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social media

How Social Engagement is Changing (infografica)

by Giorgio Marandola on February 26, 2010

Flowtown Logo

Una magnifica infografica realizzata da Flow Town che riporta i risultati di un recente studio condotto da PostRank su come è cambiato nel corso degli anni il coinvolgimento degli utenti sui social media.

La storia recente ha visto Facebook superare Google per quanto riguarda i tempi ed i modi di interazione degli utenti, secondo i dati di Compete: il web 2.0 nel momento del suo massimo splendore? [click to continue...]

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Twitter: licenziata in 140 caratteri

by Giorgio Marandola on January 14, 2010

Twitter CiscoFatty

Twitter, il geniale servizio di microblogging, ha avuto la sua bella parte nel destino di Connor Riley, una studentessa che, dopo aver fatto domanda di assunzione alla Cisco, ed aver ottenuto un posto di lavoro, ha pensato bene di twittare il suo disappunto nei confronti del lavoro imminente con questi leggendari 140 caratteri:

“Cisco just offered me a job! Now I have to weigh the utility of a fatty paycheck against the daily commute to San Jose and hating the work.”

Inutile dire che il caso è diventato subito di portata internazionale, tanto che la Cisco ha preferito tagliare i ponti ed ogni tipo di rapporto con la studentessa, e, anche se sul web non è riportato, forse c’è stata anche qualche missiva di natura legale.
Tanto che Connor Riley, nel suo blog, ha postato pubbliche scuse nei confronti di Cisco in ogni sua pagina, ed ha preferito, dopo aver imparato la lezione, proteggere i suoi tweets.

La spettacolarità della vicenda non ha conosciuto limiti su internet, tanto da portare alla creazione di CiscoFatty.com , un sito dedicato alla vicenda.

La lezione che c’è dietro

La lezione è stata imparata dalla studentessa, almeno così recita il monologo sul suo blog, ed è essenziale: Internet può essere un utile strumento per trovare lavoro, un medium che ti permette di farti conoscere (anche tramite un blog), ed è sempre più usato sia nel recruiting che nel cercare lavoro, ma fate bene attenzione a come lo usate, i prossimi ad essere licenziati, o mai assunti, via Twitter, potreste essere voi.

Quindi, fate attenzione a:

- Non parlare male dei vostri datori di lavoro sui social media
- Se proprio dovete farlo, controllate che non siano tra i vostri contatti
- Non postate foto imbarazzanti o compromettenti
- Chiedete ai vostri amici di non postare boiate sui vostri spazi social
- Settate correttamente le opzioni privacy per quanto riguarda Facebook, oppure tenete i vostri tweets privati
- Siate intelligenti

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Ultime News su Current Tv

by Giorgio Marandola on September 12, 2009

Al Gore Current Tv

Pochi giorni fa mi scrive Nicoletta, studentessa di Trieste che sta scrivendo una tesi sul Citizen Journalism, annunciando di aver inserito nel suo elaborato un mio articolo su Current Tv, che scrissi un bel pò di tempo fa, agli inizi di questo blog, ed in più mi chiede una mano per reperire altre informazioni relative all’esperienza della nuova tv partecipativa di Al Gore.
Vediamo di raccogliere qualche news sul network, che possano aiutare anche altre persone in cerca di informazioni su Current Tv.

Innanzitutto consiglio di tenere d’occhio il blog di Tommaso Tessarolo, general manager di Current Tv Italia.

Poi il blog ufficiale di Current Tv Italia

RASSEGNA STAMPA:

Repubblica - Al Gore presenta Current Tv, “Un palinsesto fatto con gli utenti”

Webnews.it - Current TV in Italia con Tessarolo

Sempre Webnews.it riporta la situazione deficitaria dei bilanci di Current Tv, così come avevo già scritto nel post citato nella tesi di laurea di Nicoletta.

Webnews.it - Current Tv, i bilanci raccontano un’altra storia

Il Sole 24 Ore racconta il fattaccio di cronaca per cui l’Atac Roma ha censurato la pubblicità di Current Tv

Il Sole 24 Ore - Roma “censura” Current Tv

Donato Markingegno Carriero su Appunti Digitali

Appunti Digitali - Il Citizen Journalism di Current Tv

Vincenzo Cosenza

Vincos - Current TV: non solo video

AGGREGATORI DI NOTIZIE

Per avere una panoramica più completa di ciò che la blogosfera sta dicendo in tempo, pressocchè, reale su Current Tv, invito a prendere in considerazione questi link, che riportano ai risultati di ricerca per il termine ” Current Tv ” sui principali aggregatori di blog e notizie.

Liquida

Wikio

AllBlogs

OkNotizie

TWITTER REAL TIME SEARCH E HASHTAG #currenttv

La ricerca in tempo reale sullo stream di Twitter rappresenta fedelmente ciò che viene detto da bloggers, aziende e persone comuni su Current, inserendo nella ricerca i termini “Current Tv”. I risultati sono dinamici, ovvero, man mano che vengono emessi tweets che comprendono i termini “Current Tv” la stessa si autoaggiorna, quindi vale la pena di tenerla sott’occhio molto spesso, dedicandole magari una tab apposita nel browser usato.

Se invece avete un account su Twitter, il consiglio è di salvare la ricerca utilizzando l’apposito tasto Save this Search.

Twitter - Risultati di ricerca in real time

L’hashtag #currenttv serve a rinvenire tutti i tweets taggati da chi li ha emessi in modo da renderli associati e quindi etichettati a Current Tv. Anche per l’hashtag esiste la possibilità di salvare la ricerca se si dispone di un account Twitter.

#currenttv

SOCIAL MEDIA

Sui social media è possibile seguire Current Tv Italia su:

Twitter

Facebook

Friendfeed

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Obama parla di Social Media allo School Speech

by Giorgio Marandola on September 12, 2009

Barack Obama

Obama avverte gli studenti su social media e lavoro

Barack Obama, parlando agli studenti americani li avverte delle potenzialità negative dei social media, o meglio, non perdendo la sua inclinazione “socialmediatica”, ha trattato con gli studenti la questione di ciò che si posta sui social networks inavvertitamente.
Usando un’espressione del tutto nuova, propria dell’era digitale, ma un pò fuori dagli schemi, un linguaggio adatto, del resto al pubblico di giovani studenti, afferma: “…you need to live your life as if your mother is watching, because what happens in Vegas stays on YouTube.”

In realtà il discorso di Obama si basa su una ricerca condotta da Career Builder, il quale rileva che il 45% degli addetti alle assunzioni delle più svariate imprese, ha cercato sui social media i profili dei candidati da assumere, mentre il 35% dei candidati sono stati scartati proprio in relazione a ciò che è stato trovato, per esempio, sulla loro bacheca di Facebook.

Le cifre rese note dal case study di Career Builder sono:

  • Candidati che hanno postato contenuto o foto inappropriate: 53%
  • Candidati che hanno postato contenuto a proposito di uso di alcool o droghe: 44%
  • Candidati che si sono rivolti in maniera offensiva nei confronti dei loro precedenti datori di lavoro, colleghi o clienti: 35%
  • Candidati che hanno dimostrato doti comunicative molto povere: 29%
  • Candidati che hanno postato commenti discriminatori: 26%
  • Candidati che hanno mentito a proposito delle proprie qualifiche: 24%
  • Candidati che hanno condiviso informazioni confidenziali dei loro ex datori di lavoro: 20%

You make your own future” ha concluso Barack Obama nel suo discorso, un futuro con una massiccia dose di social media, che vengono presentati, grazie a DIo, come qualcosa da tenere in seria considerazione.
I social networks stanno diventando un prolungamento pubblico ed indelebile del nostro ego e della nostra persona, ed è proprio in funzione di ciò che dobbiamo averne cura, non usarli in modo stupido, e considerarli alla stregua di un curriculum o di una presentazione di noi stessi.
Per dirla alla Obama, “as if your mother is watching..”

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Capitale Digitale: una mappa per i prossimi 10 anni a Roma

by Giorgio Marandola on September 9, 2009

Capitale Digitale una mappa per i prossimi 10 anni

Idee per il futuro, domani l’evento a Roma

Domani, giovedi 10 Settembre si terrà a Roma l’evento organizzato da Telecom Italia, Wired e la Fondazione Romaeuropa

Il mondo cambia. Con l’espansione della nuova Internet e l’affermazione dei social media si creano scenari inediti, e si aprono opportunità di sviluppo e di rinnovamento per il nostro Paese.

Il 10 settembre alle 18 si terrà “Una mappa per i prossimi dieci anni“, il primo di una serie di incontri all’Opificio Telecom Italia in via dei Magazzini Generali, Roma, volti a  discutere sul tema della nuova cultura digitale, con la partecipazione di relatori provenienti da settori ed esperienze differenti (da Rolling Stones al Politecnico di Milano) per fare il punto sul cambiamento in atto. E’ un tentativo concreto di riunire ambienti e culture diverse che operano nella capitale ed esprimono già oggi, con la propria progettualità, l’ecosistema del futuro.

La comprensione del cambiamento e la disponibilità di nuove chiavi di lettura sono fondamentali per chi vuole cogliere queste opportunità ed esprimere innovazione a tutti i livelli: politico, economico, civile.

Telecom Italia, Wired e Fondazione Romaeuropa, attraverso il progetto “Capitale digitale: idee per il futuro” vogliono raccogliere la sfida dell’innovazione scegliendo Roma, centro delle decisioni e delle politiche nazionali, luogo di incontro di culture differenti e sede di prestigiose Università, per disegnare una parte di questo affascinante percorso.

Gli incontri si terranno negli spazi dell’Opificio Telecom Italia: un’architettura aperta a tutte le dimensioni sociali e culturali, sede di conferenze ed eventi pubblici di respiro internanale.

Il primo incontro: “Una mappa per i prossimi dieci anni”

L’incontro potrà essere seguito in streaming su http://capitaledigitale.webcasting.it/

Parteciperanno:

Riccardo Luna, Wired
Salvo Mizzi, Telecom Italia
Carlo Antonelli, Rolling Stone
Fabrizio Grifasi, Fondazione Roma Europa
Bruno Pellegrini, BLOG TV
Paolo Ciuccarelli, Politecnico di Milano

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Il Time vende pubblicità sui suoi profili Facebook e Twitter

by Giorgio Marandola on September 4, 2009

Time Magazine

Il Time, colosso mediatico di fama mondiale ha cominciato a vendere spazi pubblicitari sui suoi profili social, Twitter e Facebook, sfidando anche la riluttanza che ha Twitter nell’inserire pubblicità al suo interno.
Sembra voler dire: se Twitter non si sbriga a far monetizzare i profili, allora ci pensiamo da soli, delineando una strategia che sicuramente illuminerà la via nel futuro dell’advertising sui social media.

La pubblicità su Twitter

Pubblicità su Twitter

La pubblicità su Facebook

Pubblicità su Facebook

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Appunti di Corporate 2.0

by Giorgio Marandola on May 26, 2009

Corporate

C’è stato un tempo in cui un bel dominio ” dot com ” era la chiave di volta per il branding online, un must, un elemento imprescindibile ma purtroppo, unico.
Con l’evolversi dei mezzi di comunicazione persino il sito web aziendale ha avuto un lento cambiamento, all’inizio si preferivano pagine in flash, animate, quasi a simboleggiare in qualche modo, la potenza del brand, la modernità, la sua affermazione.
Poi piano piano si è aggiunta una componente comunicativa, con notizie aggiornate, ma non troppo spesso, la sezione “notizie” riportava una serie di comunicati stampa scaricabili in formato .doc o nel più gettonato formato pdf.
Una pagina austera con una manciata di link a documenti scritti, pieni di grafici, proiezioni e nettamente autoreferenziali.

I pionieri della comunicazione web hanno convinto queste aziende ad andare oltre, almeno a livello formale: la suddetta sezione ha assunto un design più innovativo, assomigliando sempre di più ad un blog. La manciata di link ha dato spazio a titoli, descrizioni e “read more”.
Anche in seguito a questo piccolo passo evolutivo c’è stata una sorta di scissione, alcuni hanno chiamato in maniera differente questo spazio del sito, definendolo addirittura blog, altri invece hanno preferito cambiare solamente l’impostazione dei contenuti mantenendo la dicitura “notizie”, “news” o più semplicemente “comunicati stampa”.

Ma con l’avvento del Web 2.0 la struttura dell’immagine di un’azienda in rete è cambiata drasticamente. Le prime aziende a sbarcare sui Social Media hanno avuto modo di attrarre a sè molti fans, sostenitori, e quindi nuovi clienti o consumatori, semplicemente attraverso una presenza capillare, costruttiva e più umana sui social media.
Sui biglietti da visita, al fianco degli Url del corporate website sono stati aggiunti profili Twitter, Linked In, gruppi Facebook.
E tutto ciò si riflette inevitabilmente sul corporate website: sono apparsi link ai servizi social utilizzati dall’azienda, inviti alla condivisione dei contenuti, possibilità di diventare dei fans e dei sostenitori del brand e non ultima, la possibilità di poter comunicare direttamente con l’azienda, di dire la propria, di partecipare. Questo la dice lunga anche sul fatto che per mettere in atto una strategia del genere (che risulta fondamentale per il successo di un brand) bisogna essere pronti a fornire un servizio o un prodotto valido, a comunicare giornalmente con i propri clienti/consumatori ed essere pronti a gestire critiche o addirittura accuse.
Un lavoro non facile per quelle aziende che si cullavano tra autoreferenzialità e metodi di comunicazione unidirezionale.

Il nuovo focus per l’azienda è coinvolgere il cliente/consumatore nel comunicare il messaggio relativo al prodotto, condividerlo, per poter così coinvolgere altre persone.
Il meccanismo è sottile, se io vedo una pubblicità in televisione relativa ad un determinato prodotto, penso all’azienda che tenta di vendermelo; mentre se vedo che il mio migliore amico, o un conoscente, o una persona di cui ho stima è, ad esempio, diventata fan del prodotto X su Facebook, sarò magiormente invogliato ad approfondire visitando la pagina del prodotto (e quindi visualizzando la pubblicità) e nella maggior parte dei casi a diventare anche io fan, ed il meccanismo si ripete.

Esempio: Il caso vitaminwater su Facebook

Vitaminwater on Facebook - the great debate

Questo è esattamente ciò che sta facendo la vitaminwater.
Prima di tutto ha provveduto ad avere un url custom anche su Facebook, che si presenta così facebook.com/vitaminwater .

Ha attuato una campagna multicanale, usando i media (web) tradizionali, ma puntando i propri banner al gruppo Facebook invece che al proprio sito. E l’invito è chiaro, THE GREAT DEBATE, il grande dibattito: la vitaminwater infatti non cerca di vendere boccette d’acqua, ma di attrarre a sè quante più persone possibili, stimolando la partecipazione, il confronto, dando all’utente/cliente/consumatore una piazza virtuale dove esprimere la propria opinione, condividerla ed in un certo senso, confrontarsi con altre persone che condividono il suo stesso interesse per la pallacanestro. Infatti il grande dibattito riguarda un confronto tra 2 stelle del basket NBA, LeBron James e Kobe Bryant.

Il principio utilizzato da vitaminwater può essere riassunto in questo termine: Call to action.

Perchè vitaminwater ha scelto proprio Facebook?

Semplicissimo, perchè il social network di Mark Zukerberg rappresenta attualmente la terra di conquista per moltissimi brand, guardandolo, sembra di vedere una sorta di secondo web, da una parte c’è internet, dall’altra c’è Facebook. Il tutto delimitato dalla frontiera della registrazione e del login, quasi un mondo parallelo.
In più, per ovvi motivi numerici, i 200 milioni di membri attivi sono un bacino di utenza fenomenale per ogni azienda, e l’interazione con il pubblico avviene praticamente a costo zero, o comunque a costi ridotti che vengono anticipatamente decisi dall’azienda stessa. La filosofia delle revenues per Facebook è quella di targetizzare le inserzioni ed usare il Pay Per Click.

Il sistema stesso di “continuo share” di informazioni su Facebook fa si che un’adesione, un voto in un sondaggio o comunque la partecipazione ad un gruppo fornisce all’utante la possibilità di aggiungere l’informazione al suo minifeed, alla sua bacheca, e quindi di condividerla con gli altri contatti. Come dicevo poco fa, questo spinge gli altri contatti a partecipare, fiduciosi di non trovarsi di fronte a spam o gruppi sospetti.

Un pò di numeri: la pagina fan di vitaminwater ha più di 350.000 fans che partecipano, chi più, chi meno, al dibattito riguardante le due star del basket, la scorsa settimana la pagina ha visto aggiungersi 36.000 fans.

Per un’occhiata più completa alle statistiche della pagina guarda QUI

Controindicazioni?

Anche queste sono facilmente intuibili.
Innanzitutto l’iniziativa di vitaminwater è connessa strettamente ad un periodo di tempo, cioè al confronto delle due squadre in cui militano i giocatori in una fase del campionato, quindi la domanda sorge spontanea… e dopo?

Ogni società che ha in mente di pianificare un’iniziativa come questa deve aver ben chiaro in mente come mantenere viva la conversazione, e in qualche modo attenta l’audience, intorno al proprio brand anche in seguito a fasi temporali limitate.
Questo è stato anche il caso di Obama durante il periodo di campagna elettorale: un uso massiccio dei social media, e tutti gli addetti ai lavori si sono chiesti in che modo il presidente degli Stati Uniti potesse utilizzarli in seguito alla sua elezione. Ed in effetti, la frequenza degli aggiornamenti, e la partecipazione del pubblico è scesa dopo l’Election Day.
Ma c’è da dire che il caso di Obama non si adatta perfettamente ad un discorso di branding come questo, infatti un’elezione di un presidente ha il vantaggio di portare una figura del genere in primo piano nel mainstream, quindi le persone che prima delle elezioni si sono avvicinate a lui tramite i social media, possono riuscire a seguire le sue attività ricorrendo al social network solo nel momento in cui ritengono di dover comunicare, ad esempio, disappunto o estrema approvazione.

Per un personaggio pubblico di spessore è più facile essere alla portata di tutti, nel bene o nel male.

Il messaggio per l’azienda che vuole (anzi che dovrebbe) proiettare il suo brand nel Web 2.0 è quello di essere lungimirante, essere attiva, alimentare la conversazione ed il buzz, essere creativa, e fornire all’utente finale, cliente o consumatore un motivo valido per interagire con l’azienda o con altri, all’ombra del brand.

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Pope To You , il Papa 2.0 sui media sociali

by Giorgio Marandola on May 22, 2009

Pope To You

Pensavamo di averle viste tutte sul Web 2.0 ma l’ultima “stranezza” ci arriva direttamente dal Vaticano, ed in particolare dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.
E’ stato lanciato infatti Pope To You, il portale ufficiale delle pubbliche relazioni digitali del Papa, con tanto di applicazione Facebook, applicazione per iPhone e canale YouTube.

Circa un anno fa, Ottobre 2008, era stato il cardinale Crescenzio Sepe ad aprire questa porta, ancora inviolata dal Vaticano, affermando:

“Bisogna andare laddove c’è la gente, e se la gente è su Facebook andiamo pure là.”

Recentemente mi era giunta la notizia da Michele Ficara Manganelli, via Facebook, dell’account Twitter ufficiale del Vaticano, evento questo che lo stesso Michele commenta in questo modo in una nota:

“Avere la Citta’ del Vaticano tra i propri follower su Twitter non succede (proprio) tutti i giorni e credo che dopo Obama, questo è un nuovo segnale forte che non si può certo ignorare.

Vedo inoltre che tra i followed della Città del Vaticano sono in compagnia di altri ottimi blogger ed amici, segno che l’operazione è decisamente importante.”

Eh si, credo proprio che Barack Obama abbia lasciato il segno, o meglio, sia stato un portavoce importantissimo della validità dei social media in ambito comunicativo e marketing.
Il messaggio era già chiaro a molti, agli addetti ai lavori, ai bloggers ed anche a quei pochi “semplici curiosi”, ma notare che l’innovazione coinvolge anche “alte sfere” come il Vaticano sia un importante testimonianza sulla validità del Web 2.0 .

Il Monsignore Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali (Pccs), ha annunciato la creazione di Pope To You in relazione alla 43° Giornata Mondiale delle Comunicazioni (24 Maggio 2009) in questo modo:

“…un portale preparato per la 43ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali e rivolto ai giovani”

Proseguendo Mons. Celli aggiunge che:

“…Pope to you è il primo tentativo valido di un sito che cerca di avere un dialogo propositivo con i giovani sulla linea di quanto indicato dal Papa nel messaggio per la Giornata mondiale’, ossia ‘promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia’.

Il Monsignore si sbilancia pure sul futuro del portale, quasi a livello di scalabilità e business delle anime, affermando che “al momento non c’è in programma una stabilità. Bisogna vedere quale sarà la risposta dei giovani”.

Vedremo quale sarà il futuro Web 2.0 che attende il Vaticano.

Update: Il Vaticano mi segue su Twitter

Il Vaticano su Twitter

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Il Web2.0 e l’impresa

by Giorgio Marandola on June 2, 2008

Web2.0 e Web 3.0

Finalmente si incomincia a parlare di come i grandi dovranno imparare a fare i piccoli! Le imprese guardano in maniera sempre più entusiastica alla Y Gen, la Generazione Y, anche definita come Millennials (generazione che abbraccia i nati dal 1983 al 1997, ma c’è chi tende a spostare la data di origine al 1980) i figli dei Baby Boomers, quelli definiti come Generazione X, che hanno lasciato il posto a questo esercito di cyber addicted che si muovono con agilità e senza problemi tra i social media attualmente in voga sul web.

Lo sviluppo di questa generazione e il rapido espandersi dei social media stanno modificando il modo in cui l’impresa fa affari, e si stanno (finalmente) sviluppando figure professionali ad hoc che si affiancheranno ai SEO e ai web designers con il compito di spiegare ed illustrare il modo di fare business attraverso il web2.0.
Recentemente il Business Week ha aggiornato uno studio prodotto nel 2005 intitolato “Beyond Blogs” (trad. oltre i blog) aggiungendo che oggi il titolo sarebbe “I social media cambieranno il tuo modo di fare business”. I trends sono davanti agli occhi di tutti, e i social media stanno coinvolgendo sempre più persone sia professionalmente sia per semplice piacere.

L’unico “problema” che sta facendo tentennare le imprese è la mancanza di controllo dall’alto, caratteristica fondamentale del web2.0, ma già ora, mentre questo post sta vedendo la luce, i Millennials stanno entrando a far parte della forza lavoro e le attività di Media Consulting sociale ha ricevuto una spinta verso l’alto e stanno uscendo anche libri che trattano in maniera monografica questo aspetto del nuovo web.

Secondo recenti studi il 42% delle imprese sta usando le tecnologie del web2.0 come Ajax, Flash, Flex ecc.. Anche un 32% delle P.M.I. (piccole e medie imprese) stanno seguendo la stessa strada. Il “trucco” è quello di utilizzare la giusta combinazione di strumenti 2.0, come rss, desktop widgets e via dicendo.
Per quanto riguarda la pubblicità il fenomeno Netvibes è significativo: per l’utente è tutto gratuito, sono le imprese che si accalcano e non fanno passare giorno senza partorire l’ennesimo widget per la tua pagina di Netvibes. E Tariq Krim ringrazia, tanto che recentemente ha smesso le vesti esecutive di Netvibes, rimanendo in carica solo come “former” e non “executive” per dedicarsi ad un altro progetto.

In particolare l’aspetto “comunitario” del web2.0, lo share, la condivisione, sono aspetti che vengono visti dalle imprese come dei modi più semplici per raggiungere, e in qualche modo fidelizzare, i clienti e incrementare il proprio brand awareness

In ultima analisi, le imprese, ignorando lo sviluppo delle applicazioni e dei media 2.0 potranno solo perdere, anche perchè, prendendo in esame la singola impresa il messaggio potrebbe essere: “Sbrigati! La concorrenza lo ha già fatto!”

Video credits Read Write Web

interazioni web2.0 tra utenti

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