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Obama on Facebook

Che abbia stracciato McCain è sotto gli occhi di tutti, ed in parte è dovuto anche all’utilizzo massiccio dei social media comunemente noti sul web, come Twitter, Linked In, Facebook, e via dicendo.

Molti esperti di marketing hanno già etichettato questo aspetto della sua campagna come un vero e proprio “blueprint” per le future campagne, presidenziali e non.
In Italia si hanno i primi approcci a questo tipo di campagna, la nascita di YouDem ad opera del Partito Democratico ne è la dimostrazione.
Guardando a Barack Obama, il suo nome, la sua immagine è divenuto un vero e proprio brand, un marchio, promosso dai mille volontari come se fosse un prodotto: hanno costruito un’immagine comune, social, molto vicina alla gente. Per noi addetti ai lavori non è stato difficile notare questo tipo di campagna fin dai primordi, ma la gente comune che non ha tutta questa dimestichezza con il brand awareness e la promozione tramite social media ha giudicato il proprio contatto social con Barack Obama come qualcosa di inaspettato, innovativo ed anche vicino alle proprie necessità e rivendicazioni.

Scott Goodson, fondatore dell’ agenzia Strawberry Frog, definendo la campagna di Obama, dice: “Non è un brand nel senso tradizionale, è un movimento culturale.” Che possiamo benissimo definire ” Politica 2.0 “.

La campagna di Obama, coordinata dallo chief strategist David Axelrod, dal manager David Plouffe, con l’aiuto del new media director Joe Rospars e del co-founder di Facebook Chris Hughes, ha colpito el segno, ottenendo tutti i risultati che si era prefissata in fase di pianificazione.
Rei Inamoto, CD di AKQA, in proposito, ha dichiarato: “La campagna di Obama, sia on line sia off line, è stata impressionante, non solo è la campagna più integrata (a livello on e off line) che io abbia mai visto, ma è anche la più professionale, capace di abbracciare tutti i media. “

Obama on Twitter

Tutti gli apparati mediatici 2.0 di Obama, hanno fatto capo (ovviamente) al suo sito ufficiale, BarackObama.com che offre un completo “digital toolbox” per tutti i navigatori del web che vogliono prendere parte alla diffusione del suo messaggio, da vero Media Guru.
Quindi i visitatori del sito sono invogliati a prendere parte all’iniziativa, sono spronati ad ascoltare il messaggio e diffonderlo, a prendere parte al passaparola, il buzz, il word of mouth, che ha fatto le fortune di molti servizi del web 2.0 nati in un garage o una soffitta.

In più anche l’aspetto più social di tutti è stato usato ed ha datto i suoi frutti, il social networking puro: ne è l’esempio my.barackobama.com, che permette agli iscritti di entrare in contatto tra loro, usare semplicissimi widgets, confrontarsi, creare eventi, raccogliere fondi e rispondere direttamente ai media.

Obama on Myspace

Ora che futuro ha l’apparato web2.0 messo su da Obama?

Una buona soluzione sarebbe rendere i social media parte integrante della sua strategia politica, in modo da avere una sorta di “team di consiglieri” , ma, attenzione, anche di giudici a portata di click. Che poi sarebbero pronti a riappoggiare Obama alle prossime elezioni. Ma questo comporterebbe per i volontari un lavoro estenuante e duraturo nel tempo. Il gioco vale la candela? Secondo me si.


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