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Upstart Roma, entrepreneurs romani uniamoci!

by Giorgio Marandola on November 23, 2009

Upstart Roma

Questa sera si terrà a Roma il primo evento ufficiale del network UpStart Roma, teso a riunire le start up romane, i bloggers, gli addetti ai lavori e gli investitori in un ambiente informale con pitches birra e pizza.

Il proposito del gruppo Upstart è chiarissimo:

“Roma ha bisogno di un punto d’incontro dove potersi conoscere, scambiare idee, trovare collaboratori per i vari progetti che continuano a nascere ed ottenere feedback su quelli già avviati. Con UpStart Roma cerchiamo di fare appunto questo.”

Tra i pitch a cui si potrà assistere vi segnalo:

Robin Good: The Start-up Sharewood Formula (molto interessante, Robin Good fa il suo ingresso nel mondo delle start up?)

Fabio Viola: App Economy: i modelli di monetizzazione

Antonio Leonforte: How to give the perfect pitch

Daniele Novaga: Stereomood, la web radio sintonizzata sulle tue emozioni (progetto molto interessante presentato recentemente al Working Capital di Firenze)

Antonio Pavolini: Estrarre valore dai contenuti indipendenti nei nuovi modelli di distribuzione video

Dell’evento Upstart Roma se ne è parlato anche ieri al Luiss Barcamp, in maniera molto informale durante le pause di networking, ed il giudizio non poteva che essere positivo, ma c’è di più.

Ciò che ha attirato l’attenzione sia mia, sia di Nicola Greco, che di Francesca Ferrara è stato un post di Maram.eu in cui viene lanciata, provocatoriamente la proposta di creare una Silicon Valley italiana intorno a Roma.

L’ idea è a dir poco geniale, anche se molto visionaria e molto ambiziosa, quindi per questa sera lancio l’invito a parlarne tutti insieme, o magari a programmare un ulteriore serata in cui parlarne diffusamente.

Geeks romani, siete tutti invitati!

Ore 19:00

UpStart Roma

Via Gallonio 6

Roma, RM 00126

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La crisi nel web, Amazon chiude 3 centri distribuzione e Google licenzia

by Giorgio Marandola on March 28, 2009

Amazon headquarters

La crisi ormai ha raggiunto tutti i settori, compresi i mostri sacri del web che sembrano, ad un occhio poco attento, intoccabili o quasi nelle loro ovattate ed ostentate sedi nella Silicon Valley.
Google ad esempio sta pianificando di licenziare 200 dipendenti, al fine di ridurre i costi, nei settori marketing e vendite.
La decisione di Google è stata annunciata in un post sul blog ufficiale, e motivata secondo non meglio identificate esigenze di velocizzare il processo decisionale nei settori già citati, ma non sembra essere questo il motivo vero.

Omid Kordestani, il senior vice president for global sales and business development di Google, ci tiene a precisare che la decisione di Google sui tagli al personale serve a regolarizzare la situazione e l’organigramma e ad appianare errori nelle assunzioni avvenuti nella fase di rapida crescita del colosso di Mountain View, sempre con l’intenzione di snellire il processo di decision-making.

Il processo di licenziamenti, o snellimenti dell’organico, chiamiamoli come vogliamo, hanno avuto negli ultimi anni un andamento altalenante in Google, alternando tagli a d assunzioni, ma vediamolo con un minimo di dettaglio:

A Gennaio Google ha tagliato fuori 100 impiegati nel settore recruitment, a Febbraio altri 40 posti di lavoro sono sfumati quando la compagnia ha chiuso il settore “Radio advertising”, settore in cui era entrata 3 anni fa, in punta dei piedi ma con grandi aspettative.

Nonostante i tagli, Matt Furman, un portavoce di Google, tranquillizzò l’ambiente dicendo che comunque la compagnia stava assumendo nuove figure professionali, anche se in maniera più lenta rispetto al passato.
Infatti, nell’ultimo quarto del 2008, la compagnia aveva assunto 99 nuovi lavoratori, chiudendo l’anno con 20.222 impiegati full time.
Nel 2007 Google aveva assunto circa 200 persone in un singolo settore.

Quello che sta succedendo in Google ora, a dire il vero, non è il periodo di tagli maggiori, anche se sintomo di sofferenza. I tagli più significativi si sono verificati lo scorso Aprile, e riguardarono l’organico di Doubleclick, acquisito da Google agli inizi del 2008.

In casa Amazon le cose non vanno meglio, anzi si può arrivare ad affermare che la situazione sia ben peggiore. Il colosso e-commerce ha deciso di chiudere definitivamente ben 3 centri di distribuzione: quelli di Red Rock, Munster e Chambersburg.
I 210 dipendenti di questi tre impianti sono stati informati mercoledì scorso, e la compagnia, a differenza di quello che succede in Italia, ha garantito loro tutta una serie di misure al fine di aiutarli ad affrontare questa delicata fase di transizione, infatti gli stessi potranno trasferirsi in altri rami della compagnia preservando sia il loro posto di lavoro che il loro stipendio.

Anche Amazon afferma che questa ristrutturazione aziendale non dipende dal periodo di crisi in atto. Patricia Smith, una portavoce di Amazon, si affretta a spiegare che la decisione di chiudere alcuni centri di distribuzione è stata presa addirittura un anno fa, e la chiusura di alcuni punti strategici è coincisa con il potenziamento di altri: come ad esempio nel caso della sede di Red Rock che verrà chiusa, ma allo stesso tempo sarà potenziata quella dislocata a Phoenix, quindi ci si immagina che la prossima destinazione degli impiegati di Red Rock sia proprio la città dell’Arizona.

Google headquarters California

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I’m a pc, le nuove pubblicità Microsoft negli Usa

by Giorgio Marandola on September 20, 2008

I'm a pc

La campagna parla chiaro, ” I’m a Pc ” ed è veramente ben fatta. E’ strettamente focalizzata sull’utente finale, che, non viene presentato come un fruitore professionale del computer, ma come il protagonista vero e proprio di questa fruizione.

” I’m a pc ” perchè ogni computer è strettamente personale, di base è uguale per tutti, ma già dalla prima settimana da quando è uscito dalla scatola, i programmi installati, l’uso che se ne fa e addirittura gli scopi per cui è stato comprato variano da individuo a individuo. Ecco perchè i pubblicitari Microsoft hanno adottato questo slogan, forse seguendo i trend del Web2.0, secondo cui un sito (come un pc) senza il contributo degli utenti rimane vuoto e depersonalizzato, ma con l’interazione degli stessi acquista valore e spessore.

Il lato meno fortunato di questa campagnia pubblicitaria è che inevitabilmente porta la mente a pensare alla serie di pubblicità della Mac in cui 2 persone rappesentavano i 2 tipi di piattaforma (Mac e Pc) ed inevitabilmente la piattaforma Microsoft veniva ridicolizzata.

Sfortunatamente un filmato molto ben fatto che racchiude tutte le pubblicità Mac di questo tipo non riporta il codice embed su richiesta di chi ha postato il video su YouTube, quindi per vederlo clicca QUI

Questa la pubblicità Microsoft, in 3 differenti versioni.

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