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censura

Internet sotto attacco, la censura in Italia, altro che amore!

by Giorgio Marandola on January 15, 2010

La censura della rete

Il solito Governo, dei soliti noti (noti specialmente alla magistratura) parlando di amore, di libertà e di demagogie varie ed eventuali ha partorito l’ennessimo provvedimento censura nei confronti della rete libera e democratica. [click to continue...]

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YouPorn è fuori dai risultati delle ricerche su Google.de

by Giorgio Marandola on May 13, 2009

You Porn - porn video sharing

E non si tratta di un’ omissione causata dal filtro Safe Search, ma da una rimozione espressamente richiesta e messa in atto.
Infatti se si cerca You Porn su Google.de, alla fine della prima pagina dei risultati appare il seguente messaggio:

In risposta ad una richiesta legale inviata a Google, abbiamo rimosso 9 risultati da questa pagina. Se lo desideri, puoi ottenere ulteriori informazioni sulla richiesta a ChillingEffects.org cliccando QUI

La nota di Chilling Effects riporta questa dicitura:

A URL that otherwise would have appeared in response to your search, was not displayed because that URL was reported as illegal by a German regulatory body.

Quindi YouPorn in Germania viene considerato illegale… Ma come mai? Se così fosse non sarebbe dovuto sparire anche da Google.it o da Google.com?
Il dubbio rimane, a maggior ragione se si considera che YouPorn è tranquillamente accessibile dalla Germania, ad esempio, digitando l’url direttamente nel browser. Se fosse stato giudicato illegale gli internauti tedeschi avrebbero dovuto trovare una pagina che oscura il sito vietandone l’accesso in base a qualche legge.
Il provvedimento di Google.de quindi sembra essere privo di fondamenti giuridici formali, o forse lo è l’argomentazione proposta da Chilling Effects.
Ancor più se consideriamo che altri siti decisamente sulla stessa lunghezza d’onda di YouPorn, come Stumble Porn, lo StumbleUpon del porno 2.0, sono tranquillamente indicizzati da Google.de .
Il provvedimento in questione è riportato anche alla voce Youporn su Wikipedia.

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Dare voce a chi non ha voce: il progetto Global Voices

by Giorgio Marandola on June 30, 2008

Global Voices Logo

Questa l’idea ispiratrice di Global Voices, il progetto di informazione partecipativa globale lanciato nel 2004, e che ha visto il suo summit a Budapest il 27 e 28 giugno scorsi.
L’ iniziativa prima risale a un convegno internazionale di blogger svoltosi a fine 2004 presso il Berkman Center (Harvard). Da allora, il progetto è cresciuto fino a divenire del tutto indipendente e oggi opera come ente no-profit, così come è accaduto per altre iniziative quali Creative Commons, Center for Citizen Media o OpenNet Initiative.

Il giornalismo partecipativo è una realtà che, con lo sviluppo del web2.0, si sta affermando in maniera sempre più massiccia e ineludibile. Sempre più fonti si aggiungono al coro di voci che si alza dalla rete fino a raggiungere le multinazionali e i “luoghi di potere”. Lo stesso David Sifry, fondatore di Technorati nel suo ultimo report annuale ha sottolineato come alcuni blog stiano insidiando la popolarità dei tradizionali canali dell’informazione. Guardando a casa nostra, l’acquisizione del 30% del network Blogosfere da parte del Sole 24 Ore ne è la dimostrazione.

La vocazione di Global Voices è quella di dare spazio a quelle fonti che normalmente non riescono a finire nelle penne dei giornalisti delle testate più famose. Per questo ci si affida alla volontà di milioni di scrittori, che con un pc e una connessione ad internet hanno il potere di dare voce anche al paese più remoto.
I gravi fatti accaduti in Birmania sono solo l’ultimo importante esempio. Senza il coraggio dei dissidenti che tramite la rete sono riusciti ad eludere la muraglia fisica e digitale costruita dal regime di Rangoon, probabilmente non avremmo potuto conoscere in tempo il coraggio dei monaci buddisti, o la scelleratezza dell’esercito del regime.

«Al momento – afferma Bernardo Parrella, il responsabile della localizzazione italiana del progetto che è stato presentata proprio al summit di Budapest - Global Voices conta circa 40.000 post e 30.000 commenti, suddivisi in 347 categorie che spaziano dalle diverse regioni e nazioni a temi quali razzismo, arte e cultura, religione, agricoltura. Per ora si fanno traduzioni in 14 lingue (15 con l’edizione italiana in arrivo), mentre gli autori dai vari Paesi sono circa un centinaio, oltre 150 contando anche i traduttori puri, dove la più attiva è la la comunità spagnola, con oltre 1.600 post tradotti».

La localizzazione italiana, già in rodaggio da alcune settimane, si avvale per ora di una decina di volontari, tra cui traduttori professionisti ed esperti di nuovi media. L’inizio è incoraggiante ma non sufficiente per replicare il successo americano.
L’intenzione, infatti, è quella di fare tesoro dell’esperienza maturata con le altre versioni, e tentare di vincere la sfida che Global Voices si impone di vincere: dare voce a chi non ha voce.

Global Voices Summit Budapest

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