidano al cugino Nando lo spot, on air dal 13 agosto, per promuovere Impresa Semplice, il meglio della telefonia fissa, mobile e delle soluzioni ICT per le grandi e piccole imprese.

Protagonista della storia è, infatti, un bel polpo che si muove sott’acqua con eleganza tra sabbia e rocce marine e che con la sua “voce pensiero”, con cadenza romana, ci racconta la sua storia: “Ma guarda un po’, da quando quel cugino mio tedesco si è messo a fare il fenomeno in TV, mi tocca lavorare pure a me!”. Al polpo Nando, infatti, viene affidato il compito di scegliere tra tre differenti offerte di servizi telefonici e ICT per il business. Le teche trasparenti, come nella tradizione lanciata dal polpo Paul, sono ognuna contrassegnata da un logo e la scelta di Nando cade su quella firmata “Impresa Semplice” di Telecom Italia. Concluse le sue fatiche, il protagonista si allontana verso il mare aperto rilasciando un simpatico commento: “Io ho scelto, ma la prossima volta fatemi una domanda più intelligente. questa era troppo semplice!”.

Lo spot è stato realizzato nell’Acquario dell’isola d’Elba, quella stessa isola in cui si dice fu catturato il polpo Paul poi destinato all’Acquario di Oberhausen in Germania.

La creatività è di Mauro Mortaroli, mentre la produzione è di Buddy Film con la regia di Marco Mangiarotti.

Impresa Semplice sui social media:

Facebook

Twitter

YouTube

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Il Time vende pubblicità sui suoi profili Facebook e Twitter

by Giorgio Marandola on September 4, 2009

Time Magazine

Il Time, colosso mediatico di fama mondiale ha cominciato a vendere spazi pubblicitari sui suoi profili social, Twitter e Facebook, sfidando anche la riluttanza che ha Twitter nell’inserire pubblicità al suo interno.
Sembra voler dire: se Twitter non si sbriga a far monetizzare i profili, allora ci pensiamo da soli, delineando una strategia che sicuramente illuminerà la via nel futuro dell’advertising sui social media.

La pubblicità su Twitter

Pubblicità su Twitter

La pubblicità su Facebook

Pubblicità su Facebook

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I Daddy Bloggers ed i Marketers

by Giorgio Marandola on August 30, 2009

Daddy Bloggers

Ultimamente le mamme bloggers hanno acquisito molto peso in termine di readership, fama e notorietà sul Web 2.0, esempi validi sono blogs come Dooce o The Pioneer Woman, ma ora sembra essere arrivato il turno dei papà, i cosiddetti Daddy Bloggers.
Principali rappresentanti di questa rimonta sono i blogs DadLabs e Dad-O-Matic.

In tutto ciò i responsabili marketing di grandi brands hanno alimentato le pagine delle mamme bloggers inviando loro prodotti gratuiti fiutando fin dall’inizio del fenomeno la qualità di un’onesta review scritta da queste bloggers, ora, come detto è il turno anche dei papà anche in questo ambito, molti Daddy Bloggers si dilettano in review dei più svariati prodotti.
Infatti la scorsa settimana, la Sony ha dato vita ad una campagnia della durata di 3 mesi, coinvolgendo i Daddy Bloggers, inviando loro lettori Blue Ray e videocamere Camcoder: una gamma selezionata di prodotti che rispecchiano le abitudini dei moderni papà bloggers.
In particolare la Sony sta chiedendo ai papà bloggers di usare le videocamere per registrare gite fuori porta o eventi familiari vari per poi scrivere della loro esperienza.

La situazione sta portando con sè non pochi malumori tra i lettori dei suddetti bloggers, tanto che la Federal Trade Commission sta investigando sul fenomeno e ci si aspetta che entro breve istituirà una regolamentazione di questa pratica imponendo di rivelare ai lettori la atura delle review, riportando che sono nate da prodotti gratuiti inviati da qualche multinazionale.

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YouTube promoted video

by Giorgio Marandola on August 4, 2009

You Tube Logo

YouTube e la nuova forma di pubblicità

YouTube negli ultimi mesi sta cercando di aiutare i suoi premium partners a monetizzare meglio i loro contributi video, e quindi ha deciso di lanciare questa nuova feature, che sicuramente aiuterà i suoi parner a dare una marcia in più alla monetizzazione.
Le campagne di video prmium ora appaiono nella stessa pagina in cui chiunque di voi sta guardando un video, la cosiddetta “watch page“.

Facciamo qualche passo indietro per far capire meglio a chi non segue le vicende di YouTube dov’è l’innovazione.
Di solito, prima di questa nuova feature, i risultati sponsorizzati, o chiamiamoli anche “premium”, avevano la possibilità di essere visualizzati unicamente nei risultati delle pagine di ricerca, ora invece è possibile trovarli anche nei video correlati.

L’ AdSense di YouTube

Fino a poco tempo fa, sei io avessi impostato una campagna sponsorizzata per il termine “video divertente”, il mio video sarebbe stato mostrato come primo risultato utile, prima degli altri, seguendo la stessa logica di Google AdWords e AdSense, niente di più e niente di meno.

Seguendo sempre la logica AdSense (da non dimenticare che YouTube è di proprietà di Google), i video premium saranno mostrati nelle pagine normali in base alle keyword, saranno contestualizzati.
Inoltre, chi era già partner di YouTube potrà scegliere se rimanere con il precedente programma premium e quindi avere i video listati solo nei risultati di ricerca o passare alla nuova feature e trarne tutti i vantaggi del caso.

Qui sotto un esempio della nuova feature implementata in YouTube.

YouTube Premium Video

Image credit: Techcrunch

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AdSense, intervista a Robin Good

by Giorgio Marandola on June 21, 2009

Robin Good - Professional Online Publisher

In occasione del Frontiers of interaction V ho il piacere di incontrare il mio amico Robin Good di Master New Media, il quale, durante l’evento si occupa di intervistare i relatori uno per uno nella balconata della sala dove si svolge questo incontro spettacolare.

Ne approfitto, alla fine dell’evento, per rivolgergli qualche domanda sul rendimento attuale degli AdSense di Google alla luce della crisi economica, visto che dietro le quinte, in rete, c’è chi ha cominciato a chiedersi come mai il rendimento delle pubblicità contestuali Made in Mountain View sia calato e non di poco.

Robin, si vocifera che i rendimenti degli AdSense siano calati, tu che ne dici?

Bhè, indubbiamente per quanto riguarda il mercato italiano, i rendimenti per chi pubblica gli Annunci Google sono calati, la crisi ha coinvolto un pò tutti e quindi anche chi investe in AdWords per farsi pubblicità sul web.
Ma questo può dipendere sia da quanto le aziende investono su AdWords, sia da quanto Google concede in percentuale al publisher.

Visto che Master New Media pubblica in più di una lingua, qual’è la situazione sulle altre fasce di mercato?

Devo dire che facendo un confronto tra tutte, l’unica che sembra resistere a questa flessione è la fascia di mercato Nordamericana, vuoi per una quantità maggiore di investimento da parte delle imprese di quella fascia, vuoi per i rendimenti più alti delle pubblicità stesse.

Quindi pensi sia ora di “correre ai ripari”, cercare alternative?

Bhè è difficile a dirsi ora, anche perchè di alternative valide non ne esistono molte, innanzitutto vediamo cosa succederà sulla scena della crisi economica internazionale, ma un consiglio lo posso dare: ultimamente sto usando OpenX, una piattaforma che permette di gestire molto facilmente le campagne pubblicitarie del tuo sito/blog.

Quindi OpenX è una sorta di gestore di campagne pubblicitarie per chi ha già advertisers sul proprio blog indipendenti da Google AdSense?

No, non proprio, si possono gestire campagne pubblicitarie di advertsers diretti già acquisiti o, nello stesso modo, gestire AdSense o altri tipi di banners.
Inoltre è presente un Marketplace in cui puoi scegliere direttamente chi promuovere.

Grazie mille Robin per l’intervista/chicchierata ! Ci vediamo prestissimo!

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Yahoo: 360 chiude, progetti ed occasioni perse

by Giorgio Marandola on May 31, 2009

Yahoo Search Marketing

La Reuters qualche giorno fa titolava in questo modo: “Yahoo interessata ad entrare nel mondo dei social network” e continuava con “Yahoo sta pensando di comprare società che le consentano di diventare un attore importante nel mercato dei social network e rinnovino i suoi prodotti. Lo ha confermato il responsabile del settore tecnologico dell’azienda Ari Balogh” .

Che dire, non male come progetto, se non si pensa al fatto che Yahoo ufficialmente è già nel mondo dei social networks ancor prima di Facebook e MySpace, quindi il problema all’interno della compagnia di Sunnyvale riguarda 2 cose in particolare: definizioni e memoria, principalmente, oltre che capacità tecniche ed occhi aperti.

Definizioni: come mai? Perchè da quando esiste internet esistono i profili Yahoo, è di fatto un social network, usato in stragrande maggioranza da persone provenienti da Asia e Paesi arabi, la lingua dominante è l’inglese ma moltissime persone lo usano in una maniera “particolare”, solo per comunicare, attraverso la chat e Yahoo Messenger, non hanno l’abitudine di avere un profilo completo su Yahoo, niente foto, niente info. Quando si tratta di mostrare un profilo propriamente da social network, la prima cosa che fanno è inviare il proprio link Friendster, mostrando un profilo completo ed aggiornato.
Quindi a mio avviso, è venuta a mancare in Yahoo una guida per l’utenza, una sorta di programma per invogliare gli utenti ad avere profili funzionali all’interno del network.
Tempo fa, qualche anno fa, è spuntato fuori Yahoo 360, che si andava ad aggiungere ai soliti profili, ma a quanto pare il programma sta ora chiudendo (come annunciato in questo post ), lasciando aperta solo una sezione geo-specifica per il Vietnam, visto che in questo Paese Yahoo 360 rappresenta la piattaforma bloging più utilizzata.

La storia si ripete.. proprio perchè Yahoo crea cose nuove non valorizzando ciò che ha già sotto il naso, infatti Yahoo 360 segue lo stesso amaro destino di Yahoo Mash, chiuso la scorsa estate.

Yahoo Mash Chiude

Sotto il “governo” del nuovo CEO Carol Bartz, molti altri servizi di Yahoo hanno chiuso, come Geocities, Farechase e Briefcase.

Memoria: e cioè? Ricordati Yahoo di quando avevi una quota di mercato maggiore di Google, e di quanto ti sei adagiato su di essa. Ricordati che sei stato il primo Social Network, ma non ti sei evoluto.
E in più nessuno si è mai preoccupato di monitorare l’utilizzo dei profili da parte degli utenti: infatti Yahoo è diventato il covo di spammers di ogni genere, ma principalemente quelli che indirizzano verso siti porno spacciandosi per avvenenti ragazze, ovviamente inesistenti.
I profili Yahoo ne sono pieni, se si guardano 10 profili, sicuramente 5 o 6 sono fittizi.
E questo si traduce inevitabilmente in quote di database buttate al vento, server in più acquistati… In gergo prettamente economico: una perdita secca !

Ultimamente un piccolo passo avanti è stato fatto, aggiungendo un piccolo lifestreaming al profilo. Basato evidentemente sul feed rss di MyBlogLog.

Yahoo profile Lifestreaming

E proprio da MyBlogLog arriva un’ altra riflessione, ma volendo anche da Flickr.

Quanto sarebbe meglio per Yahoo fare una sorta di unificazione dei profili?
Tenendo in qualche modo a parte Flickr, autonomo, visto il gran successo del network di photo sharing.
Che ne dici Yahoo di un’impostazione del genere?

My ideal Yahoo profile

Quindi l’ipotesi potrebbe essere: un unico profilo che accentri tutte le attività, l’unico link ad un profilo esterno sarebbe quello di Flickr.
Il volume di traffico, ed a mio parere, l’apprezzamento degli utenti sarebbe triplicato.
E’ inutile avere un profilo per MyBlogLog, un profilo per Yahoo Buzzes ecc ecc.. sarebbe molto più funzionale accentrare il tutto, per poi avere, all’interno di un unico profilo, delle pagine dedicate ad ogni servizio in cui l’utente è attivo, usando apposite tabs.
Lo schema delle tabs che già è presente nei profili Yahoo va più che bene.

Yahoo profile tabs

Inoltre, poniamo il caso dell’utente che si iscrive per la prima volta a Yahoo.

L’utente si registra e viene indirizzato sul suo profilo, vuoto, ha già a disposizione un username, una casella mail e Yahoo Messenger, ma si trova davanti a delle altre opzioni, quali Flickr, Yahoo Buzzes, MyBlogLog, Yahoo Pipes.. che cosa sono?
L’utente clicca sui nomi di questi servizi, li esplora, e se li ritiene utili li utilizza, sennò sceglie di non visualizzarli nel profilo, in maniera molto semplice.

Utenti già esistenti: Gli utenti già esistenti devono essere avvisati prima tramite mail, con una ricca guida, ma scritta in maniera molto semplice, che illustra i cambiamenti, con l’aggiunta di un video tutorial. Da parte della company invece il tutto dovrebbe essere accompagnato da una fase di “Word of Mouth” e “Buzz Generation” tramite comunicati stampa al mainstram, blogs personali di chi lavora in Yahoo e video che annunciano il cambiamento e mostrano screenshots del futuro profilo unificato.
A mio modesto parere sarebbe una mossa che rilancerebbe alla grande Yahoo, nel settore di mercato del social networking, in cui è sempre stato, ma che non ha saputo sfruttare.

Come già ho avuto modo di dire a proposito di Google Wave, il futuro dei servizi online, specialmente quelli forniti dai colossi della Silicon Valley, è quello di aggregare il più possibile i servizi a cui gli utenti sono iscritti.
Prendiamo il caso di Friendfeed, un utilissimo aggregatore sociale che sfrutta i feed di vari servizi, quello dei blogs, o addirittura versioni custom, per comporre un lifestreaming personalizzato.
Ma la particolarità sta nel fatto che Friendfeed è nato anni dopo Yahoo, non ha lo stesso peso, ha dovuto lavorare da zero.
Yahoo invece ha già tutto precostituito, deve solo far aguzzare l’ingegno a chi sta dietro all’organizzazione dei servizi, li deve spronare a lavorare in maniera creativa, seguendo e “rubando” da quello che sono le tendenze attuali dei suoi concorrenti.

Per prima cosa, bisognerebbe dare una bella pulita all’interno dei profili fake, e riorganizzare il team antispam e farlo lavorare sullo specifico, come già avviene su Yahoo Answers, in cui gli abusi vengono segnalati e puniti.
Nel disegno di riorganizzazione dei profili ovviamente rientra anche Yahoo Answers, che se ne starebbe in una sua tab dedicata in alto, invece di avere un ulteriore “semi-profilo” che richiama il principale, come avviene attualmente.

Ovviamente ogni servizio targato propriamente Yahoo, quindi escluso Flickr, dovrebbe essere rappresentato all’interno del profilo.

Altra nota dolente: la chat!

In Yahoo esiste una versione internazionale della chat, e nel nostro caso nazionale, una italiana.
Quindi? A livello di organizzazione?

Un profilo Yahoo, ed un profilo della chat italiana di Yahoo.. 2 profili, stessa persona, volendo diversi nickname.. disorganizzazione!

L’unificazione delle chat non sarebbe un’idea malvagia, creando un’apposita stanza chiamata Italia all’interno della macrocategoria “Regional” , e a ben pensarci esiste già la stanza Italia, ma è unicamente frequentata da persone di altre nazionalità e dagli immancabili Spam Bot, che continuano 24 ore su 24 imperterriti a far finta di essere donnine allegre che si spogliano in webcam, per poi indirizzare gli utenti su siti di terze parti.
Quelle poche volte in cui ho effettuato l’accesso alla chat internazionale Yahoo sono stato preso letteralmente d’assalto da spammers vari che mi proponevano link di ogni tipo. Un rimedio è segnalare gli stessi come spammers, ma vista il numero infinito di questi bots appare una sfida impari.
Devo dire che ultimamente le cose sono un pò cambiate, ma non troppo.
Prima di accedere ad una qualsiasi stanza della chat, l’utente viene convogliato su un controllo captcha, che ha contribuito a limitare i danni, ma non ha impedito il moltiplicarsi di questi molesti utenti.

L’accesso alla chat internazionale

Innanzitutto, per accedere alla chat internazionale bisogna scaricare la versione internazionale del client Yahoo Messenger, disponibile su Yahoo.com e non su Yahoo.it .
Poichè, come dicevo, le chat sono differenti, e quella italiana è decisamente inferiore a quella internazionale, a quanto mi risultava tempo fa è stata come “appaltata” a Lycos.

Quindi tramite Yahoo Messenger richiedo l’accesso alla chat, mi viene visualizzata una pagina di caricamento, che in maniera abbastanza scaltra mi mostra lo stato di avanzamento (molto breve) e punta a farmi vedere della pubblicità mentre aspetto..
Geniale, se non fosse che la pubblicità non viene assolutamente visualizzata.. Al massimo una volta ogni 10/12 caircamenti. Forse la pubblicità è troppo pesante da caricare per il tempo che ci mette la chat a caricare?
Le ragioni possono essere le più varie, fatto sta che non si vede alcuna pubblicità, c’è solo una scritta Advertisment che compare nel bianco della pagina, nulla più.

No ads on Yahoo Chat

Attualmente sto effettuando l’accesso per poter documentare quello che scrivo con degli screenshots, e noto con piacere che il capthca è stato integrato all’interno della pagina della stanza che intendo raggiungere invece che mostrare un link lungo 3 righe che poi porta all’immancabile angosciosa apertura di Internet Explorer.

Una volta confermato il codice di sicurezza, si entra finalmente nella chat.. Ovviamente i primi 3-4 messaggi che arrivano ad investire il nuovo utente sono di spam, è bene segnalarlo con l’apposito pulsante ed ignorare il tutto.

Ultimamente hanno affinato la tecnica, invece di mandar subito un link ad un sito lungo 2 o 3 righe (c’è ovviamente il relativo codice di affiliazione) cercano di intrattenere una conversazione, ma anche questa strampalata.. segno che viene messa su da script appositi.

Come si scopre lo script?

Il primo messaggio è sempre allettante: Ciao, ho 20 anni, sono femmina, vivo a Las Vegas..
Però ! L’utente ignaro di queste dinamiche è portato a pensare di essere veramente fortunato, ma basta poco per scoprire che si tratta di un bot.
Basta scrivere una domanda sciocca e stupida, anche in italiano, tipo, “ma a te piace il calcio?” “guardi i cartoni animati?” e la risposta arriva puntuale, ma non c’entra nulla, neanche lontanamente, con la domanda.

Un esempio pratico in questo screenshot

Esempio Spam Yahoo

La pubblicità latente anche in chat

Alcune volte succede che nella parte bassa della finestra della chat, il footer per intenderci, appare un bel banner pubblicitario in formato leaderboard, che riporta prodotti e servizi Yahoo, alcune volte però.. La media è la stessa della pubblicità che dovrebbe essere visualizzata al momento della connessione con la chat.
Praticamente non viene visualizzata quasi mai. E ancora, ripeto, una perdita secca per Yahoo.
Inoltre, anche Yahoo ha il suo network pubblicitario, Yahoo Publisher Nework (ancora inspiegabilmente non disponibile per l’Europa) che la stessa compagnia potrebbe sfruttare proprio sui suoi stessi servizi, invece di cercare di pubblicità latenti che non producono alcuna revenue.

Come si vede dallo screenshot qui sotto, al posto della pubblicità, c’è l’immancabile spazio bianco.

No ads in Yahoo Chat

La notizia della Reuters riportava l’intenzione di Yahoo di acquistare, spendere denaro ed attivare partnerships varie, ma il mio modesto parere è che Yahoo dovrebbe far tesoro di quello che ha ed ottimizzarlo, renderlo usabile, aggregarlo in maniera vincente. Tutto ciò non dipende da strategie marketing o business, dipende solo dall’intelligenza di chi pianifica la struttura dell’intera piattaforma, da colui, o coloro, che non dovrebbero far chiudere la compagnia a riccio cercando di spendere, ma dare un’occhiata alle tendenze attuali dei servizi online, e soprattutto dare un’occhiata al principale competitor, che è Google.

Cosa sta facendo Google intanto?

Google rilascerà Google Wave, ed ha già lanciato il suo social network con Google Profiles..
Come dicevo poco fa, aggrega, unifica!

Le quote di mercato di Yahoo secondo Comscore

Yahoo è il secondo motore di ricerca americano, con una quota di mercato, ad aprile, pari al 20,4%.

Google, invece, ha incrementato la sua percentuale di mezzo punto, salendo al 64,2% e stabilendo il record storico per l’azienda californiana.

Yahoo ha guadagnato 118 milioni di dollari nel primo trimestre, ma le sue vendite hanno perso il 13% in un anno, scendendo a 1,58 miliardi di dollari.

Conclusione

Anche il concetto stesso di blog è superato in rete, ora si parla di Lifestreaming, e quindi di aggregazione di contenuti, è il caso che Yahoo cerchi una modernizzazione ed un’ ottimizzazione invece di lasciare buchi neri a livello di usabilità e revenues?
Io credo proprio di si, è ora che Yahoo ristrutturi tutto invece di perdere altro denaro, sul breve, medio e lungo termine.

La battaglia dei motori di ricerca è persa, la partnership con Microsoft non porterebbe risultati faraonici.. l’unica cosa da fare è valorizzare il patrimonio degli users già in possesso di Yahoo, me compreso!

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MySpace in guai seri, causa Facebook

by Giorgio Marandola on May 19, 2009

News Corporation - Murdoch

MySpace attraversa veramente un periodo non invidiabile, Google abbandonerà il dealing pubblicitario con il social network di News Corp prossimamente, e le pageview sono in rapido declino.

Nel giro di un anno il numero di utenti di Facebook ha avuto un incremento rapidissimo, ma MySpace “reggeva ancora la botta”.
Attuamente i numeri sono radicalmente cambiati nel rapporto users/pageviews tra i due colossi del social networking, secondo Comscore (statistiche di Marzo 2009) MySpace ha negli Stati Uniti 70 milioni di utenti unici, sicuramente meno dello stesso periodo di un anno fa.
Nel frattempo Facebook ha incrementato il numero di utenti di 61 milioni sempre negli USA, e cresce al ritmo di qualche milione in più ogni mese.

In parole povere, adottando il termine di TechCrunch, ” la guerra è finita ” .

La crescita del numero di utenti di MySpace è in fase di stallo e, storicamente parlando, nessuna azienda del genere ha mai invertito tale tendenza.
Il problema fondamentale di MySpace non è la guerra con Facebook ormai persa, ma il numero di pageviews drasticamente in calo, questo vuol dire che gli utenti stanno ancora visitando il sito, ma per molto meno tempo rispetto al passato.
C’è da notare che lo scopo vero dei social networks è quello di realizzare pageviews al loro interno, che sta a significare gradimento dell’utente nei confronti della community, del servizio, ed un alto coinvolgimento dell’utente finale. Ed è qusto valore aggiunto che MySpace sta perdendo.

Il livello di coinvolgimento dell’utente, da cui le pageviews, vale non da solo, ma bensì in relazione alle impressions delle pubblicità, la vera ed unica fonte di “sussistenza” delle società che gestiscono i social networks.

Il numero di pageviews di MySpace è calato da 47,4 miliardi di un anno fa, ai 38 miliardi di oggi, quindi si è avuto un calo del 20%.
Nello stesso periodo, Facebook è cresciuto da 44 miliardi a 87 miliardi di pageviews, un aumento di circa il 100%.

TechCrunch ha voluto sentire il parere di due importanti produttori di applicazioni che operano su tutti e due i colossi, ed anche loro confermano un drammatico calo nell’utilizzo dei loro prodotti su MySpace.

Entro un anno MySpace riceverà l’ultimo pagamento da Google riguardante l’accordo advertising AdSense, e dovranno cavarsela in un altro modo se vogliono continuare ad avere delle revenues accettabili.
Rimarrano con un social network che costa mezzo miliardo di dollari l’anno solo per funzionare, senza Google AdSense e con tanto lavoro da fare.

Considerazioni a margine:

Design: Facebook ha un design prestabilito e leggero per i profili, e le funzioni si inegrano senza appesantire la pagina, senza creare scompiglio o disordine, quindi ogni bacheca, ogni info page viene caricata in un tempo accettabile e l’utente è disposo ad aspettare qualche secondo. I profili di MySpace invece non hanno un layout definito, quindi ogni utente è libero di accedere a personalizzazioni che il più delle volte finiscono per appesantire la pagina fino al punto di far desistere il visitatore dall’attendere l’effettivo caricamento.
Ciò significa meno usabilità e più frustrazione, e delinea come vincente la poilitica di Facebook di gestire “dall’ alto” i cambiamenti di layout.

Maturità: L’innegabile forza di Facebook è la maturità dei suoi utenti, o almeno della larga maggioranza, che usano il proprio nome e cognome, i propri dati e le info che rispecchiano fedelmente quelle vere. Mentre su MySpace ancora c’è la vecchia tendenza spersonalizzante del nickname, che complica la ricerca, e non favorisce i contatti.
Secondo la mia esperienza su Facebook, la possibilità di cercare le persone tramite nome e cognome è un alto valore aggiunto, poichè il nickname presuppone 2 tipi di procedimento per arrivare al contatto sul social network:

1) Scambio nickname nella vita offline, in base a contatti prestabiliti e già esistenti da tempo, il nick in questo caso funge da identificativo, da alias per la persona (altro discorso vale per i gruppi musicali ovviamente) è un plus e non fa parte di un codice identificativo magari stabilito anni prima, ad esempio durante le scuole elementari. Quindi questo può rappresentare un ostacolo all’effettivo networking.

2) Imbattersi nel profilo che reca il nickname come identificativo e riconoscere la persona, associare i due concetti e quindi mettersi in contatto, caricamento e confusione del profilo permettendo.

Che dire, buona fortuna!

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Google e la campagna pubblictaria in TV per Chrome

by Giorgio Marandola on May 15, 2009

Google Chrome tv ads

Google Chrome, l’ormai celebre browser made in Montain View sbraca in tv, così come è stato annunciato sul blog ufficiale di Google.
La storia ha inizio un paio di mesi fa, quando il team di Google Japan ha ideato un video divertente per promuovere il browser online, da quando il video è apparso su YouTube, Google ha ricevuto una miriade di commenti positivi e feedback, di qui la scommessa affidata ad un gruppo di creativi, di creare una serie di brevi filmati che riprendessero l’originale e lo ampliassero per promuovere Chrome fuori dal web, in tv.

Dopodichè, pochi giorni fa è stato creato Chrome Shorts che rappresenta una sorta di demo, di indirizzo, di quello che saranno i futuri spot.
Sempre come annunciato in questo post, sono giorni decisivi, nei quali Google farà uso della sua divisione Google TV Ads per mostrare spot pubblicitari sui principali networks americani.

Rimani aggiornato sui nuovi spot tramite il canale YouTube di Google Chrome

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Attenzione ai gruppi sospetti su Facebook!

by Giorgio Marandola on November 26, 2008

Facebook Warning

Giorni fa mi arriva uno dei mille inviti di adesione ad un gruppo su Facebook, ce ne sono di svariati, alcuni molto interessanti dal punto di vista professionale, altri meno seri, ma sempre utili per fare due risate su un vari temi, carotni animati, squadre di calcio..e chi più ne ha più ne metta..

Ma quest’ultimo invito mi ha colpito più degli altri.. Il gruppo si chiama ” Chi guarda il vostro profilo??? La risposta è qui!!!!!! ” .
Tante volte mi è capitato di chiedermi chi tra i miei 263 contatti visitasse più assiduamente il mio profilo, non è una curiosità che interessa solo me, molte persone mi hanno chiesto qualche trucchetto per sapere chi sono i visitatori più assidui del profilo.
Ma finora le mie ricerche in questo senso non hanno prodotto grandi risultati, fino a che non mi arriva l’invito a questo misterioso gruppo… Approfondiamo..

Il fondatore del gruppo promette un software miracoloso in grado di monitorare gli accessi al profilo, fino a qui nulla di strano… Ma la cosa particolare è che il software in questione si attiverà solo dopo aver invitato 20 amici al gruppo cliccando su un link che punta sul gruppo stesso…

Ad un profano potrebbe sembrare quasi normale.. ma visto che “un minimo di codice lo conosco”, le domande che mi vengono spontanee sono:

1) Se il software si dovrebbe attivare direttamente sulla pagina del gruppo, dovrebbe essere integrato nel codice stesso di Facebook?

2) Una feature del genere sarebbe stata messa a disposizione di tutti gli utenti direttamente da Facebook o sarebbe stata affidata ad un non meglio precisato utente italiano?

3) Un sistema di monitoraggio del profilo di questo genere sarebbe stato annunciato come alfa, beta, ci sarebbe stato un lancio ufficiale, oppure si sarebbe seguita questa via molto riduttiva di comunicazione?

Il gruppo ha già raggiunto i 288.492 membri, secondo me, quando sarà raggiunto il numero previsto ci sarà una bella pubblicità ad attendere tutti gli iscritti, altro che software!
E visto che il fondatore è un IT consultant, può darsi che proprio il suo sito e la sua attività siano oggetto di questa pubblicità.

Guerrilla marketing o raggiro ?

Lo screenshot del gruppo:

Gruppo spam Facebook

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I’m a pc, le nuove pubblicità Microsoft negli Usa

by Giorgio Marandola on September 20, 2008

I'm a pc

La campagna parla chiaro, ” I’m a Pc ” ed è veramente ben fatta. E’ strettamente focalizzata sull’utente finale, che, non viene presentato come un fruitore professionale del computer, ma come il protagonista vero e proprio di questa fruizione.

” I’m a pc ” perchè ogni computer è strettamente personale, di base è uguale per tutti, ma già dalla prima settimana da quando è uscito dalla scatola, i programmi installati, l’uso che se ne fa e addirittura gli scopi per cui è stato comprato variano da individuo a individuo. Ecco perchè i pubblicitari Microsoft hanno adottato questo slogan, forse seguendo i trend del Web2.0, secondo cui un sito (come un pc) senza il contributo degli utenti rimane vuoto e depersonalizzato, ma con l’interazione degli stessi acquista valore e spessore.

Il lato meno fortunato di questa campagnia pubblicitaria è che inevitabilmente porta la mente a pensare alla serie di pubblicità della Mac in cui 2 persone rappesentavano i 2 tipi di piattaforma (Mac e Pc) ed inevitabilmente la piattaforma Microsoft veniva ridicolizzata.

Sfortunatamente un filmato molto ben fatto che racchiude tutte le pubblicità Mac di questo tipo non riporta il codice embed su richiesta di chi ha postato il video su YouTube, quindi per vederlo clicca QUI

Questa la pubblicità Microsoft, in 3 differenti versioni.

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